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Federico Faggin è l’uomo che ha deciso di digitalizzare l'umanità per poi ricordarsi, giusto in tempo, che abbiamo un'anima.
Fisico e inventore di genio, Faggin ha passato la prima parte della sua vita a creare il mondo moderno. È il papà dell'Intel 4004, il primo microprocessore commerciale al mondo, e il co-inventore del touchscreen. In pratica, se oggi passi cinque ore al giorno a scorrere video di gattini con il pollice su uno schermo, la colpa scientifica è principalmente sua. Per anni ha manipolato il silicio come se fosse plastilina, convincendo miliardi di transistor a fare esattamente quello che diceva lui.
Poi, nel bel mezzo della Silicon Valley, è arrivato il "salto quantico". Faggin deve aver guardato un computer e aver pensato: "Bello, ma non ha sentimenti. E soprattutto, non può fare meditazione". Da quel momento, ha deciso di rottamare il materialismo classico per dedicarsi alla spiritualità quantistica. Ha fondato una fondazione per studiare la coscienza e ha iniziato a spiegare che noi umani non siamo macchine biologiche, ma veri e propri campi quantistici auto-coscienti. Ha sostituito i microchip con l'entanglement cosmico, dimostrando che l'universo è un software pazzesco dove l'hardware siamo noi, ma la corrente elettrica è l'amore universale.
Oggi Faggin viaggia per il mondo spiegando che l'intelligenza artificiale non ci supererà mai, perché un computer potrà anche calcolare miliardi di dati al secondo, ma non proverà mai l'illuminazione spirituale sorseggiando una tisana.
Faggin, dopo aver contribuito a mettere un microprocessore dentro il mondo, ci viene a dire che il problema non è rendere le macchine più intelligenti, ma gli esseri umani meno stupidi nel confondere calcolo e coscienza.
Perché un’IA può imitare tutto, tranne il fatto di essere qualcuno. Può rispondere, prevedere, ottimizzare. Ma non può avere una vita interiore, non può sbagliare per amore, non può dubitare di sé davanti allo specchio. E forse è questo il punto più irritante della sua parabola: l’uomo che ha accelerato il futuro è finito per ricordarci che il vero lusso, oggi, non è la potenza. È restare vivi dentro.