Il Treno Che Nessuno Vide Arrivare

scritto da Edgar Ros
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Testo: Il Treno Che Nessuno Vide Arrivare
di Edgar Ros

L'11 ottobre 1983 era un martedì come tanti. A Monteriggioni la vendemmia era appena terminata e il borgo era tornato alla sua consueta tranquillità.

Alle 19:40, alcuni abitanti notarono un rumore insolito.

Sembrava il passaggio di un vecchio treno.

Il suono era inconfondibile: il rumore metallico delle ruote sui binari, un lungo fischio e una vibrazione profonda che sembrava provenire dal sottosuolo.

La cosa strana era che nei pressi di Monteriggioni non passava alcuna linea ferroviaria.

Inizialmente nessuno diede troppo peso all'accaduto.

Qualcuno pensò che il vento trasportasse il rumore da molto lontano.

Ma il fenomeno si ripeté la sera successiva.

E quella dopo ancora.

Sempre alle 19:40.

Sempre per circa un minuto.

Il rumore sembrava attraversare il borgo da nord a sud, come se un convoglio invisibile percorresse una ferrovia inesistente proprio sotto le mura medievali.

Poi, il 21 ottobre, accadde qualcosa di ancora più inquietante.

Tre turisti tedeschi che stavano fotografando Piazza Roma raccontarono di aver visto, per un istante, una fila di luci rettangolari attraversare il borgo.

Sembravano i finestrini illuminati di un vecchio treno.

Le luci erano perfettamente allineate, si muovevano lentamente e scomparvero dietro le mura senza lasciare alcuna traccia.

Le fotografie sviluppate qualche giorno dopo mostrarono soltanto una lunga scia luminosa.

Niente altro.

La notizia arrivò rapidamente ai giornali locali.

L'amministrazione comunale, per tranquillizzare i residenti, chiese un sopralluogo ai tecnici delle Ferrovie dello Stato.

Le mappe storiche furono controllate una per una.

Nessuna linea ferroviaria era mai esistita sotto Monteriggioni.

Nemmeno in epoca medievale.

L'indagine sembrava destinata a concludersi senza risultati quando, il 2 novembre 1983, due tecnici dell'ENEL stavano effettuando alcune misurazioni vicino alla porta Franca.

Alle 19:40 entrambi sentirono il solito rumore.

Uno di loro guardò l'orologio.

La lancetta dei secondi si fermò.

Quando riprese a muoversi erano trascorsi cinque minuti.

Ma, secondo gli altri presenti, ne era passato soltanto uno.

L'episodio non venne mai spiegato.

Nelle settimane successive decine di persone raccontarono esperienze simili.

C'era chi diceva di aver sentito odore di carbone.

Chi giurava di aver visto ombre muoversi dietro le feritoie delle mura.

Chi sosteneva di aver percepito un improvviso abbassamento della temperatura.

La sera del 18 novembre il mistero raggiunse il suo culmine.

Più di cento persone si radunarono nel borgo per assistere al fenomeno.

Alle 19:40 il rumore arrivò puntuale.

Per circa sessanta secondi tutto sembrò tremare leggermente.

Poi calò il silenzio.

Quando la gente iniziò a parlare, emerse un particolare inquietante.

L'orologio della piazza segnava le 19:46.

Tutti gli orologi da polso, invece, indicavano le 19:41.

Per quasi cinque minuti nessuno riuscì a capire quale fosse l'ora esatta.

Le settimane successive trascorsero senza altri episodi.

Il fenomeno cessò, così come era iniziato.

L'Università di Siena raccolse testimonianze, registrazioni audio e fotografie, ma nessuna spiegazione risultò convincente.

Gli studiosi parlarono di un raro fenomeno acustico legato alla particolare conformazione delle colline.

Eppure nessuno riuscì mai a riprodurlo.

Ancora oggi, negli archivi comunali di Monteriggioni, esiste un fascicolo intitolato "Fenomeno Acustico 19:40".

L'ultima pagina contiene una sola annotazione, scritta a mano da uno dei tecnici intervenuti quella sera:

"Se era davvero un treno...allora proveniva da un luogo dove il tempo scorreva in modo diverso dal nostro."

Da allora sono passati oltre quarant'anni.

Ogni tanto qualche visitatore racconta di aver udito, nelle sere d'autunno, un lontano fischio ferroviario provenire dalle colline.

Gli abitanti sorridono e rispondono sempre allo stesso modo:

"Qui i binari non ci sono mai stati. Ma questo non significa che, per qualche motivo, qualcosa non continui a percorrerli ugualmente."

Il Treno Che Nessuno Vide Arrivare testo di Edgar Ros
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