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DISPOSOFOBIA
A chi lo conosceva superficialmente, Amedeo appariva come un signore distinto e dai modi garbati. Era così, infatti, ma dietro quella facciata si nascondeva una persona alquanto particolare.
Era impiegato presso un ufficio comunale e, dal Comune, aveva ottenuto un minuscolo alloggio di servizio, pagando un affitto quasi simbolico.
Non poteva chiedere di meglio vista la sua grande e innata avarizia.
Amedeo viveva da solo, non amava frequentare altre persone e solo raramente faceva visita a qualche parente, perlopiù quando veniva invitato a pranzo.
La riteneva una buona occasione per mangiare senza spendere un centesimo e, nonostante continuasse a pensare che il denaro speso per preparare certe specialità fosse un enorme spreco, ne approfittava sempre per riempirsi lo stomaco e anche per portare via tutti gli avanzi di cucina, che gli avrebbero consentito di consumare gratuitamente qualche altro pasto.
Amedeo era una persona gentile ma, pur accettando volentieri regali di Natale o di compleanno, non donava mai niente a nessuno.
Non concedeva nulla nemmeno a sé stesso e i suoi acquisti si limitavano allo stretto necessario per vivere. Persino la luce elettrica la riteneva uno spreco. La accendeva solamente quando nelle stanze della sua casa non era più possibile vedere e, in ogni caso, le lampadine che utilizzava avevano un wattaggio talmente basso da illuminare appena.
Gli piacevano molto i cani e i gatti, tuttavia non aveva mai voluto adottarne uno, pensando che le spese per il mantenimento di un animale da compagnia fossero decisamente troppo alte per lui.
La sua vita trascorreva monotona e grigia e l’unico lusso che amava concedersi era la visione di qualche programma televisivo.
Quando Amedeo fu prossimo alla pensione, rammentò che avrebbe dovuto lasciare l’alloggio di servizio nel quale aveva abitato per molti anni e, poiché il costo di tutte le case da prendere in affitto era di gran lunga più elevato della somma che aveva in mente di sborsare, pensò di cercare qualcosa tra gli annunci economici presenti sul giornale.
La lettura del quotidiano locale era una sua abitudine ma, ovviamente, solo perché era sempre disponibile in ufficio. Mai avrebbe usato dei soldi per comprarlo.
Ad ogni modo, scorrendo gli annunci immobiliari, gli capitò di leggerne uno molto allettante. C’era un appartamento in vendita al pianterreno di una vecchia casa e il prezzo era davvero vantaggioso.
“Perché no”, disse Amedeo tra sé. I soldi non gli mancavano, avendo risparmiato per tutta la vita e forse sarebbe stato meglio acquistare, piuttosto che regalare un affitto mensile a degli esosi proprietari.
Non possedendo un telefono, per evitare di pagare le bollette, fece una veloce chiamata dall’ufficio e si accordò con l’agenzia immobiliare per una visita dell’alloggio.
La persona incaricata di mostrarglielo fece presente che l’appartamento non era molto grande e che era completamente da ristrutturare, ma aggiunse che faceva parte della proprietà anche un giardino dalle discrete dimensioni.
Ad Amedeo non importava affatto che la casa fosse in pessimo stato, era comunque molto più spaziosa dell’alloggio in cui aveva vissuto e ciò che voleva era semplicemente un tetto economico sulla testa.
Inoltre, il fatto di poter trasformare il giardino in un orto, che gli avrebbe fornito un bel po’ di verdura, lo convinse che si trattava di un’ottima occasione.
Così, pur sborsando con grande rammarico la cifra necessaria per l’acquisto, l’uomo concluse l’affare.
Non avrebbe ristrutturato nulla, avrebbe sistemato da sé qualche piccolo problema che andava inevitabilmente risolto e avrebbe cominciato subito a lavorare nell'orto, evitando di piantare inutili fiori, perché proprio così lui li definiva.
Il trasferimento nel nuovo alloggio coincise, tuttavia, con un peggioramento dell’avarizia di Amedeo, che intendeva risparmiare ancor di più per recuperare al più presto i soldi spesi.
Cominciò a vendere le verdure migliori ai vicini, tenendo per sé solo gli scarti e, avendo a disposizione più spazio, cominciò anche ad accumulare di tutto, non gettando via quasi nulla, pensando che quelle cose potessero tornargli utili in futuro.
Inoltre, raccattava oggetti di ogni tipo che gli altri gettavano nei rifiuti e, di notte, si aggirava furtivo tra i cassonetti dove recuperava i quotidiani dei giorni precedenti, libri rovinati e mancanti di pagine, vecchie stoviglie, barattoli vuoti e quant’ altro.
Ben presto, ogni stanza della casa si riempì di una marea di cianfrusaglie accatastate ovunque. Il bagno divenne quasi inaccessibile: vi era giusto lo spazio minimo per raggiungere il water e il lavandino. La vasca, ovviamente, risultava inservibile perché completamente piena di giornali.
A causa dei numerosi scatoloni che lo ostruivano, anche lo spazio dell’ingresso si era rimpicciolito notevolmente e lì Amedeo aveva addirittura sovrapposto due attaccapanni da parete, anche se quello che si trovava sotto, come si può immaginare, non era assolutamente utilizzabile.
A poco a poco, oltre ad essere oltremodo avaro, l’uomo si era trasformato in un accumulatore seriale e a nulla servivano i discorsi di qualche parente, che preoccupato per la situazione, tentava di farlo ragionare e di spiegargli che non aveva davvero senso vivere in quel modo assurdo.
Ma Amedeo non sentiva ragioni, continuava a risparmiare, ad accumulare e ad isolarsi sempre di più.
Dopo aver vissuto a lungo in quel modo davvero misero, l’uomo si ammalò e, nonostante non avesse mai avuto legami particolarmente stretti con i parenti più prossimi, essi si dimostrarono disponibili nei suoi confronti, assistendolo durante i suoi ultimi mesi di vita.
Infine, Amedeo lasciò questo mondo e non portò nulla con sé nell’aldilà, se non un vecchio vestito scuro, praticamente nuovo, che aveva sempre conservato per un’occasione speciale.
Ai parenti rimasero una casa fatiscente e da sgomberare e una piccola fortuna in denaro che l’uomo aveva accumulato grazie alle continue rinunce. E, come spesso accade, gli eredi finirono per litigare, perché ognuno riteneva di meritare la fetta più grande del patrimonio lasciato da Amedeo.
La legge, per fortuna, risolse ogni contrasto, ma non riuscì a sanare i rapporti tra i congiunti che rimasero compromessi per sempre.
Una brutta malattia la disposofobia, specialmente se associata all’ avarizia ed è molto triste pensare che persone come il protagonista di questo racconto esistono veramente. Avrebbero bisogno di un supporto psicologico per uscire da una situazione del genere, ma è necessario che riescano a comprendere e ad accettare di aver bisogno di aiuto e questo, purtroppo, non sempre accade.