Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
N.d.r: Dopo il successo starnazzante dell’Oca Quantica, non potevo che raccogliere l’invito a continuare. Così eccomi di nuovo a punzecchiare tra ironia e paradosso, pronta a raccontare un’altra storia nello stesso stile: leggera, pungente e, spero, altrettanto divertente.
Buona lettura :-)
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Io sono un prato. Verde, paziente, e francamente stufo.
Ogni stagione mi tocca assistere a drammi sentimentali tra insetti che si credono poeti, divinità, o pezzetti di Shakespeare con le antenne. Ma la storia di Yulja e Tontolone… ah, quella sì che merita di essere raccontata. Non per la bellezza, ma per la comicità involontaria.
Tontolone era uno scarafaggio stercorario. Non il più brillante, né il più elegante. Aveva sei gambette storte, un’aria da eterno secondo, e una palla di sterco che trattava come fosse il diamante Hope.
La spingeva ovunque, convinto fosse il suo biglietto per l’amore eterno. Ed era fermamente convinto che quella sfera puzzolente fosse un tesoro, un dono da regalare a chi gli avesse rubato il cuore.
E l’amore, per lui, aveva un nome: Yulja
Yulja, la mantide. Alta, algida e con un grande addome. Affilata come una critica disturbata. Sempre affamata.
Non parlava, sentenziava. Non amava, divorava. Per lei il prato era un buffet all-you-can-eat, e gli altri insetti erano piatti del giorno. Nessuno le stava simpatico perchè tutti stavano sul menu.
Un giorno, sazia di un ragno e con l’umore stranamente buono, Yulja si fermò a guardare Tontolone.
Lui, tremante d’emozione, rotolò la sua palla verso di lei e recitò:
“Sei la mia dea, la mia passione.
Con me, son sicuro,
la tua fame farà eccezione.”
Io, prato, mi piegai dal ridere. La formica inciampò nella sua briciola. Il grillo smise di suonare. Le margherite persero i petali.
Yulja, invece, lo guardò come si guarda un buffet che ha appena aggiunto il dolce. E rispose:
“Galante e succoso. Che pensiero delizioso!”disse leccandosi una zampa.
Da quel giorno, Tontolone divenne il suo compagno d’ombra. Lei lo lasciava vivere, come si lascia vivere un soprammobile che non disturba troppo. Gli regalava parole zuccherine, che lui raccoglieva come petali caduti, convinto che fossero fiori appena sbocciati.
“Tu sei diverso, mi sei prezioso” gli diceva, con voce che sembrava miele ma odorava di trappola. E lui, felice come un coleottero in primavera, spingeva la sua palla stercoraria con fierezza, come fosse il cuore stesso che rotolava verso l’amata.
Un giorno, per dimostrarle il suo amore, si concentrò con tutto il suo essere e liberò una puzzetta fetida, che salì leggera nell’aria e si trasformò in lettere danzanti: “Ode a Yulja mia di-letta.”
Il vento, imbarazzato, cercò di disperderla. I fiori si chiusero per non leggere. Ma Yulja, impassibile, fece ondeggiare il suo didietro come un ventaglio regale e mormorò:
“Che pensiero raffinato, mio scarafone adorato."
Quella fu un'estate d'amore e di attesa. Poi arrivò l’autunno. Yulja cambiò colore, depose le uova, e io, prato, già sapevo. Perché l’ho visto mille volte. Perché l’amore cieco, quando incontra l’appetito, finisce sempre nello stomaco.
E così, mentre le foglie cadevano e il silenzio tornava, l'amore finì e si avverò il detto...
"Quando il prato cambiò aspetto,
Tontolone diventò... piatto perfetto"
Un grazie speciale alle mie Muse viventi: senza certe ispirazioni spontanee, non avrei materiale così succoso da trasformare in racconti.
La realtà, a volte, è più generosa della fantasia.:-)