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Tra vetro e vetta
Volevo andare lontano,
in uno spazio incompleto,
dove non esiste dolore,
dove mi sento più quieto.
Volevo raggiunger la cima,
ma non calpestare il terreno
di quell’arida rima
che non mi lascia sereno.
Ma poi m’accorgo del cielo,
dell’aria sopra elevata,
e che il mio animo austero
sembra acqua salata.
Nelle altezze maggiori,
nei più ampi via vai
di pensieri e rumori
di un eterno mai.
Allora scesi di fretta,
perché ragion va temuta,
come un raggio in cameretta,
come una goccia batte muta.
È una strada tortuosa,
è un pensiero vagante,
una candida sposa
nel suo giorno importante.
È come un vaso di vetro,
senza fiori all’interno,
come un posto segreto
in cui sempre mi perdo.
Mi chiedo se sono arrivato,
se sono arrivato alla fine,
se ci son davvero passato,
e se ho compreso il suo fine.
Ma come penso sul serio
di poter dire che ho vinto,
non sarò mai convinto
di sperare nel vero.