Cinque racconti + 1: terra di confine [3/3]

scritto da July Castellano
Scritto 7 mesi fa • Pubblicato 7 mesi fa • Revisionato 7 mesi fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di July Castellano
Ju
Autore del testo July Castellano
Immagine di July Castellano
Ju
“Come ti senti?” “Bene, perché?” “Non sembri sconvolta, sei tranquilla, allegra. Sei incredibilmente normale.” “E non dovrei esserlo?” “Sei quasi morta oggi, ed hai troncato una vita."
- Nota dell'autore July Castellano

Testo: Cinque racconti + 1: terra di confine [3/3]
di July Castellano

[terza ed ultima parte]

Quella sera cenai con Leah, nuovamente al “Piccolino”. Lei era bellissima, io un po' più riservata con semplici pantaloni beige ed una maglietta scollata. Parlammo tranquillamente del più e del meno finchè all’improvviso disse:

So cosa è successo oggi.”
Te lo ha detto il Generale?

In un certo senso sí, ho visto il rapporto che ha compilato per il Centro Di Comando, c’erano anche le note a margine del Capo di Stato Maggiore Generale, il nome dovrebbe esserti familiare: Menachem Pelad, detto Motti.”

Ho ricevuto l’ordine di attacco dal Comandante in Capo in persona? Incredibile. Non frazionate il comando abbastanza in questo paese.”

E adesso?” Disse lei
Adesso cosa?

Come ti senti?
Bene, perché?

Non sembri sconvolta, sei tranquilla, allegra. Sei incredibilmente normale.
E non dovrei esserlo?

Sei quasi morta oggi, ed hai troncato una vita. Quando papà tornava dopo uno scontro era triste, lo stesso sentimento ho visto in decine di altri piloti. Noi dell’aereonautica facciamo uno screening psicologico dopo gli scontri a fuoco, più o meno come fa la polizia nel tuo paese.

Sono viva e vegeta, io volo così, e non sono né una pilota israeliana né come tuo padre. Inoltre vengo sottoposta a visite ogni 6 mesi anche io. Dove vuoi arrivare?”

Calò il silenzio, col senno di poi capisco che non sapeva come dirmi certe cose.

Ecco, vedi... la guerra per Israele è una necessità dalla quale dipende la sopravvivenza delle persone. Abbiamo paesi arabi ostili puntati alla gola che ci hanno aggredito più e più volte, ed il mare alle spalle. Però non deve piacerti per forza.

Perché pensi che mi piaccia la guerra?

Per quello che ti è successo, e poi te lo leggo negli occhi.

Ti sbagli.”  dissi sospirando.

Perché non mi dici che è successo? Perché ti sei avventurata in una missione potenzialmente suicida, da sola, in territorio nemico?

Feci una pausa.

Non è successo oggi, è successo anni fa, e da allora succede tutte le volte che vado fuori con un aereo da guerra.” dissi. “Sono dovuta decollare sotto allarme con le bombe nucleari agganciate alla fusoliera. Immagina la scena, sono stata l’unica su 32 piloti disponibili a cui era stato affidato quel compito e che sapevano non avrebbe protestato. Andavo a fare un cratere largo 800 metri in un paese straniero con chissà quante vittime. Le mie uniche due preoccupazioni erano l’incolumità dei miei piloti e portare a termine la missione. “

"Cosa hai provato quando sei partita con le bombe?"
"Sgomento per il tipo di arma, preoccupazione per i miei ragazzi che decollavano con me, ma anche la sicurezza e la determinazione di fare molto bene il mio lavoro.
Solo molto più tardi seppi che stavano rifornendo un missile balistico in una base ribelle, e tu sai che il carburante per razzi è spaventosamente corrosivo, se si riempie il serbatoio il lancio deve avvenire entro poche ore, il missile deve essere lanciato subito o sottoposto alla complicata e costosa sostituzione dei serbatoi. L'allarme scattó in fretta e furia e fu necessario neutralizzare una spaventosa minaccia improvvisando una missione preventiva con un accordo segreto, tra l'altro, con un dittatore altamente ostile, una follia. Non potrei essere tra le migliori se fossi decollata con dubbi e domande, come avrai capito.

Continuai.

La US Navy ne è informata: io volo più pericolosamente di chiunque altro, ed anche se questo dettaglio desta preoccupazione la marina è a corto di piloti, specie di piloti dotati. Io sono fatta così. Nessuno scommette che terminerò il mio servizio intera, ma sono molto capace quindi sono candidata automaticamente alle missioni più a rischio. Sono atterrata con aerei gravemente danneggiati, pericolosamente a corto di carburante ed ho schiantato due Hornet. Questo non c’era nel rapporto, vero? “

Scosse la testa.

“Oggi è stata diversa, per la prima volta da quando piloto aerei da combattimento è stata molto diversa. Non era una missione qualsiasi, io lo volevo uccidere quel pilota Siriano. E volevo fulminare la batteria di SA11.

“Eri così rabbiosa in volo? “
“Sì, molto.”

“Ed è per quello che hai attaccato quella batteria lanciamissili da sola in territorio ostile?”
“Sì”

“E di solito non sei così? “
“No, non così: sono reattiva, concentrata, sicura. “

“Cosa è cambiato? “ 
“Il Generale combatte per Israele, per la gente; io oggi ho combattuto per te. Credo di amarti. Anzi, ne sono sicura. “

“Oh, Julie…”

Si sporse per darmi un tenero bacio.

“Anche io ti amo” sussurrò delicatamente prima di un altro bacio. “perché non volevi dirmelo?”

“Che futuro pensi che potremmo avere? Vuoi partecipare ad un altro funerale, per caso?

“Io non voglio un futuro, voglio un presente. Paghiamo la cena e usciamo dal locale.”

La passeggiata nel quartiere Cristiano fu rilassante, Leah mi aiutò a ritrovare l’equilibrio e la serenità con una chiacchierata disinvolta. Per un decennio l’addestramento mi aveva insegnato delle cose, che avevo dimenticato in due giorni. Bhè non avevo dimenticato proprio tutto. Forse era ora di appendere il casco al chiodo e trovarsi un posto tranquillo dove vivere? La Marina non lo pubblicizzava ma capitava spesso che i suoi piloti perdessero lucidità e sangue freddo, e la cura era una soltanto: il congedo. Dopotutto forse mi ero fatta delle illusioni sull’invecchiare a bordo delle unità della US Navy.

Il giorno dopo Leah non era libera, in effetti mi chiedevo dove trovasse il tempo di lavorare, mentre io non avevo impegni particolari quindi uscì per una passeggiata.

Al mio rientro in albergo per il pranzo mi avvisarono che aveva chiamato l’Ambasciata e dovevo richiamare. Un centralinista mi avvisò che c’era posta da ritirare.

Alle 13:00 ritirai il mio plico sigillato e lo aprì nella saletta riservata accanto alla grande sala d’attesa per il pubblico. Era una convocazione urgente per Washington DC, il Pentagono mi rivoleva a casa. Un numero di telefono negli USA era a mia disposizione per organizzare il viaggio. Chiamai subito e mi disse che il mio aereo di linea era partito da Tel Aviv un’ora prima. Il prossimo volo era alle 18.00, diretto ad Atene, da li avrei proseguito per la base aerea di Ramstein in Germania, dove alle 6.00 del giorno successivo mi aspettava un aereo militare VC20/B per tornare in patria.

Sapevo che sarebbe potuta andare così, quindi stoicamente mi preparai ad affrontare il mio destino.

Chiamai Leah subito dopo e per un colpo di fortuna rispose ad uno dei sui numeri, così ci vedemmo in città per trascorrere insieme le ultime ore. Lei sapeva che rischiavo il carcere, però ci facemmo una promessa, se non fossi stata condannata avremmo sfruttato ogni occasione per vederci, ovunque fosse, anche a metà strada in Europa. Affrontavo il futuro nel buio più completo, sia sentimentale che professionale.

L’arrivo a Washington fu emozionante, il volo militare atterrò in città in perfetto orario, era pieno di VIP in vacanza che rientravano dall’Europa, sicuramente tutte giustificabili missioni diplomatiche ma con famiglie al seguito. Giocai a monopoli con due ragazzetti di dodici anni per buona parte del volo con grande divertimento. L’auto di servizio della Marina mi aspettava appena fuori dall’area VIP dell’aeroporto, così saltai tutti i controlli di sicurezza del normale traffico commerciale.

La corsa in auto durò mezz’ora e dal parcheggio interrato del Pentagono un ascensore mi portò direttamente nella Hall principale dove potei chiedere le informazioni del caso, previa verifica dei documenti e della convocazione ufficiale timbrata e firmata.

Un Marine che sembrava avere venti anni, in una perfetta uniforme d’ordinanza con pistola in bella vista e la fondina bianchissima, si incaricò di farmi strada nei corridoi indistinguibili se non dai cartelli appesi. A confronto con il Marine la mia divisa stropicciata sembrava appena uscita da una giornata di lavoro nei campi di grano del Mid-West. Pazienza, mi dissi.

Entrai in un corridoio di servizio, e dopo due porte venni sistemata una specie di sala riunioni con un tavolo enorme al centro, giganteschi monitor alla parete, una carta del Pacifico Meridionale ed uno schermo per il proiettore.

Due segretarie diverse si alternarono e sistemarono in bell’ordine due pile di documenti e di cartellette colorate con le insegne del Comando di Stato Maggiore.

“Ahia” pensai. “Se dovessero interrogarmi qui senza la presenza del JAG, la procura militare, vorrebbe dire che i reati sono seri, non proprio da pena capitale ma...”

Passarono due ore, le segretarie andarono e tornarono incessantemente spostando documenti a destra e a manca mentre io morivo di fame e di stanchezza. Ogni volta che si apriva la porta tremavo non sapendo quale guaio sarebbe potuto entrare.

Dopo due ore entrò l’Ammiraglio Davenport a passo di carica, ero piuttosto sorpresa e mi alzai per salutare:

Signore…”

Tu stà seduta e non muoverti.” Mi indicò col dito accusatorio mentre andava verso una delle due segretarie.

Oh mamma. Si mette male, pensai.

Si sedette con le segretarie a vagliare e firmare documenti mentre io mi corrodevo dall’angoscia.

Finite le scartoffie fece uscire tutti tranne la sottoscritta.

Ci siamo, pensai.

Si rivolse duramente verso di me con sguardo fulminante: “Chi diavolo conosci in Israele, tu?” Iniziò.

Bhè, veramente io…”

Aaah, sta’ zitta!”

Sì, signore.”

Lascia che ti dica cosa è successo nelle ultime 20 ore. Il Primo Ministro israeliano, niente meno che Yitzhak Rabin in persona, ha chiamato personalmente la nostra Ambasciata a Tel Aviv allertandoli di un messaggio urgente per il presidente in arrivo. Nel mentre che l’Ambasciata avvisava la Casa Bianca un secondo messaggio è pervenuto annunciando l’arrivo entro 15 minuti -sempre alla nostra Ambasciata- del Ministro degli Affari Esteri nonchè Ministro della Difesa in persona, Shimon Peres. Il Dipartimento di Stato a Washington è saltato in aria, e nel mentre che chiedeva al Pentagono, anzi a chiunque, che diavolo stesse succedendo una riunione dei Capi di Stato Maggiore è stata convocata urgentemente. Hai un’idea di quanto mi deprimano le riunioni dei Capi di Stato Maggiore, signorina? “

Bhè.. veramente…”

“Aaah, sta’ zitta.”

“Sì, signore.”

“Visto che nessuno ci capiva un bel niente, abbiamo dovuto aspettare di leggere le comunicazioni in arrivo da Israele. Il primo ministro Rabin ha pregato il Presidente, e dico il Presidente, come favore personale, di autorizzare un colloquio diretto per accordi tra il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Israeliana, Generale Menachem Pelad e il mio Capo, ovvero il Capo di Stato Maggiore della Marina, l’Ammiraglio A. J. Checkgwiden. Hai un’idea di quanto mi annoino le videoconferenze con l’Ammiraglio Checkgwiden?”

“No, signore.” Risposi prudentemente, memore di essere stata zittita due volte. Motti conosceva il suo parigrado americano Checkgwiden? Bhè… ovviamente si.

“L’Ammiraglio è venuto a sapere che un problema difensivo israeliano al confine con la Siria, che qui faceva scervellare militari ed ingegneri da due anni e per il quale fino ad ora sono stati spesi undici milioni di dollari e stanziati ventuno milioni per i prossimi due anni, era e stato praticamente risolto da una dei nostri insignificanti Ufficiali di Marina al costo di due caramelle ed un lecca-lecca.”

Dovetti trattenere la risata per non urtare l’Ammiraglio, che sembrava un tantino sopra le righe.

“Se vuoi saperlo, una società di consulenza privata stava modificando le bombe J-Dam per alloggiare gli esplosivi che tu hai trovato il modo di portare sugli obiettivi con i normali Hornet di serie, ed ora si ritroveranno senza contratto entro dicembre. Sai quanto mi infastidisce comunicare brutte notizie alle società di consulenza privata?”

“No, Signore.”

“Checkgwiden voleva la tua testa su un vassoio per aver rivelato segreti militari, ma ci hai fatto risparmiare ventuno milioni e gli israeliani si sono fatti in quattro per salvarti le chiappe, dopodiché hanno richiesto la tua presenza a Tel Aviv in qualità di consulente per quella roba che tu sai.”

“Qui ci sono i tuoi ordini di servizio, Chekgwiden ha già firmato ed io ho controfirmato 5 minuti fa: sei riassegnata all’Ambasciata Americana di Israele con effetto immediato, farai da istruttrice sul Golan o dove diavolo vogliono loro e risolverai il problema che sai. Sistema il tuo trasferimento dalla base di San Diego, impacchetta le tue cose e sparisci dalla mia vista!! …In Libertà!”

Scattai sull’attenti. “Sì, Signore. Grazie, Signore.”

Stavamo entrambi per uscire dalla sala riunioni quando mi fermò ancora: “Un’ultima cosa” disse Bel duello con quel MIG 29, Capitano.” poco prima sembrava essere sul punto di strozzarmi con le sue mani, ora mi sorrideva soddisfatto. Ricambiai il sorriso e risposi

“Grazie Signore, e così lo ha saputo?” 
Sì, me l’hanno detto.”

“Sa anche degli SA11 siriani?”
“Ovviamente.”

“E lo sa anche l’Ammiraglio Checkgwiden?”

“No, il Generale Mordecai mi ha riferito in via confidenziale. Ci conosciamo da anni, Sai?”
“Sì, Signore. Capisco, Signore.”

Ed ora: togliti dalle palle, marinaio!

Scattai di nuovo sull’attenti e salutai militarmente davanti al sorrisone scherzoso dell’Ammiraglio, prima di congedarmi.

Ero frastornata, esausta e non dormivo da 15 ore, ma dovevo ancora fare una telefonata. “Ciao Leah, sono Julie. […] No, non so che ore sono, è mattina? […]; …perché devo raccontarti una cosa che mi è successa oggi. Dunque, sono arrivata a Washington di buon’ora e…

Cinque racconti + 1: terra di confine [3/3] testo di July Castellano
7

Suggeriti da July Castellano


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di July Castellano