LA MIA PRANOTERAPIA
A MIO PADRE
La mia pranoterapia 1
28 maggio 1995
Mio padre era lì, sopra quella pietra, in quell'ospedale, erano le cinque del mattino del giorno 19 agosto 1990 quando squillò il telefono. Mio marito quella notte era con lui volevo starci io ,ma il mio solito gran mal di testa mi aveva bloccato sul letto. Stavo a casa di mia madre quando il telefono squillò "È morto". Strano, il mio gran mal di testa, alle cinque di quel mattino cessò, ma poi ricominciò più forte di prima. Guardai mia madre e mia sorella, ma non parlai. Io sapevo che mio padre, quell'anno sarebbe morto, sentivo e lo avevo detto al dottore . Non voleva che io lo portassi a casa prima di morire, perché diceva, " È sempre uscito con le sue gambe, se tu lo porti via, lo farai morire, il suo cuore non può viaggiare ora". Non so perché risposi " potrà vivere tre, quattro, dieci giorni", il decimo giorno morì. Ora soffrivo per non averlo portato a casa a morire nel suo letto, come lui voleva, e me lo aveva chiesto . Erano le nove del mattino, all'obitorio c'erano già i suoi due fratelli, la sua amatissima cugina, suo padre, mia madre e tutti i miei fratelli. Siamo sei figli, quattro femmine e due maschi. Stavano aspettando me e mia sorella Giuseppina, dovevamo portare il vestito. "Solo una persona poteva vestirlo" disse l’uomo dell'obitorio . "Lo voglio vestire io" dissi. Entrai, mio padre era lì, coperto con un lenzuolo, non ricordo se era bianco o verde. Ora ero lì davanti a mio padre, quell'uomo tolse il lenzuolo. Ecco, mio padre sopra a quella odiatissima pietra. Il suo volto era rilasciato, era bellissimo, a me sembrava che respirasse ancora e dissi a " ma non è morto non vedi che sta respirando" e lui rispose " È morto!!". Che sensazione strana avevo, mi sentivo leggera,e non ho pianto. Alzai il suo braccio e lo lasciai, cadde giù; cominciai a toccarlo, quell'uomo era gentile mi lasciava fare, toccai il volto freddissimo di mio padre e le sue mani,e il suo corpo, era come toccare un pezzo di legno. Io avevo 32 anni , e fino a quel momento avevo sempre creduto che esiste il paradiso, un'altra vita, davanti a mio padre, il mio dolcissimo padre, ricordai alcuni momenti della mia vita .................. come quando stavo in collegio ........................ c'era sempre mio padre e il paradiso ed ero felice, mi bastava solo vedere mio padre e pensare al paradiso, ma ora era lì, sopra quella pietra, lo chiamavo ma non mi rispondeva, era morto, era proprio morto. Guardai l’infermiere e che dissi: " ecco, questa è la morte? E il paradiso dov'è, quel paradiso di quella suora che me ne aveva tanto parlato, di quel Gesù che sarebbe ritornato. Rispondi" chiedevo poi a mio padre: "dov'è"...................................................................
La mia pranoterapia 2
Era il 26 novembre 1995, ed era mattino presto, molto presto quando quel mio solito mal di testa mi svegliò, poi, un dolce formicolio attraversò il mio corpo rilasciando i completamente. Quel dolce formicolio apparteneva a qualcuno che non è più quaggiù, ma, non sei mio padre, non sei mia nonna, non sei Martina, non sei .........................."fatti riconoscere, chi sei", non si fece riconoscere, così mi riaddormentai.
Erano le otto del 26 novembre 1995, quando lo squillo del telefono appoggiato sul comodino del mio letto, mi svegliò; era a voce di mio fratello Andrea " Roberto è morto ." Io risposi "morto?". SI è morto improvvisamente verso le due di questa mattina" e riattaccò il telefono.
Ero nel mio letto con quel solito gran mal di testa, più forte di prima e soffrivo, e piangevo, ora piangevo non per me, ma per lei, per lei, la mia amatissima cugina. Io e lei, eravamo nate nello stesso anno lei l'8 di febbraio, io il 14 di aprile, su quello stesso paese del mare, il mio mare; avevamo mangiato il primo latte insieme da sua madre, le prime parole, i primi passi, insieme, andavamo al mare, sul mio mare insieme, giocavamo insieme, sempre, e lei mi aspettava, sempre, anche quando quell'ultimo anno del collegio, tutti i sabato tornavo a casa, lei sempre mi aspettava, e andavamo a giocare sulla soffitta con le sue bambole. Avevamo dieci anni quando lei, fece la parte del prete e mi sposò. Con il mio primo grande amore. Lei poi si fidanzò a 14 anni con un ragazzo che abitava in un paese vicino alle montagne ed io brontolavo un po' e dicevo " Ma perché non si sposa con uno che abita al mare?". Così un prete vero, il 15 maggio 1977 sposò me con l'amico del suo fidanzato. Ora io sono quassù sul paese vicino alle montagne, lei si sposò una anno dopo di me al mare! Anche lei ha due figli più o meno del’ età dei miei. E’ il
i8 marzo io ero a cena, insieme a lei ed altre nostre amiche, mia cugina dice a tutte noi "sono incinta di due mesi" È allora che io dissi, "fammi toccare la pancia, fino ad ora non ho mai toccato le donne incinte, voglio sentire la vita che ricomincia" e appoggiai la mia mano: un forte formicolio accompagnato da un dolore acuto paralizzò completamente la mia mano togliendola subito. Mia cugina, vedendo il mio volto sbiancato domandò: "c'è. Qualcosa che non va?" " O niente, è che non ho mai toccato le donne incinte, non voglio disturbare il bambino", ma, per tutta la serata, invasa dall'angoscia non parlai più. La settimana dopo, lei andò all'ospedale perchè rischiava di perdere il bambino, così le dissi tranquillizzandola, probabilmente avrò sentito le minacce di aborto, ma dentro me stessa non ero convinta. Per tutti i nove mesi ogni volta che andavo a trovarla, una grande tristezza mi faceva restare muta e non capivo il perché.
Era il 19 ottobre 1994, ed è nato Roberto, il suo terzo bambino. Ero all'ospedale. Che strano però, " perchè sei ricoverata in pediatria?" è lei " perché il bambino ha qualche problema , è in incubatrice, quindi non si può vedere ora".
Era a casa, il bambino sulla carrozzina, mia cugina aveva la testa abbassata, china, triste, ed io, chiesi il motivo della sua tristezza." " IL mio bambino è dawun" e scoppiò a piangere ed io " O no" dicevo a me stessa " perché Dio, perché Tu, Tu, le hai dato un bambino dawun, lei, lei, non era lei la mia amatissima cugina che non ha voluto fare quell'esame e perché diceva " quello che Dio mi dà mi prendo. Tu la premi cosi. Questo è il bambino più bello del mondo! Il naso all'insù, la bocca, sembra una bellissima pittura su quel vicino rotondo e delicato, gli occhi chiari, spalancatissimi, dolcissimi, ma, ma, questi occhi parlano, mi stanno parlando, mi stanno parlando. " io non sono un bambino Dawn, sono un bambino come gli altri ho solo bisogno di più amore" e lo avrai, risposi io con la voce della mente. Lo presi in braccio e lo strinsi sul mio cuore cullandolo un po'. Cominciai a toccarlo sulla testa, " ma, non sento niente, quindi la sua testa sta bene, non ti preoccupare", dissi a mia cugina " io gli farò la mia pranoterapia e gli altri dottori faranno quelle terapie, così lui, parlerà, mangerà, camminerà, giocherà, lavorerà, amerà, come tutti gli altri bambini, come tutti noi. Tornai a casa, quella notte sognai, quella voce forte, decisa, maschile e dolce che mi chiama "........ , insisti sul cuore" e mi svegliai il cuore? . Quella domenica toccai il suo cuore. " O no!!. Un forte formicolio accompagnato da un dolore acuto paralizzò la mia mano sbiancando il mio viso, e la mia amatissima cugina vedendomi disse preoccupatissima, " cos'altro c'è che non va ancora" " niente. E’ solo che, così le raccontai del sogno, " comunque non ti preoccupare, se mi ha dato così, è perché deve essere aiutato il suo cuore, quindi stai tranquilla .La settimana dopo, ricoverarono il bambino, per fare tutti gli accertamenti. Una grave malformazione al cuore comprometteva la sua vita. Dobbiamo operarlo più di una volta altrimenti non sopravviverà, però ora è troppo piccolo per questa operazione, aspettiamo ancora un po'. Ma appena vedi che il suo volto diventa nero dobbiamo operarlo dissero i dottori, " ora ho capito" dissi a mia cugina, non ti preoccupare, ecco perché devo insistere sul cuore, io lo aiuterò. Andavo la domenica da lei, come quando da bambina, tutti i sabato di quell'ultimo anno del collegio, tornavo a casa. Lei mi aspettava, sempre così andavamo a giocare con le sue bambole. Ora giocavo con lui, il suo bambino, cosi sveglio, troppo dolce, con lui non serve parlare, capisce, senza parlare, fa tutte le cose come gli altri bambini, anzi di più parla con gli occhi del cuore, dell'amore e poi il suo volto non diventerà mai nero. Al settimo mese però, un virus intestinale fece decidere i dottori di operare .Era seduto su quel lettino di quel grande ospedale, nessuno poteva entrare, solo sua madre, si poteva vederlo dalla finestra, stava andando tutto bene!. I dottori erano meravigliati, molto meravigliati per come reagiva, le infermiere giocavano con lui, perché dicevano, è buffo è proprio buffo. Ha mille espressioni. A casa, nonostante quel grande taglio sul petto, non si lamentava mai, così tutti noi, adoravamo quel piccolo Cristo. Suo padre, per paura di sciuparlo quasi non lo toccava, quando lo abbracciavamo noi diceva " attenti attenti". Intanto il bambino cresceva bene mangiava, rideva, giocava, piangeva, come gli altri bambini, così io, continuavo a toccare il suo cuore, la sensazione che provavo più o meno era uguale come prima, però sapevo che dovevano operarlo di nuovo, quindi stavo tranquilla, e così tranquillizzavo anche lei, la mia amatissima cugina. Era il 12 novembre 1995, mi svegliai, presto con una grande smania di andare giù dal bambino, così svegliai mio marito, non era previsto di andare a Sant’Elpidio a mare ma quella smania non mi faceva stare in pace così ci andai. Mia cugina non c'era, perché............ C'erano solo le due nonne , il bambino era seduto sopra al tavolo, stava giocando con un piccolo pianoforte, che strano però, mi guarda, ma oggi è diverso, mi fissa negli occhi, con una espressione da grande, ma che dico. Da più, grande, deciso, come se volesse dirmi qualcosa, ma io, non ho capito. Comincio a toccare il suo cuore. O no, perché la mia mano si paralizzò completamente, il formicolio è troppo intenso e il dolore troppo acuto, non va bene, dicevo a me stessa, così dissi a mia zia, quando dovete controllare di nuovo il bambino? " lo abbiamo controllato questa settimana , il dottore ha detto che sta andando bene, perché ?" Comunque,io consigliai di non farlo ridere, non farlo giocare, non farlo sforzare. Le salutavo, andai via per tre volte, ma poi rientravo e ritoccavo il bambino, ripetevo a mia zia quando lo dovete ricontrollare ? Comunque non lo fate giocare? non lo fate ........ E mia zia" ma insomma, oggi mi sembri matta si può sapere cos'hai?" Era il 26 novembre 1995 e Roberto era lì sopra, sopra quella pietra, però ora il lenzuolo è bianco, i fiori sono bianchi ,il bambino, è vestito di bianco , ha gli occhi socchiusi, la bocca semiaperta, le braccia aperte, il suo dolcissimo volto è, bianco, mi sembra, di vedere un piccolo pierrot. Lo prendo in braccio, lo stringo sul mio cuore cullandolo un po'. Si, mi sembrava di tenere un piccolo pierrot di ceramica bianco e ora? Cosa dirò a lei, a lei, alla mia amatissima cugina, come la consolerò. Dio, perché?, perché ?. Natale 1995, e regalai ad una mia carissima amica il calendario 1996 con la foto del suo bambino di un anno. Era gennaio 1996, ed io sognai "la fotografia di Roberto che a me piaceva tanto, perché sta seduto sopra al tavolo della cucina, poco dopo l'operazione con un fazzoletto grande blu a scacchi bianchi, sulla testa legato a metà fronte, gli occhiali rotondi blu di sua sorella, le mani appoggiate sopra alle gambe, con una espressione buffa, carina, e mi diceva, " anche io voglio il calendario, poi lo dai a mamma", e mi svegliai, " no, tu no sei un sogno vero, come posso fare il calendario con la tua foto del 1996 tu sei morto!!." Non posso, mia cugina soffrirebbe di più, tu non ci sei più, non posso proprio. Lo raccontai alla mia carissima amica che invece insisteva di fare il calendario. No no io, non posso é morto.
Venerdì 16 Febbraio 1996 mi svegliai con une forte sensazione andai a fare il calendario con la foto di Roberto, poi, la feci vedere alla mia carissima amica che rimase sbalordita per la bellezza della foto del bambino che sembrava vivo.
Domenica 18 febbraio 1996, ero a casa di mia cugina, però lei non c'era, " sono tutti all'ospedale" disse mia zia. Stavano tutti là, perché mio nipote ............ L'altro figlio di mia cugina, aveva avuto un falso attacco di appendicite , quindi erano tutti là. la camera era piena. Andai all’ospedale portando il calendario ,avevo paura a darglielo , così dissi a mia cugina "io, non lo so se ti piacerà, però devo dartelo lo stesso, perché", così le raccontai la storia del calendario della mia carissima amica e del sogno. Lo sfoglia , fa un salto di gioia, poi scappa sul corridoio dell’ospedale, chiama l'infermiera, e grida forte " guarda guarda, cosa mi ha regalato mia cugina, e bacia l'infermiera" , poi dice, " oggi è il compleanno di mio marito!" Così racconta il mio sogno all'infermiera, alle altre persone che erano sul corridoio, insomma a tutti, ed io " ma che sei matta!" e lei la mia amatissima cugina dice forte " no, è che tutti i giorni io, mio marito, mamma, litighiamo con babbo perché, vuole fare un poster grande con questa foto per appenderlo lì sulla sala da pranzo, così lo vede tutti, ma noi non vogliamo, perché già ne abbiamo altre. Mettilo sulla tua camera,mio marito riprende mio padre " no lo voglio qui con questa foto”, e poi mia cugina disse ho visto un calendario con il bambino di una mia parente a Natale , mi è piaciuto tanto , e dentro me ho detto se a Roberto glielo avevo fatto l’anno scorso, che ancora viveva ….ma ora è morto! Come faccio a farlo?” .
Ed ora gli angeli giocano con un piccolo pierrot di ceramica bianco.
La mia pranoterapia 3
Era poco dopo la morte di mio padre, da il mese di agosto del 1991 erano le tre del pomeriggio di un venerdì, stavo riposando sul mio letto, ero sveglia e disperata, guardavo il soffitto della mia camera, non riesco a descrivere la mia sensazione, ma , ecco, mio padre volava sopra di me, stava per abbracciarmi, io gridai " ma tu sei morto! ", poi di colpo sparì, ed io felice lo richiamavo, " oh! Babbo ritorna, ritorna da me"; non ritornò, non dissi niente a nessuno., avevo paura di essere presa per pazza, come quando da bambina in quel collegio, vedevo le ombre e sentivo le voci, è quella suora continuava a portarmi dal dottore, mi visitava e mi faceva un sacco di domande, per poi dire a quella suora " la bambina è molto sensibile, lasciatela sognare."
La mia pranoterapia Dedicato ad una mamma.
8 maggio
Piangeva, tantissimo,era a casa mia da qualche giorno, oramai. Era al quarto mese di gravidanza della mia prima nipotina. La compagna di suo padre, aveva sostituito la fotografia della sua mamma morta per una grave malattia, con lo scheletro di una una bambola " woudoo”. Suono il campanello, "sono la compagna di ........, " e andò a chiamare suo padre. Dissi io: "non sono qui per giudicarti, capisco che hai una compagna, però, tu, non dimenticarti dei figli di tua moglie che è morta." E lui, scoppiò a piangere ,a piangere, e con un filo di voce disse: " ma io non l'ho dimenticata", e fu allora, che la sua compagna, abbracciandolo, stringendolo, accarezzandolo, chiamandolo per nome, disse:" ma ora ci sono io, ora ci sono io", ed io un po' agitata mi rivolsi a lei dicendole “ sai che stai insieme ad un vedovo con quattro figli, tutti minorenni, quindi, prima, devi rispettare i suoi figli, poi i tuoi figli e visto che stai abitando dentro la casa della prima moglie , rimetti a posto la fotografia della loro mamma, che è morta".la compagna, " ma ora ci sono io...........lei è morta, la devono dimenticare ........", ed io scioccata per quelle parole , risposi con un filo di voce " quello che c'è in fondo al cuore, non muore mai" e me ne andai..................
Una canzone per te, una mamma che non può difendere i suoi figli, per il semplice fatto, che è morta. "Mamma, solo per te la mia canzone vola, mamma, ma la canzone mia più bella sei tu, mamma sei tu la vita , e per la vita, non ti lascio mai più". Quindici anni dopo , per una grave malattia, il loro padre, morì nello stesso giorno e lo stesso mese di sua moglie. Al suo funerale, le persone bisbigliavano.. ..........ma che coincidenza, ...... lo stesso periodo ............. cercava lei, la moglie morta e si ........... Oh! Ma che carina quella cartolina con gli Angeli attaccata a quel vaso della stella di Natale dentro la loro cappella
di famiglia che ho personalmente portato.
" Di vita in vita, attraversando mondi, si ritorna da chi si è amato, e ritrovarsi, per continuare insieme, un lavoro già iniziato “. La vita è come un film, tutta una tirata, a ritmo serrato da stare senza fiato, tutta una sorpresa, tra gioia e dolore, tra il buio e la luce.
La mia pranoterapia 4
Fin da bambina avevo sempre sognato e ricordato i miei sogni. Ma dopo la morte di mio padre erano diventati più forti, più chiari e più insistenti. Il mio dolcissimo padre non veniva a trovarmi nei sogni; ma io continuavo a chiamarlo, così una notte lo sognai. Mio padre era sulla montagna, c'era la neve, mi dava la sua mano, ma io non riuscivo a prenderla, mio padre si allontanava, si allontanava, e io lo chiamavo e lo richiamavo, ecco quella fortissima, decisa voce maschile, che dolcemente mi sgrida.................. "non chiamarlo, i trapassati se non possono mettersi a contatto con voi, li fate solo soffrire" e mi svegliai.
La mia pranoterapia 5
Il 9 dicembre 1991 la mia adorata nonna morì. Era la madre di mia madre, ed io sprofondai nel buio. Ebbi la febbre a 40 per quattro giorni, e in quei giorni, nel mio letto ricordavo lei, la mia nonnina, delle sue buonissime polpette, e di quando mi raccontava di quel mattino 14 aprile 1958 quando a mia madre cominciarono le doglie, e lei andò a chiamare l'ostetrica e mio padre che era a casa di sua madre. Mio padre e mia madre avevano litigato di grosso così si separarono, ma quando mio padre mi vide, si innamorò di me e non la lasciò più. Io sono la sua prima figlia.
La mia pranoterapia 6
Era poco dopo la morte di mia nonna, incontrai un mio carissimo amico e mi disse " vai a Gimigliano di Vena rotta ad Ascoli Piceno troverai una grotta dove nel 1948 per la prima volta, ad una bambina apparve la Madonna, là, troverai la pace" e io ci andai.
La mia pranoterapia 7
Era il mese di gennaio del 1992, ed io sognai di nuovo, ero in quella grotta al piano di sopra, stavo in ginocchio, quando una fascia di luce mi prende e la voce mi dice " ........... Quando ritornerai sulla grotta, riceverai un dono" e mi svegliai e non capivo. La voce era maschile forte decisa e dolce.
La mia pranoterapia 8
Era .............. Sognai due signore vestite di bianco, una di loro mi chiama " .............. svegliati svegliati, a Giuliana nascerà un maschio, guarda bene il bambino" mi fecero vedere il bambino avvolto su un asciugamano verde, e mi svegliai. La settimana dopo nasce Mattia, andai all'ospedale a trovare quella mia amica, ecco l'infermiera entra nella stanza, porta il bambino avvolto in quell'asciugamano verde, io lo prendo in braccio e il tempo si fermò.
La mia pranoterapia 9
Era poco dopo la morte di mia nonna, un titolare mi licenziò. Ora ero senza lavoro, senza mia nonna, senza mio padre. Non ero triste, non ero felice, non ero più io.
La mia pranoterapia 10
Sognai di nuovo. Ero su un pianeta quaggiù, mia nonna era sul pianeta lassù, io andavo su e giù e dicevo " nonna ma perché non vieni un po' quaggiù con me" e lei " quassù c'è sempre il sole" e io, " ma anche quaggiù c'è il sole" e lei " Laggiù si spegnerà, quassù non si spegne mai" e mi svegliai.
Sognai di nuovo la mia adorata nonna. Mi portò in un posto dove c'erano tanti mazzi di fiori dal profumo intenso, e mi svegliai. La settimana dopo comprai un giornale, dove c'erano dei racconti di persone che erano a contatto con i loro cari morti. C'era il racconto di una mamma, suo figlio su un messaggio le diceva " mamma stai tranquilla io sono in un posto dove ci sono tanti mazzi di fiori dal profumo intenso." Oh!!! Che grande gioia sapere, che la vita continua, e la mia nonnina mi consolava anche da lassù.
La mia pranoterapia 11
Era luglio 1992, stavo riposando nel mio letto, ma non dormivo, ecco, un angelo stava sospeso in aria sopra di me, poi si allontanò piano piano fino al soffitto della mia camera, e sparì. Aveva grandi occhi ed erano chiusi il naso sottile, la bocca grande a forma di cuore, i capelli lunghi neri e spartiti in mezzo alla fronte, portava la tunica bianca, era di fianco e le sue mani giunte sotto il suo volto chiaro come se stesse dormendo. Il mio angelo, che sensazione di pace mia aveva lasciato.
La mia pranoterapia 12
Marzo 2017
Cinque nipoti cinque fiori nel giardino ho io, sono diversi di colore, uno ha gli occhi blu. Il .......... è nata la mia prima nipotina, io, di lei, poi, mi innamorai. Le canto " tu, ora, non sei più una bambina sei una bella fragolina, quando vai sul motorino. Quanto mi piaci, io, scrivo mille pensierini che ti parlano, d'amore, dai, fragolina ti porto io a ballare, il tuo zucchero per te sarò". Ed ora, sono qui, insieme al sole ore e ore ad ammirare l'aurora in fiore.
Ma che carina la mia seconda nipotina !!! È proprio carina. " Angiolino mio carino, dormi sopra il mio cuscino, fa che dormi in compagnia, di Gesù e di Maria."
Il........ è arrivato Pierino la peste, ma io so "crescerai, imparerai". In un presepe vivente fece Gesù Bambino. " un angelo bello è sceso quaggiù, per dire a Maria del bimbo Gesù, Maria è la mamma del Bambino Gesù, Maria è la mamma di tutti quaggiù."
Alla scuola primaria la chiamano la santa Angelica per quanto è buona, io, invece la chiamo, puffetta tontolona, è troppo buona. " Angelo di Dio che sei il suo custode, illumina custodisci reggi e governa a lei, che ti fu affidata dalla pietà celeste così sia."
............... Che carino ha gli occhi furbetti di un topolino, ma, chi ti ha portato a te, gli chiedo io "la rondinella" risponde lui.
" quattro angoli ha il tuo lettino, quattro angeli sul tuo cuscino. Matteo, Marco, Luca e Giovanni, beneditelo negli anni."
" vorrei tornare indietro per un momento" quando è nato il mio primo figlio, il Ciccio bello che non avevo mai avuto, che bello il mio Ciccio bello, l'anno dopo, ecco la mia bellissima bambolina, ora ricordo le loro prime parole, i loro primi passi i loro sorrisi il primo giorno di scuola, i loro giochi i loro amici, ..................
" ma il tempo non si ferma, corre lontano".
La mia pranoterapia 13
Ero in un concerto di un cantante, insieme ad altre due mie amiche e mia figlia. Loro volevano vedere e parlare con il cantante, così, finito il concerto, aspettarono dietro al cancello chiuso, accanto ai carabinieri, sicure che il cantante passasse di lì. Una ragazza non del mio gruppo, correndo dai carabinieri dice " Aiuto aiuto chiamate un dottore, la mia amica si sente male". Che strana sensazione avevo io, il mio cuore cominciò a battere velocemente ,le voci delle persone si allontanavano, non stavo male, non stavo bene, qualcuno mi spingeva dolcemente, ma non c'era nessuno, tutto era fermo, il tempo non c'era, che succede, chiedevo a me stessa, ma non camminai, non so quanti minuti dopo ritorna quella ragazza e disperata disse ai carabinieri, che intanto avevano chiamato un'ambulanza che ancora non arrivava, " la mia amica sta male sta male è svenuta, qualcuno mi aiuti" riecco quella strana sensazione ancora più forte, il mio cuore sembrava volesse uscire dal mio corpo per quanto batteva, le voci di quelle persone oramai erano lontanissime, tutto ora era fermo, io cominciai a camminare spinta da qualcuno che non vedevo ma sentivo, mi accompagna fino a quella ragazza svenuta appoggiata a metà sopra la macchina, io prendo la sua mano, le tocco la fronte, contemporaneamente arriva una persona che dice " io sono un dottore, tu chi sei?" Io non rispondo ma lui mi lascia fare, quella ragazza intanto comincia a rinvenire, si alza e dice, "sto bene sto bene" io intanto ricomincio a sentire le voci di quelle persone e il tempo a ritornare normale, e quella ragazza continuava a dire felice " sto bene sto bene grazie dottore" e quel dottore dice" non devi ringraziare me, ma quella signora laggiù", io intanto mi stavo allontanando, perchè quelle persone incuriosite mi venivano dietro e chiedevano, chi sei, chi sei, e quella ragazza "grazie grazie signora" e mi salutò. Io ora ero sconvolta, ma non stavo male, e chiedevo a me stessa ricordando di quel sogno di quella grotta di quel gennaio 1992, e di quella voce maschile, forte, decisa e dolce che mi diceva " ............ quando ritornerai sulla grotta riceverai un dono" È questo il dono? Rispondimi poi chiedevo a quello, che sentivo ma non vedevo. Era quell'agosto del 1992 in quel concerto di quel cantante. Andai da un mio carissimo amico dottore e raccontai quello che mi stava accadendo e chiedevo "sono pazza o è vero" e lui "no tu non sei pazza, quello che hai sulle mani si chiama pranoterapia, e se tu vorrai potrai aiutare la gente". Finalmente un dottore mi credeva, credeva ai miei sogni, a me stessa, che grande sollievo avevo ora. Guardavo le mie mani, e dicevo a me stessa, si, questo è il dono di quella voce forte, decisa, maschile e dolce, ma, io guarire? Aiutare? Io no, non è possibile, proprio io, ma ora ricordavo di quando ero in quel collegio, e quella suora mi diceva " ....... tu sei tanto buona per quanto sei cattiva" e di quel vecchietto povero che tutti i giorni aspettava quella scodella con la pasta asciutta davanti al portone di quel collegio, mi piaceva portargliela, era così piccolino con la barba corta e bianca e tanto dolce, mi faceva tanta pena, di quei passerotti morti su quel cortile li seppellivo sotto la terra, con la croce e i fiorellini intorno e dicevo la mia preghierina, di quando andavo in infermiera a coccolare le mie amiche malate e facevo le punture sulle mele, di quando riuscivo a far fare la pace alle bambine che litigavano, alla mia carissima amica Laila quando la sera, in quella grande camerata di nascosto di quella suora mi chiamava" ............ tienimi un po' la mano," lei si addormentava, di quando quella suora tutti i giorni mi chiamava e mi diceva, " ....... tu senti la voce di Dio, devi farti suora" che grande pena avevo io, così un giorno glielo dissi " si, io sento quella voce, ma non mi dice che devo diventare suora" . Era il mese di settembre 1992, così cominciai a fare la mia pranoterapia alle mie amiche.
La mia pranoterapia 14
Era sempre quel mese di settembre 1992, entrai nella mia bellissima casa, fuori dalla finestra c'era un signore, si vedeva dal busto in su, senza il vestito, il suo volto era bruttissimo, il suo sguardo cattivo, sopra la sua fronte due piccolissimi bozzi come se fosse un diavolo, " Oh! gli dissi, se ci sei tu allora c'è anche Dio, quindi non mi fai paura, vattene via" E sparì.
La mia pranoterapia 15
Oramai si era sparsa la voce che io aiutavo le persone, quindi le persone venivano, però più di quattro al giorno non ne potevo toccare, perché io ci stavo male e più ci stavo male e più loro stavano bene. Su alcune malattie mi si paralizzavano le mani, su altre mi facevano male, oppure avvertivo un formicolio, a volte mi girava la testa e vedevo le persone avvolte da una nebbia, oppure un'ombra che passava e mi faceva sentire freddo. Avvertivo le vibrazioni il mio cuore batteva forte oppure si fermava per un momento, sentivo l'odio , l'amore è l'angoscia, e più passava il tempo e più sentivo, sentivo sempre di più la presenza di qualcuno che mi aiutava, ma ancora non si faceva vedere. Io non parlavo mai della mia pranoterapia e non volevo che si dicesse tanto perché mi vergognavo un po'.
La mia pranoterapia 16
Sognai un piccolo buco di luce sul buio e una voce di ragazzo arrabbiatissimo e disperato mi chiama " .............., dov'è Dio, io non vedo la luce dov'è" ed io "eccola lassù" e lui, " no, non la vedo, dov'è" e gridava, gridava talmente tanto, e mi svegliai. Ora mi sentivo angosciata, pesante, così pesante che non riuscivo a camminare e non riuscivo a dimenticare quella voce di ragazzo così disperato e arrabbiato, allora mi venne in mente di accendere un lume per lui e aiutare una persona per lui, e dicevo a me stessa " Dio fagli vedere la luce, per favore ti prego." Ora ero leggera. Sognai di nuovo stavo sospesa su una stanza, sotto di me c'era un letto, una persona del mio paese distesa su quel letto e accanto a quella persona c'ero io, quella persona mi diceva, " .............. toccami la schiena mi fa tanto male" ma quando incominciai a toccarla lei incominciò a ridere un'altra volta a ridere, a ridere, a ridere, a ridere, ma, ecco quella voce forte decisa maschile e dolce mi chiama " .......... non ti preoccupare se qualcuno ti prenderà in giro, tu continua fare le imposizioni delle mani" e mi svegliai. La settimana dopo, camminavo in mezzo alla piazza del mio paese, eccola quella persona del mio sogno mi chiama " ............. ho saputo che tu ........." incomincia a toccare le mie mani, poi ad un tratto incomincia a ridere, a ridere, a ridere, e io ora ero felice e mi dispiaceva per lei che, non vedeva non sentiva non sapeva non amava. Così io continuavo a fare la mia pranoterapia.
La mia pranoterapia 17
Era maggio 1993, venne una persona. Io accanto a quella persona avevo una sensazione strana, molto strana, brutta, quella persona mi fissava negli occhi e mi diceva continuamente, io non ci credo, io non ci credo, mi faceva un sacco di domande e mi chiedeva se avevo " il patentino di pranoterapeuta", io le raccontavo come me ne ero accorta, ma quella persona continuava a dirmi io non ci credo, io non ci credo, così non venne più, mi chiese quanti soldi volevo, ma io risposi, " non lo faccio per i soldi, non metterò mai una tariffa, altrimenti non potrei aiutare i poveri, quindi non mi devi dare niente." Dopo un po' di tempo venni a sapere che quella persona era andata a farsi fare la pranoterapia da un'altra persona che lo faceva per mestiere, quindi era giusto che si facesse pagare. Quella persona aveva avuto fiducia dell'altra persona che faceva pranoterapia, perché aveva appeso sul muro del suo studio diplomi e patentino, io non avevo uno studio, non avevo diplomi, non avevo il patentino costava dei soldi fare quella famosa lastra che mi avrebbe rilasciato quel patentino dove c'era scritto, "pranoterapeuta", io, non avevo quei soldi a disposizione, avevo solo il mio amore, è una grande voglia di vedere Dio.
La mia pranoterapia 18
Sognai di nuovo. Mi trovavo seduta su un grande scivolo altissimo, in fondo allo scivolo c'era un laghetto e un gruppetto di angeli con le braccia aperte, e mentre scivolavo loro mi raccoglievano, intorno al laghetto c'erano le piante, ed erano vive, tutto era più vivo di quaggiù, a fianco alla mia destra c'erano le montagne con la neve, non sentivo caldo, non sentivo freddo, che dolce che era e mi svegliai.
La mia pranoterapia 19
Venne una persona del mio paese lei era già stata da un'altra persona che faceva pranoterapia da tanti anni ma siccome abitava in un'altra regione venne da me. Dopo quattro imposizioni delle mie mani, incominciava a stare meglio, mi parlava sempre di quella persona che faceva pranoterapia e mi diceva " perché non vai a conoscerla lei è da tanti anni che fa pranoterapia, potrà darti dei consigli. Lei mi prese l'appuntamento, e io ci andai quel mese di agosto del 1993 e quella notte ebbi mille incubi e non capivo. Ora ero davanti a quella persona, che brutta sensazione avevo io. Cominciò a farmi mille domande con freddezza sulla mia vita, passato e presente, ed io rispondevo a tutte le sue domande, ma quando le facevo io quella persona mi diceva, " il mio spirito guida mi sta dicendo di non risponderti", io soffrivo in quel momento, poi quando raccontavo dei miei sogni e di quella grotta di Gimigliano di Venarotta di Ascoli Piceno e di quella voce forte decisa maschile e dolce, con grande freddezza lei mi disse" tu non puoi fare pranoterapia, perché i tuoi poteri sono del diavolo, solo il diavolo può farti vedere un bambino che nascerà, e quella grotta, io, non l'ho mai sentita, io ho visto la Madonna a Medjugorie, lì è apparsa davvero, vieni da me ti esorcizzerò" mi diede il suo indirizzo di dove abitava, il suo patentino, e mentre me lo dava quel suo sguardo, quei suoi occhi, erano diventati più cattivi, ironici. Nel patentino c'era scritto: paramedico, pranoterapeuta. Poi mi diede un volantino dove c'era la sua fotografia e dove era scritto il suo nome, vota ........... e il partito.
Io ora ero sconvolta, avevo paura, e credevo davvero che fossi un diavolo, non volevo fare più la mia pranoterapia, non volevo toccare più nessuno, piansi per una settimana, non dormivo, non mangiavo, e quella persona del mio paese non venne più a fare la mia pranoterapia, quando la incontravo, io, la salutavo, ma lei scappava via come se vedesse un diavolo, e in giro diceva alle sue amiche di non venire da me, ma ecco, squilla il mio telefono era sempre quel mese di agosto 1993, " ciao sono Vincenza, la mamma di Martina, io abito a tre quarti d'ora di macchina da casa tua, mi ha parlato di te una mia amica del tuo paese, puoi venire all'ospedale?" ed io, "ma cos'ha Martina?" E lei "Oh!! Non ci sta con la testa, è in rianimazione, è in coma" ed io "Ma i dottori non mi faranno entrare in rianimazione, io, non ho il patentino, non è possibile" Non so perché mi venne in mente e dissi, " mandami dalla tua amica una fotografia di tua figlia" e lei la mandò. Oh!! Che bellissimo e dolcissimo volto, con i lunghi capelli castano chiaro, ma perché sto piangendo, che sensazione che avevo, piangevo senza sapere il per che, e pensavo a quella grotta di Gimigliano di Vena rotta ad Ascoli Piceno................
La mia pranoterapia 20
La settimana dopo, il venerdì, squilla il mio telefono, " Ciao, sono Vincenza, la mamma di Martina, vieni qui all'ospedale" ed io " Ma non posso, non capisci che non mi faranno entrare in rianimazione" " Oh!!!!" rispose lei " si è svegliata dal coma, ora è in una stanzetta da sola, in ortopedia" ed io " ma cos'ha" e lei "non ci sta con la testa" " E va bene, domani mattina verrò laggiù alle dieci, tu trovati in sala d'aspetto, ci riconosceremo ........" avevo una sensazione un po' strana, come pensavo a Martina, mi veniva da piangere, così mi feci accompagnare da mio marito. Ora ero insieme a Vincenza in quell'ospedale, mentre salivamo le scale le chiedevo " ma cos'ha Martina" e lei, " due anni fa le hanno tolto una mammella ed ora quel tumore ha attaccato la spina dorsale, il suo stomaco, il suo fegato e il suo cervello è spaccato e i dottori hanno detto: a Natale non ci arriverà" e piangeva, e piangeva, piangeva, e io "Oh no" e mi bloccai, e trattenendo le parole le dicevo, " Io non posso entrare, non posso fare niente, io" e lei, "ti prego vedila un attimo" e piangeva e piangeva piangeva, "va bene, entrerò in quella stanzetta, ma solo per un attimo" giusto per farla contenta dicevo a me stessa. Ecco, lei apre quella porta, che visione e che sensazione, il marito di Martina era seduto in fondo al letto, e sembrava che dovesse morire anche lui, e lei, lei, lei non aveva più quei lunghi capelli, non aveva proprio più i capelli, ma il suo volto era sempre bellissimo e dolcissimo, io la guardavo, lei mi fissava negli occhi, ma non mi parlava e non si muoveva, " cosa le faccio" dicevo a me stessa " dove la tocco" non sapevo proprio dove incominciare, avevo paura, girai un attimo la mia testa dove c'era il comodino, Vincenza, aveva fatto un piccolo altarino, c'era una Madonnina, molto carina, la guardai, per un momento, così incominciai a toccare Martina dalla testa ai piedi. Che sensazione dolce avevo ora e le mie mani bruciavano come se portassi il fuoco, ma non mi faceva male..........
Martina ora si muoveva e cominciava a respirare più serenamente e a rilasciarsi, così la toccai per un'ora, ma al momento di andare via, lei afferrò il mio braccio e lo strinse talmente forte da farmi quasi male e diceva " non andare via, io voglio te, solo te, non voglio morire, non per me, ma per Beatrice, la mia bambina" la tua bambina?!
La sua bambina aveva tre anni in quel momento. Ora la paura era ritornata, sentivo freddo, molto freddo, e dissi "Martina, non ti preoccupare, ritornerò, porterò la tua fotografia laggiù", così le parlai di quella grotta a Gimigliano di Vena rotta ad Ascoli Piceno, e scappai via, e Vincenza mi seguiva, mi seguiva, c'erano le scale, ma non le vedevo, ora non vedevo più niente, avevo solo quel volto disperato impresso dentro alla mia mente e molto freddo. Vincenza mi chiedeva "allora? Cosa mi dici, non morirà?" ed io, " non lo so, te l'hanno già detto i dottori" e lei, " oh no, la mia bambina, e piangeva, e piangeva, piangeva e mi seguiva fino alla macchina, io le dissi " guarda Vincenza, domani è domenica, io porterò la fotografia di tua figlia laggiù in quella grotta di Gimigliano di Venarotta ad Ascoli Piceno, poi vedremo, stai tranquilla ora". Tornai a casa a mezzogiorno e non mangiai. Andai nel mio letto, avevo la febbre, non riuscivo a respirare non riuscivo a dormire, non stavo male non stavo bene, chiudevo gli occhi, ma c'era sempre quel volto. Rimasi nel mio letto fino a mezzogiorno di quella domenica, il pomeriggio, accompagnata da mio marito, andai laggiù, sulla grotta a portare la fotografia di Martina e scrissi dietro a quella foto: " Tu che sei la mamma di quel bambino Gesù, libera, libera falla volare, e se puoi, falla vivere. Dio, voglio un segno quaggiù, ma devo vederlo e toccarlo, ti prego per favore." Misi quella fotografia in mezzo a una spaccatura della roccia di quella grotta e andai via. Ora non sentivo più freddo, non avevo più la febbre, non vedevo più quel volto disperato. La settimana dopo, il venerdì sera, squilla il mio telefono " ciao sono Vincenza, la mamma di Martina, puoi venire domani, qui a casa di Martina?" Ed io " a casa di Martina? Ma non so, io, lo sai, io non posso, sai, ho portato la fotografia laggiù sulla grotta ......... Non posso venire, perché non posso fare niente" e lei " Oh!! Sai l'hanno rimandata a casa, è perché sta meglio, ora ci sta con la testa, riesce a camminare appoggiata con me e non grida più" rimasi impietrita e avevo paura che mi stava dicendo una bugia, solo per farmi andare a toccare Martina e pensavo, se l'hanno portata a casa, sicuramente starà per morire, ed io non voglio vedere morire nessuno, così chiesi a mio marito se mia accompagnava, ed io ci andai insieme a lui. Avevo detto a Vincenza che sarei stata lì per le dieci del mattino invece un contrattempo mi fece tardare un'ora. " Oh!! Finalmente sei arrivata!" Esclamò Martina seduta sul divano alla mia sinistra di quel piccolo corridoio del suo appartamento, che divideva la camera dalla cucina e in mezzo, la porta d'ingresso. Stava aspettando me come se io venissi dal cielo, e, da una parte ero felice, di quel " Oh!!! Finalmente sei arrivata", ma dall'altra parte ero terrorizzata, io non ero quello che lei pensava che fossi, comunque cominciai a toccarla per un'ora...........
Andavo a casa di Martina tutti i sabato mattina. Martina migliorava precocemente, e la chemioterapia non le dava più fastidio è così non aveva più paura. Ora camminava da sola, mi apriva la porta lei, non era più con il pigiama, ora portava il vestito. Oramai eravamo diventate amiche. Stava per arrivare Natale, ed io adoro il Natale, con il mio presepe e il Bambino, così i dottori, visto quel miglioramento, avevano deciso di fare una tac per vedere a che punto stava quel tumore. Stavamo aspettando il risultato e Martina era un po' preoccupata, ma io la tranquillizzavo con le mie mani, Il mio amore, ma dentro me stessa, io aspettavo qualcosa che tranquillizzasse me. Era la settimana di Natale, il giorno della vigilia, ed io ero lì da lei quel pomeriggio. Entrai, quella volta c'era anche Beatrice, la sua bambina, che disse a suo padre, " chi è ................? È venuta ad aiutare mamma? Poi arriverà Gesù che la guarirà" ed io mi misi a piangere, e Martina sorrideva felice e disse, "Sai......... è arrivato il risultato della tac, (ma lo diceva con un po' di tristezza), mi rifaranno di nuovo la tac, il dottore quando ha aperto la busta, la girava e la rigirava, poi ha chiamato il tecnico, e gli ha detto " questa tac non è di Martina" il tecnico l'ha presa in mano rispondendo " è di Martina" il dottore arrabbiatissimo " non è possibile, il tumore può tornare indietro anche da solo, ma la lesione ci deve essere" gridò " quindi rifacciamo un'altra tac" che sensazione provavo io in quel momento. "Dio mi ha risposto! Capisci Martina, Dio mi ha risposto!!" così le raccontai di nuovo di quella grotta a Gimigliano di Venarotta ad Ascoli Piceno, e del segno che avevo chiesto, "ti rifaranno la tac, ma non troveranno quella lesione sul tuo cervello perché questo è il segno, il Suo segno".
Il mese di febbraio arrivò il risultato dell'altra tac, il dottore ed altri dottori la guardavano, la rigiravano, la cercavano, ma la lesione non c'era, e non capivano, e non capiranno mai. Ecco il segno. Lui mi aveva regalato un segno, e non solo a me, ma anche a Martina, a sua marito, ai suo parenti, a quei dottori, tutti potevano toccarlo e vederlo "sei tu Martina quel segno" dicevo poi a lei.................
Io continuavo a farle la mia pranoterapia, tutti i sabato mattina andavo da lei, ora aspettavamo che i dottori dicessero di smettere la chemioterapia, perché era guarita, ma quelle parole ancora non arrivavano, c'era sempre qualche cellula nel midollo, anche se diminuiva, ma c'era sempre quella cellula. I suoi capelli erano ricresciuti, ogni settimana erano più lunghi, stava per arrivare la Pasqua, ed io quel giorno sono particolarmente felice, comunque dicevo a Martina scherzando, perché i suo capelli erano ancora corti, "ma se continuano a crescere così in fretta, per Pasqua dovrai farti la permanente", e lei rideva, rideva, rideva con quella sua risata , unica e coinvolgente. Ora era il mese di maggio. Era quella settimana che si festeggia quella santa che sia chiama Santa Rita da Cascia. Io non amavo i santi, e mi arrabbiai tanto quell'anno che tolsero la festa dei morti, ma lasciarono quella dei santi, e dicevo alle mie amiche "Ma come, tolgono la festa dei morti? Ma i morti li abbiamo tutti, e lasciano quella dei santi? Che forse nemmeno ci crediamo?" Era metà settembre del 1993, il mio amico mi invitò a fare una gita con il pulman e con il prete a Cascia, a visitare i posti dove era nata e vissuta Santa Rita, "no" risposi, " io non conosco quella Santa, non so la storia e non voglio nemmeno saperla, e poi, non è che vado d'accordo con i preti", ma il mio amico così simpatico e buono come è riuscì a convincermi. La notte del giorno che andai a Cascia sognai: ero su un cortile, c'era un campanile, io ero vicina a un pozzo, alcune signore sulla finestra mi chiamavano, " ..............., stai bene attenta guarda lassù, ora apparirà la Madonna" alzai la testa e guardai lassù, il cielo era di un azzurro bellissimo, ma ad un tratto appare una suora vestita di nero a braccia aperte veniva sopra di me, e mi svegliai. E ma che razza di sogno è questo, mi dicono che apparirà la Madonna, invece appare una suora vestita di nero. Quella mattina mi alzai per andare a Cascia ,poco prima di arrivare a Cascia, guardavo dal finestrino del pullman, alla mia destra, quella montagna ricoperta di verde e quel cielo così azzurro, e quella sensazione di pace . La prima tappa il prete ci portò a Roccaporena dove era nata, battezzata e sposata quella santa, ma io ad un tratto, spinta da qualcosa, mi staccai dal gruppo, e andai sull'orto, sul suo orto come se fosse il mio orto, e arrivata lassù, che bellissima sorpresa, c'erano le rose, le sue rose, le mie rose, la pianta del fico, il suo fico, il mio fico.
Il pomeriggio, il prete ci portò a Cascia, sulla chiesa, nel convento dove era vissuta fino al giorno della sua morte. Ora sono sul cortile del convento, ecco il pozzo, quel pozzo del mio sogno, e lei, quella suora è proprio lei!! E le sue api, la mia ape, mi punge il dito ma non si gonfia, e che dolce sensazione, e quell'uva!! La sua uva, la mia uva. ..............
Era il 17 maggio 1994 ed io andai da Martina perché peggiorò improvvisamente con grande stupore della famiglia che mi chiedeva, " ma che sta succedendo?" ed io, " ma cosa mi dite voi, io, io, non capisco".
Entrai nella camera, Vincenza, la mamma di Martina piangeva, Martina mi disse, ".............., diglielo tu a mamma che non sono ancora morta, poi improvvisamente mi fissò negli occhi, quei suoi occhi, prese la mia mano e disse" ..............., tu sei un angelo".
Il 18 maggio 1994 Martina morì, aveva appena trent'anni. Ed io ora ero arrabbiatissima con Dio, mentre correvo da Martina, in macchina dicevo a mio marito, " ma come, prima mi fa vedere il segno, la fa camminare, la fa quasi guarire, e poi se la riprende così? Non è giusto così non si fa", ero molto arrabbiata, avvilita e triste. Entrai nella camera, Martina era lì, morta, sua madre piangendo e abbracciandomi mi dice, " ............. abbiamo fatto tanto e non abbiamo fatto niente", "non è vero" rispose la madre del marito di Martina " invece hai fatto tanto, vedi quella corona che porta Martina? L'anno scorso prima che arrivassi tu, Martina in un momento di rabbia e di dolore, la stuccò tutta bestemmiando, mio figlio però, raccolse tutti gli acini e l'aggiustò, poi, quando sei arrivata tu, Martina la ricercò e la volle appesa sul muro della camera accanto a lei, tu ............ le hai ridato la serenità, ci hai ridato la serenità, non pensavamo morisse così serena." Fu allora che mi avvicinai a Martina, il suo volto, quel volto aveva un'espressione sorridente, una signora disse "guarda, sembra felice" io, avevo portato un angelo che rappresentava l'estate, sulla testa portava una corona di fiori, e sulle braccia un fascio di grano, lo tenevo appeso sulla mia camera e ci tenevo tantissimo, lo volli regalare a Martina al posto dei fiori ma quando glielo appoggiai sulla mano, il mio corpo fu invaso da un dolce formicolio che mi rilassò completamente.
Appena tornai a casa, quel giorno squillò il mio telefono, era Lucia, una signora del paese vicino al mio, le avevo fatto un po' di pranoterapia l'anno prima , tutta entusiasta mi dice, " .......... Hai letto l'articolo sul giornale?" Ed io, " quale giornale?" E lei, " ma come non lo sai, laggiù, a Gimigliano di Vena rotta ad Ascoli Piceno, è apparsa la Madonna! Per tre giorni di seguito, l'hanno vista in cinquanta persone contemporaneamente, tu sai cosa significherà? Perché il primo giorno è apparsa vestita di nero?" Oh!! Dio, Tu, Tu hai lasciato Martina per me? Solo per dirmi che sono un angelo?" Oh!! Martina, dolcissima Martina. Ed ora adoro quella suora vestita di nero che si chiama Santa Rita da Cascia.
La mia pranoterapia 21
Era Dicembre 1995,la settimana prima di Natale.
Stavo facendo la mia pranoterapia ad una signora anziana,sulla piaga della sua gamba, quella piaga era grande e profonda,si vedeva il nervo,erano da tanti mesi che alcuni dottori la stavano curando,ma,la piaga si allargava sempre di più ,così ,quella signora provò anche con me .
Andavo a casa sua tutte le mattine ,mi chiedeva"guarirà questa ferita"? "non lo so",rispondevo io, "proviamo",ma quella settimana di Natale,per tre giorni di seguito,sulla sua gamba sopra alla ferita fasciata,si formò un cuore,e per essere sicura di quello che stavamo vedendo chiamai sua nipote che confermò.
Dio sono chiusa nel tuo cuore? Dicevo a me stessa.
La sua ferita cominciò a fare gli argini e quella buca a riempirsi di carne,poi un dottore completò la sua guarigione.
La mia pranoterapia testo di SAVY