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Velocissimi danzavano nella stanza deserta. Come proiettili tagliavano il vuoto, il suono inconfondibile delle urla spezzate rompeva l’agghiacciante silenzio. Solo vecchi cumuli di nebbia riempivano le pareti. Tra il disordine c’era lei, tanto piccola quanto insignificante. Tutto appariva più grande e vivace ai suoi occhi, velati dall’indifferenza che cominciava a farsi strada nel minuscolo petto. La stanza sembrava splendere di un giallo diverso, quasi avesse assunto le sembianze di un altro colore. Un pizzico di malinconia le sfiorò i capelli. Mai così tanta potenza era stata percepita da tale creatura. Dalla finestra proveniva un’insistente rumore, ricco di giudizio e privo di compassione. Il vento aveva ricominciato a danzare. L’esile fanciulla non era più sola. Ma il cuore, che ormai sconsolato aveva rapito la mente, non si sentiva diverso. Le venti trasparenti anime di ghiaccio che avevano riempito la stanza non bastavano a colmare lo spazio che tra le viscere si era insediato. Infiniti raggi di colore trasparivano dalle bellissime sculture, ma su essa rimbalzavano. I proiettili continuavano a strappare la sottilissima tela creata per riempire la stanza non più tanto vuota. Più vive e accese erano le pareti. Ma il silenzio, che echeggiava indisturbato nella camera ormai colma, fu presto colpito. Lo attraversò una sola pallottola d’acciaio, che portò con se anche le urla disperate della piccola ragazza che da offrire, al mondo, aveva solo il malandato cuore.