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Sfinito e chiuso in queste tetre mura
il tempo scorre molto lentamente,
nel pavimento sporco con affanno
respiro un’aria satura di fumo,
una mosca che gira sta a scocciare
col suo odioso ronzare,
mi tedia amplificando il nervosismo,
e arrivi tu con voce assai squillante,
io ti rispondo male: “Cazzo vuoi,
lasciami stare non sono affari tuoi”
i miei problemi solo con me stesso:
“sei stronzo e pure fesso”,
mi urli e fai un fracasso universale
uccidi anche il silenzio nelle mura,
mi tocco il collo, un poco mi fa male,
ti seguo, vorrei delle spiegazioni:
"Allora veramente pensi questo?
Che sono stronzo e fesso?"
E tu digrigni i denti, infuochi gli occhi
si accende sempre più la discussione
Il nulla porta al niente come sempre
ognuno con le proprie convinzioni.
Io e te col nostro vivere assuefatto;
il miagolio del gatto
ci porta fuori casa, nel piazzale,
il micio che ci vuol comunicare,
sulla vicenda la propria opinione
ed io come un coglione,
mi giro e mi vergogno immensamente:
"a questo punto noi siamo arrivati?
eppur ci siamo amati.
Da solo oppresso dentro a queste mura,
Il tempo odioso ci ha rubato tutto,
ed ogni tanto appare il tuo sorriso,
noi due felici insieme in quell’ inverno,
quando la mano fredda accarezzavo
e un poco la scaldavo.