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Nota dell'autrice.
Questa specie di racconto, che ci tengo molto a proporre, è ispirato ad una storia realmente accaduta, occorsa tra il 24 ed il 25 maggio 1991, ed è dedicata a tutti coloro che, in quei giorni folli, donarono la vita per salvare delle vite.
SALOMONE II
Ispirato ad una storia vera
Il campanello di casa suonò alle 21.30. Stavo leggendo per preparare le lezioni per le mie classi del giorno successivo, oltretutto sarei dovuta essere a scuola presto l’indomani. Sarà la vicina che ha di nuovo finito le uova, pensai. Mi alzai dal letto, Leah non era tornata a casa ma non mi preoccupai, col lavoro che faceva poteva capitare che dormisse fuori anche un paio di giorni. Ad un certo punto inciampai nelle sue scarpe. Che disordinata che era. Chiesi “chi è?” e ricevetti una risposta che non mi aspettavo:
“Sono il Caporale Aronson, ho un messaggio per lei da parte di Leah Mordecai.”
Aprì la porta in fretta, “Che è successo? Qual è il messaggio?”
“No, non c’è tempo deve vestirsi e scendere il più rapidamente possibile.”
Mi preoccupai. Sapevo che faceva turni assurdi al servizio segreto militare, ma una cosa del genere non me la sarei mai aspettata.
Mi vestì in fretta e furia con jeans, un paio di scarpe da tennis Adidas e trascurai di cambiare la anonima maglietta bianca con la quale avevo pure cenato poco prima. Chiusa la porta di casa nostra misi il mio mazzo di chiavi in tasca e infilammo le scale a passo veloce.
Spalancai il portone di ingresso, il caporale si avviò verso l’auto con le insegne militari: “Caporale, che succede?”
“non c’è tempo salga, le spiegherò in viaggio”
Non avevo ancora allacciato la cintura che il caporale partì sgommando in direzione Ovest, verso la periferia di Tel Aviv.
“Siamo in allarme” spiegò il caporale, “è in corso una mobilitazione importante in una delle nostre basi; il mio compito è portarla all’aeroporto di Beer Sheva il più rapidamente possibile dove si parlerà con il comandante Mordecai”
“Intende il Tenente Generale dell’Aereonautica Mordecai?”
“No, non il generale, il comandante Leah Mordecai, la sua compagna.”
Non ebbi nemmeno il tempo di dire –accidentaccio- che il caporale poco più che 25enne mi dimostrò che faceva invidia ad un pilota da corsa, affrontava le curve alla massima velocità possibile facendo stridere le gomme e sballottandomi a destra e a sinistra come un pupazzo.
“Ma che succede, c’è un attacco in corso? E’ un attentato terroristico? Leah sta bene?”
“Si il comandante sta bene, e non è un attacco; non chieda altro non posso dirle nulla.”
“Lei lavora nel servizio segreto? Con Leah?”
“Si, lavoro nel suo ufficio, è il mio superiore diretto”
Quindi la situazione era questa: c’era un allarme generale ma non eravamo sotto attacco; Leah mi aveva voluto convocare a tarda sera richiedendo la mia presenza in un aeroporto militare a 10 chilometri da casa nostra. Perché?
“Ci siamo” disse il caporale, davanti ad un cancello con due nervose guardie armate. Mostrò un lasciapassare ed entrò, si diresse ad una specie di palazzina che doveva essere il centro di comando della base. In lontananza notai che la base era illuminata a giorno, in piena attività, mezzi e uomini correvano a destra e a manca e diversi aerei da trasporto rumoreggiavano nei piazzali degli aeromobili con i motori accesi.
Il Caporale mi fece strada, due piani più in alto verso una stanza con 4 ufficiali dell’aeronautica chini su una carta geografica, pacchi di fotografie, ed altri documenti.
Un ufficiale mi accolse con un saluto informale “Buonasera, lei è il Capitano di Corvetta Castellano?”
“Non sono più in servizio attivo da un paio di anni, però sono io, sono Julie Castellano”
“Sono il Capitano Ben Jacob. Venga con me”
Lo seguì in un ufficio adiacente, dove prese il telefono e compose un numero. Parlò in Ebraico, non ero ancora bilingue ma capì gran parte della conversazione: annunciava a qualcuno che ero sul posto. Mi passò il telefono:
“Julie, sono io”
“Leah, che succede? Perché questa base è in allarme? Dove sei?”
“Julie, sto bene ma abbiamo un problema. Mi serve la tua esperienza. Il Capitano ben Jacob di fianco a te ti aggiornerà; fammi richiamare quando hai finito e parleremo.”
“Leah, mi sono congedata dal servizio attivo 2 anni fa lo sai bene, a che ti servo in una base militare?”
“Mi serve la tua esperienza nel pensare in modo non convenzionale e mi serve subito: sei nominata consulente dell’operazione aerea “Salomone 2” per decreto del Primo Ministro d’Israele, che lo ha firmato d’urgenza alle 20.00 di questa sera. A dopo.” E chiuse la comunicazione.
Mi rivolsi spaesata al mio ospite “Ok, sono tutta sua, che posso fare per lei?”
“Torniamo in sala comando, le spiegherò.”
“Questa è una mappa dell’Africa centro-orientale, e qui c’è l’Etiopia. Il servizio segreto ci ha avvisato che il Presidente Mengistu Halle è sotto assedio nel suo palazzo da circa 12 ore; l’esercito che lo sostiene si è asserragliato a difesa ma le forze militari filo eritree che lo attaccano sono preponderanti. Stimiamo che soccomberà entro qualche giorno al massimo e qui entriamo in scena noi. C’è una piccola comunità Ebraica in Etiopia, li chiamiamo Beta Israel. Se le forze eritree si impadroniranno del paese cominceranno i massacri, e gli ebrei finiranno al muro per primi.”
-Ecco il problema – pensai, - è un’estrazione rapida di personale non militare in zona critica. Si ma io che cosa c’entro? -
“e per quale motivo sono qui, Capitano, a che vi servo?”
“Lei conosce il colonnello delle forze aeree egiziane, Muhammar Al Amadi, è esatto?”
“Si, lo conosco; l’ho incontrato diverse volte, gli abbiamo mostrato un po' del nostro materiale militare quando una delegazione commerciale è venuta un paio di giorni nella mia base di San Diego. Che volete dal Colonnello Al Amadi?”
“Ci serve un passaggio libero nello spazio aereo Egiziano, 6 aerei da trasporto Hercules C130 voleranno in Etiopia ed atterreranno nella zona del lago di Shala. Imbarcheremo i profughi e decolleranno verso Israele. Saranno al limite dell’autonomia ma ...”
“Voi siete scemi...” interruppi, ma venni rimproverata aspramente.
“Capitano, non le permetto questo linguaggio! Lei qui è un’ospite.”
“Col cavolo, io sono una consulente delle operazioni aeree non una turista di passaggio, e voi siete scemi, per davvero.”
“Prima di tutto l’Egitto ha già negato il transito nel suo spazio aereo, altrimenti non chiedereste l’aiuto sottobanco del colonnello Amadi. Potreste anche riuscire a corromperlo, dopodichè correrà dai suoi amici Sudanesi ad informarli che un convoglio aereo Israeliano attraverserà l’Egitto diretto in Sudan con tanto di orario e piano di volo dettagliato.
Punto secondo: dovreste volare al di sopra della copertura radar in Egitto, il che vuol dire che sarete avvistati da tutte le aereonautiche militari confinanti e diventerete un bel bersaglio ideale per la meno stabile tra le più sanguinarie dittature arabe.
Terzo ed ultimo, non uscirete mai dall’Etiopia, anche se non vi vedessero arrivare mezzo mondo saprà che vi trovate lì non appena toccherete terra e se un solo caccia venisse a cercarvi non fareste molta strada. Voi state pensando di usare gli Hercules, ma essendo il tragitto ai limiti dell’autonomia cercate una rotta diretta che purtroppo attraversa paesi altamente ostili: è folle.” Conclusi. “Si possono trasferire i profughi via terra?”
“Niente da fare” rispose Ben Jacob, “c’è una bella strada che transita a pochi chilometri ma non abbiamo mezzi su gomma sul posto, anche se li stiamo cercando, ecco qui le foto della zona. Poi ci vorrebbe troppo tempo e inoltre l’unica strada percorribile sarebbe verso il Kenya in quale non autorizza il transito di profughi. L’unica soluzione è toglierli da lì con un ponte aereo.”
“Che aerei abbiamo disponibili?” Chiesi.
“solo i C130, sono gli unici con l’autonomia necessaria”
“possiamo prenderci due C5/A Galaxy Americani?”
“No, E’ escluso. Anche se gli Stati Uniti autorizzassero ci vorrebbero 24 ore per trasferirli qui.” Rispose Ben Jacob.
Guardai la cartina generale pensierosa, ma la carta più a grande scala aveva un interessante dettaglio della zona dei villaggi, e le foto erano ancora più interessanti; i pianificatori israeliani avevano pensavano ad una rotta diretta per la limitazione di autonomia dettata dai mezzi a disposizione, ma si sbagliavano…
“I vostri Hercules non si possono rifornire in volo, e ci serve una rotta molto più lunga per ingannare le difese nemiche, atterrare ed andarcene da lì senza essere notati, ma al prezzo di lasciare gli aerei a secco. Quindi dobbiamo trovare il modo di rifornirli a terra”
“Si spieghi meglio.”
“useremo la rotta che esce da Eilat e prosegue a sud sul mar rosso, ci confonderemo con il normale traffico commerciale alle alte quote fino al golfo di Aden, dopodichè ci abbasseremo, cambieremo rotta e voleremo al di sotto della copertura radar verso la Somalia, i rilievi montuosi ci aiuteranno per la maggior parte del viaggio. Attraversata la Somalia entreremo in Etiopia da questo punto qui, e voleremo verso gli obiettivi. Atterreremo non nella pista che ha scelto lei, ma qui, su questa strada. Come vede dalla mappa è a pochi km a piedi, gli abitanti dei villaggi da evacuare dovrebbero farcela in 2 ore; ed è abbastanza grande da permettere l’atterraggio dei trasporti”
“vuole trasferire 2500 persone a piedi in zona calda? E’ lei la pazza. E poi gli aerei atterreranno con i serbatori vuoti, non andranno da nessuna parte una volta atterrati”
“E’ per questo che ci porteremo dietro una delle aerocisterne dell’aereonautica, con le giuste attrezzature riusciremo a rifornire 2 Hercules alla volta, 90 minuti di sosta e 10 per atterrare e ripartire, compreso l’imbarco di tutti.”
Il Capitano Ben Jacob non obiettò altro, e si prese del tempo per valutare la proposta. Dopo un paio di domande sulla rotta in uscita da Israele verso il mar rosso si convinse e fece un paio di telefonate per farsi autorizzare.
Alla fine di una telefonata disse: “C’è un problema, il comando logistico non ci dà l’aerocisterna, la strada sulla quale dovrebbe atterrare è stata esclusa, e non vogliono correre un rischio simile piuttosto vogliono una pista nota nelle vicinanze.”
“li richiami, gli chieda solo l’aereo, all’equipaggio ci penseremo noi.”
“Noi, chi?”
“io, lo piloterò io.”
Ben Jacob fece un cenno di assenso e richiamò ottenendo l’aereo che ci serviva.
Ora veniva la parte difficile, comunicare a Leah che andavo in Etiopia con una gigantesca aerocisterna per atterrare su un nastro di asfalto qualsiasi in mezzo al nulla, per rifornire un blitz aereo.
Ben Jacob mi passo la telefonata con Leah: “Ciao, parla Julie.”
“hai risolto il problema?” Chiese Leah.
“Si, useremo le rotte commerciali sul mar rosso come schermatura, ci confonderemo con il normale traffico commerciale, poi entreremo in Etiopia, dal golfo di Aden scivolando sotto la copertura radar e andremo a prendere i civili.”
“Geniale! Non ci era nemmeno passato per la mente di confonderci con il normale traffico commerciale. E basterà il carburante?”
“No, dovremo rifornire sul posto portandoci dietro una aereocisterna”
“Per Giove, che casino. E pensi che ce la faremo?”
Mi presi qualche istante per riflettere, mentre guardavo fuori da una finestra l’aeroporto militare in piena attività e illuminato a giorno. “Si, ce la faremo; però non ti ho detto un particolare: l’aerocisterna la piloterò io.”
“Sei impazzita? E’ 2 anni che piloti solo biciclette per andare a scuola. Non se ne parla, toglitelo dalla testa.”
“Ci danno l’aereo, ma senza piloti, o si fa come dico io o quella gente resta lì a morire. Cosa preferisci?”
“Dannazione, Julie. E’ una pazzia, qui le cose stanno precipitando. L’esercito ribelle si sta muovendo, è stato segnalato a meno di 100km dai villaggi da evacuare”
“Sei in Etiopia? E quando pensavi di dirmelo, brutta incosciente?”
“Non volevo farti preoccupare”
“Non ci sei riuscita; tieni duro, stiamo venendo a prendervi”
“Va bene. Ti aspetterò. Ti Amo Julie.”
“Ma questa non è una linea militare riservata?”
“Chi se ne frega.”
“Ti amo anch’io. Ci vediamo fra una decina di ore. A presto Leah.”
I preparativi per allestire gli Hercules che andavano in missione procedevano spediti, erano stati svuotati completamente da meccanici fin troppo entusiasti di smontare gli interni dei cargo per fare spazio, specie dopo che gli era stato detto che avrebbero salvato centinaia di vite. Ci fu il briefing dei piloti, ai quali mi unì anche io.
Uno degli ufficiali di collegamento aveva studiato con cura il piano di volo che avevo suggerito e ci illustrava con perizia il traffico commerciale con orari e rotte, potevamo nasconderci per migliaia di miglia senza essere individuati. Le cose promettevano bene.
Il Comandante Ben Jacob mi condusse fuori dalla sala riunioni, requisì un’auto di servizio e mi portò in un altro aeroporto, un KC10 da rifornimento mi aspettava a margine della pista di decollo principale, con i 4 propulsori già accesi e pronto a partire.
Scesi dalla macchina e feci per salutare il mio accompagnatore ma quello disse: “io vengo con lei” lanciando le chiavi dell’auto sul sedile.
“E’ pericoloso e posso farcela da sola, rimanga qui.”
“non può, non pilota da 2 anni, ricorda?”
“E’ vero ma...”
“si fa tardi, vuole stare qui a discutere o decollare?”
“E va bene” risposi sorridendo.
“A proposito mi chiamo Avi.”
“io Julie; allaccia le cinture Avi, ci aspetta un lungo viaggio.”
familiarizzai velocemente con l’abitacolo e terminati i controlli della check list parlai dal microfono incorporato nelle cuffie.
“Avi, qual è la nostra designazione?”
“Texaco 1” rispose.
“Torre di controllo di Ekron, qui è Texaco 1. Richiesta di autorizzazione a rullaggio su pista 31 destra da APRON 11.”
“Texaco 1, Rullaggio autorizzato, fermate sul treshold e richiamate.”
Spinsi avanti lentamente le manette del gas, era sufficientemente agile. Mi allineai con la pista di decollo principale e richiamai.
“Torre di controllo Ekron, qui è Texaco 1. Siamo sul treshold: richiesta autorizzazione al decollo.”
“Texaco 1, decollo autorizzato. Salite a 4.000 piedi e virate a destra per 285, mantenete velocità 200.”
“Torre di controllo Ekron, qui è Texaco 1. Autorizzati al decollo” ripetei le informazioni di decollo e conclusi la comunicazione: “Grazie, buona notte.”
“Texaco 1, buon viaggio e buona fortuna.”
“Partiamo Avi.”
Spinsi avanti le manette del gas, prima a 70%, poi al 100%. Il peso al decollo era notevole ma la spinta dei 4 motori mi porto oltre i 170 nodi rapidamente e potei tirare la cloche prendendo quota.
Il comando centrale ci mise in rotta di intercettazione verso gli Hercules già in volo e ci inserì nel corridoio aereo commerciale in uscita da Eilat; ci mettemmo in formazione distanziati di 11 miglia ciascuno intervallati da aerei commerciali assortiti. Noi eravamo dietro un 747 heavy diretto a Doha e probabilmente sembravamo un normale aereo di linea.
Ci vollero 4 ore per arrivare sopra il golfo di Aden, virammo tutti verso il mare aperto per altre 2 ore per sottrarci alle coperture radar di terra, ci abbassammo a 1000 piedi e virammo di 180 gradi per attraversare la costa al margine sud est della penisola Eritrea sul golfo.
Seguimmo la rotta stabilita per 4 ore evitando il più possibile città e villaggi fino al confine Etiope. Arrivammo all’altopiano di WidhWidh e lo costeggiammo per un lungo tratto prima di virare verso l’obiettivo. Oramai eravamo ad una mezz’ora di volo.
Superammo un rilievo montuoso e ci trovammo nella grande vallata dei laghi, nel centro del paese, nel giro di altri 10 minuti arrivammo in vista del punto di riunione e ci preparammo all’atterraggio.
Zebra 1 e 2 atterrarono per secondi in una nuvola di polvere, noi con la aereocisterna per primi e non fu facile. Senza segnali a terra atterrai a vista ma almeno era mattina e si vedeva benissimo. La strada era larga a sufficienza per il carrello come avevo previsto, ma non era proprio nuova di pacca e le buche ci fecero sobbalzare un po'. Comunque andò bene, posizionai l’aereo a margine della strada esposto di coda per favorire il rifornimento. Non c’era traccia di attività ostile ed i civili erano sul posto come concordato. Zebra 1 e 2 arrivarono alle nostre spalle e si fermarono per rifornire mentre i profughi cominciavano a muoversi verso di noi. Ci slacciammo le cinture ed entrammo nel vano di carico per collegare le manichette da 200 metri per rifornire gli Hercules. Quattro addetti scesero dai trasporti appena atterrati e ci aiutarono a srotolare le manichette, ed al segnale Avi avviò il flusso di carburante dal pannello generale del rifornimento. Il mio compito era quasi finito, scesi dall’aereo e corsi verso la massa di civili, a cercare Leah.
Feci una corsa verso quella gente quando finalmente la trovai, portava un bambino in braccio ed uno per mano. La raggiunsi con due falcate e la abbracciai;
“Julie! Che bello vederti, dammi una mano. Il viaggio è andato bene?” Chiese Leah.
“Si tutto bene, atterraggio morbido”
“quindi sai ancora pilotare un aereo?” chiese ridendo.
“che sfacciata!” Risposi sorridendo.
Accompagnai la famigliola fino alla rampa di carico di Zebra 1, e aspettammo il completamento dell’imbarco.
“dove sono gli altri aerei da trasporto?” Chiese Leah.
“In aria, aspettano di atterrare.” Risposi.
“Si possono spostare verso nord per tenere d’occhio una ventina di chilometri di strada?”
“Si, posso spostare zebra 6 ma non per molto, è a corto di carburante.” Risposi.
“Fallo muovere, abbiamo notizie di milizie armate in avvicinamento.”
“che distanza?”
“Non lo so, la notizia è di 3 ore fa.” Disse Leah con preoccupazione.
“Vado. Tu imbarca tutti quelli che puoi, ma al segnale di rifornimento eseguito fai chiudere il portello e falli ripartire, gli aerei a terra sono senza alcuna protezione.”
“Ho capito. A dopo.” Disse Leah.
Corsi via per diramare gli ordini, Zebra 6 si sarebbe spostato a nord per tenere d’occhio una porzione di territorio alle nostre spalle, avrebbe fatto da vedetta per noi finché sarebbe stato possibile. Salì dall’accesso laterale sul mio aereo.
“Avi, come vanno le cose?”
“bene, ho quasi finito di rifornire Zebra 1 e 2. Posso staccarli fra 4 minuti circa. Come va l’imbarco?”
“saranno pronti a partire a fine rifornimento; Avi, ai prossimi rifornisci solo il minimo indispensabile, potrebbero esserci guai in arrivo.”
Andai in cabina e chiamai via radio,
“Zebra 6 da Texaco 1; spostatevi a nord e tenete d’occhio la strada, potrebbero esserci ostili in arrivo.”
Aspettata le conferma via radio, corsi di nuovo fuori, Zebra 1 e 2 stavano andando via e vedevo Zebra 3 che già allineato per la discesa si apprestava all’atterraggio. Bene, stava andando tutto liscio.
Iniziammo subito il rifornimento dei due aerei da trasporto 3 e 4 appena atterrati e corsi di nuovo verso Leah.
“come vanno le cose?” Chiesi.
“Bene, stiamo imbarcando tutti come previsto. Quanto tempo è passato?”
“abbiamo rifornito Zebra 1 e Zebra 2 in 33 minuti ed ora sono sulla strada di casa, siamo in lieve ritardo sul programma ma nulla di preoccupante.”
“Ok, sbrighiamoci”
Anche Zebra 3 e 4 imbarcarono regolarmente e mentre rifornivano vidi Avi in lontananza che si sbracciava per attirare la mia attenzione e corsi di nuovo verso di lui.
“Eccomi, che succede?”
“Messaggio in arrivo dal comando, convoglio di miliziani armati diretto verso di noi, tempo di arrivo stimato: 35 minuti.”
“Accidenti, non ci voleva. Richiama Zebra 6 e fallo atterrare. Adesso.”
“Zebra 3 ha finito e gli ho dato il via libera, il 4 ha quasi finito ed il 5 sta rifornendo, manca poco.” Mi rispose.
“Avi, appena puoi, stacca il rifornimento e togli dalla pista quei due, dobbiamo sbrigarci o saremo nei guai molto presto.”
Corsi di nuovo da Leah.
“Leah, ci sono guai in arrivo, il comando aereo israeliano ha segnalato un convoglio di miliziani in arrivo a circa 35 minuti. Il tempo stringe.”
“Li avranno visti dalle immagini satellitari?”
“Forse, non lo so. Spostiamo gli ultimi due gruppi di persone laggiù, ho detto a Zebra 6 di scendere, inizieremo l’imbarco al più presto.”
“Julie, dobbiamo farcela, dobbiamo portare via tutti.”
“Lo so non ti preoccupare, qualcosa ci inventeremo”
Zebra 6 riferì la posizione dei miliziani in arrivo, calcolai che eravamo al limite delle possibilità ma speravo ancora farcela.
Ormai mancava poco e passavo dal pannello di controllo di Avi per verificare l’imbarco di carburante al binocolo per controllare la strada, quando vidi sollevarsi una nube di polvere.
“Avi, arrivano. Preparati a staccare le manichette.”
“mi serve più tempo, Julie.”
“Quanto tempo?”
“circa 6 minuti per completare il rifornimento per far decollare Zebra 6.”
“Maledizione. Potremmo non averli. Togliti, qui finisco io; tu aiuta a staccare le manichette a fine rifornimento.”
“Vado, ma raggiungici al più presto.”
Ero seduta al pannello di controllo e mancavano solo le ultime mille libre di carburante da imbarcare, quando sentì un’esplosione. Uscì dal portello appena in tempo a vedere la nube di polvere provocata da una cannonata da 50mm. Afferrai il binocolo, un BMP di produzione sovietica con cannoncino guidava il convoglio ed un lampo mi disse che avevano fatto fuoco una seconda volta: i nostri preziosi aerei da trasporto erano appena diventati un bersaglio vulnerabile.
Corsi di nuovo dentro e fermai le pompe, scesi e feci segno ad Avi di staccare tutto ed andarsene, cosa che non fece. Mi voltai verso la strada e mi resi conto che erano vicini, ci sarebbero arrivati addosso poco prima di decollare. Non avevo scelta, risalii a bordo e indossai le cuffie con radio incorporata: “Zebra 6 da Texaco 1: ordine di decollo immediato, codice di priorità rosso. Eseguite. Chiudo.” Non avevo bisogno di controllare, sentii i motori aumentare la potenza ed iniziare il rullaggio pre-decollo, e cominciai ad armeggiare i dispositivi di sgancio delle due manichette per abbandonarli nella pianura etiope con il sottofondo delle cannonate in arrivo, quando Leah apparve all’improvviso.
“Che ci fai qui, perché non sei sui trasporti?” Chiesi irritata.
“Non me ne vado senza di te.” Rispose.
“Non lo hai capito? Saranno qui da un minuto all’altro, devo creare un diversivo, scendi da questo aereo, trova un posto per nasconderti.”
“che intenzioni hai?” mi chiese, ma non la ascoltavo nemmeno, ero già seduta ai comandi e spingevo avanti le manette del gas per far girare l’aereo.
“Leah, per la miseria, scendi.”
“Io non me ne vado. Ho chiuso il portello, puoi decollare.”
“Testona” le dissi.
“Rompiscatole” Mi rispose Leah.
Stavo girando faticosamente il gigantesco KC10 verso nord per allinearmi con la striscia di asfalto in mezzo alla pianura Etiope quando Leah disse:
“stai decollando dalla parte sbagliata, la pista è dalla parte opposta”.
“dobbiamo dare un diversivo a questi invasati, se hanno in dotazione lanciamissili portatili Zebra 6 sarà spacciato. Reggiti.”
Accelerai tra i sobbalzi in direzione dei miliziani, che avevano già iniziato a spararci contro. Una pioggia di proiettili risuonò sulle lamiere mentre ci muovevamo.
“Leah, questa è la valvola di scarico del carburante. Appena te lo dico girala a destra.”
“Che succederà?”
“Li sorvoleremo a bassa quota e li inonderemo di kerosene, con un po' di fortuna incendieremo un paio di veicoli e li rallenteremo abbastanza per andarcene via tutti”
Sfortunatamente il mio motore esterno destro venne colpito gravemente dal fuoco nemico durante il rullaggio, e una serie di allarmi risuonarono dal pannello superiore. Subito dopo si illuminò di rosso l’allarme incendio.
“Accidenti, motore in fiamme.” mormorai.
Armeggiai con i comandi antincendio per inondare il motore di schiuma estinguente, manovra che riuscì parzialmente: lasciavamo una vistosa scia di fumo nero dietro di noi.
Ormai erano a meno di 400 metri ed avendo raggiunto la velocità necessaria tirai la cloche verso di me e ci staccammo da terra in mezzo ad una pioggia di proiettili che facevano un rumore metallico colpendo la fusoliera. Mancava poco… 4…3…2….1 “Adesso, Leah!”
L’azione provocò l’apertura della valvola di scarico del carburante proprio sopra il convoglio ostile che se la passò molto brutta, diversi veicoli si scontrarono tra loro e due presero fuoco sotto una pioggia di kerosene tossico e altamente infiammabile.
Ma noi eravamo in guai altrettanto seri, un altro motore era stato colpito ed aveva perso la spinta che ci serviva per prendere quota, per di più stavamo virando a sinistra a quota bassissima per lo sbilanciamento dato dai soli due motori ancora funzionanti.
“Come siamo messi?” mi chiese.
“Non bene Leah, ho perso due motori e i comandi si stanno irrigidendo”
“posso fare qualcosa?”
“Si, puoi mettere a posto le tue scarpe quando sei a casa, ci sono inciampata sopra ieri notte; sei una disordinata cronica.”
“Senti chi parla, hai visto come sei vestita?”
“Perché, non ti piace la mia maglietta?”
“E’ una maglietta da casa, la usiamo al posto del pigiama. Ti pare il caso di uscire in questo modo?”
“ah, scusa tanto se non sono ‘griffata’ come te, ma quando hai mandato il caporale a prendermi ieri mi hai spaventata a morte, non ho pensato alla maglietta”
Sorridemmo insieme.
“Sei la mia stracciona preferita” disse ridendo.
“E tu una adorabile piantagrane.” Risposi con un sorriso
“Ti amo, sono la ragazza più felice della terra. Grazie per questi due anni insieme.” Mi disse Leah.
“Grazie a te.”
MERCOLEDI, HERCULES C130, DESIGNAZIONE: ZEBRA 5, POSIZIONE: ETIOPIA CENTRALE
“Zebra 5 a Base. Accidenti… Texaco 1, sta rullando sulla pista in direzione Nord, Zebra 6 sta acquistando velocità e non sembra più un bersaglio, sarà al sicuro fra 90 secondi. … Attenzione, Texaco 1 è colpito. Fumo, fumo dal motore 4, porca miseria…; sta coprendo Zebra 6 in decollo nella direzione opposta ma è danneggiato e sta acquistando velocità… Texaco 1 è danneggiato fumo anche dal motore 3 dannazione; si sta alzando adesso e viene bersagliato pesantemente. Attenzione: Texaco 1 ha scaricato del carburante sopra il convoglio, vedo due veicoli in fiamme e due fermi al lato della strada, li ha fermati - ripeto – li ha fermati. Zebra 6 è decollato, è in salvo. Ce l’abbiamo fatta, per Dio ce l’abbiamo fatta! Tutti i trasporti sono a quota sicura e diretti verso casa. Texaco 1 fatica a manovrare, sta girando a 500 piedi forse non ha più il controllo…. Oh Dio - Missile, Missile in aria: RPG diretto su Texaco 1, vedo la scia di fumo bianco... Lo ha colpito, Texaco 1 è colpito, sta andando giù. Base, Texaco 1 è andato giù, abbiamo un aereo abbattuto. […] Base confermo: Texaco 1 è stato abbattuto.”
GIOVEDÌ, MINISTERO DELLA DIFESA, UFFICIO DEL COMANDO CENTRALE IAF, ISRAELE.
“Generale, è arrivato il rapporto della missione Salomone 2, aveva chiesto che gli fosse consegnato subito.”
“Lo lasci sulla scrivania, Tenente, grazie.”
_______________________________________________________________________________________________________________________
CONFIDENTIAL
GRADE: SECRET__________ Exempty for declaration
ABILITY: NN0 750065______ Per E.Q. 11652. Sect. 5(ED) (F)
N. C/O/GT______________
Secret Writing. Pag. 21
In conclusione, i civili trasferiti in Israele con l’operazione militare speciale, di cui alla pagina 1, nella sera di mercoledì u.s. risultano essere 2236 così distribuiti: 1075 donne 629 uomini e 532 minori, tutti di età variabile.
I mezzi ed i materiali impiegati ammontano a n°6 C130/A Hercules, n°1 KC10 da rifornimento, n°110 tonnellate di carburante avio, 1,5 tonnellate di vettovagliamenti, 1,2 tonnellate di biancheria assortita, 30 unità di personale militare e non.
Le perdite accertate ammontano a n°1 Boeing KC10, n° 2 unità di personale non militare, nominati OMISSIS e OMISSIS. Vedi schede allegate.
Rif. RAPPORTO DI MISSIONE n° IAF/GE/DE/FR/37/018/259. Non allegato.
RIF. RAPPORTO IM n° IM/ZE44/126. Non Allegato.
Scheda Matr. SSMI/13256 – OMISSIS – Allegata.
Scheda Matr. MI/63564 – OMISSIS – Allegata.
TRASMISSION END – TRASMISSION END – TRASMISSION END – TRASMISSION END –
________________________________________________________________________________________________________________________
“tenente…”
“Si, generale?”
“mi chiami l’ammiraglio Davenport al Pentagono”
“Si signore.”
GIOVEDI. ARLINGTON, VIRGINIA. SEGRETERIA DELL’AMMIRAGLIO DAVENPORT AL PENTAGONO.
“Segreteria dell’Ammiraglio Davenport… Oh, buon giorno Generale, sono Susan, Che posso fare per Lei?” ….. “Si, è qui in ufficio glielo passo subito, resti in linea...”
“Ammiraglio, il Generale Mordecai da Tel Aviv per lei, sulla due.”
“Grazie Susan.”
“Josh, vecchio Orso, qual buon vento, è un pezzo che non ci vediamo… Se chiami per l’operazione aerea in Etiopia ho letto l’articolo di oggi sul Washington Post, se sei stato tu complimenti, una splendida operazione… No, non so molto altro, perché?... Cosa non ho saputo..?”
Nel frattempo nell’ufficio sgreteria…
“Segreteria dell’Ammiraglio Davenport, sono Susan.. Oh, buongiorno Dott. Steven, che posso fare per Lei? … “capisco, provo a bussare per vedere se è libero.. attenda in linea.”
“Henry” disse all’altro segretario “bussa all’ammiraglio e vedi se può parlare con il Dott. Steven.”
“Vado” ….
poco dopo…
“L’ammiraglio, ti vuole dentro, e dice che non vuole essere disturbato per la prossima ora. Sembra che abbia ricevuto una brutta notizia, è sul divanetto con un’aria scossa.” Disse Henry rientrando in ufficio.
“che diavolo sarà successo? Vado a vedere.”
Al rientro di Susan nell’ufficio segreteria…
“Che è successo Susan?” Chiese il secondo segretario.
“Henry, chiama la base aeronavale di Norfolk e predisponi un volo speciale per Tel Aviv.”
“Ma veramente l’Ammiraglio ha degli appuntamenti importanti e… “
“Henry, telefona. L’ammiraglio vola in Israele stanotte.”
“Che diavolo è successo Susan?”
“Te lo dirò dopo, ora chiama la base di Norfolk.”
Dopo qualche tempo...
“ora puoi dirmi che è successo, Susan?”
“E’ una bella storia, di dedizione e di coraggio, che si è appena conclusa tragicamente purtroppo; la vuoi sentire?”
“Certamente, sono curioso.”
“Bene, ecco la storia. Tutto cominciò quando l’Ammiraglio era comandate della Task Force 16, nel pacifico, un po’ di anni fa; una giovane pilota 19enne fresca di accademia si presentò per il suo primo servizio imbarcato…”
Nota finale:
Questo è il mio ultimo racconto che pubblicherò su alidicarta, ma prima di congedarmi come imbrattacarta vorrei raccontare sinteticamente cosa fu, dal punto di vista operativo, la vera missione aerea di quel lontano 1991.
Continuerò a leggere su questa piattaforma e magari a lasciare qualche commento, se mi verrá qualcosa da dire.
L'operazione Salomone è stata un'operazione coperta compiuta da Israele, manu militari, tra il 24 e il 25 maggio del 1991, per trasportare ebrei etiopi in territorio israeliano. A causa della presa del potere da una dittatura e della conseguente crescente destabilizzazione politica del paese parecchie organizzazioni ebraiche nel mondo e lo stato di Israele stesso si preoccuparono per il benessere della consistente comunità ebraica residente in Etiopia. L’emigrazione di massa fu presa in considerazione, ma il regime dittatoriale Etiope insediato avevo reso burocraticamente impraticabile questa soluzione. Il Governo israeliano e soprattutto le Forze Armate avevano predisposto un elaborato piano segreto per aviotrasportare i profughi, tale piano sarebbe passato alla storia come la più vasta operazione di estrazione rapida di profughi da una zona ostile. Questo racconto è ispirato a coloro che, in quei giorni folli, donarono la vita per salvare delle vite.