A voi, che a me non deste che un occhiata.
Ditemi e raccontatemi di voi, dei vostri vani ma
vistosi sogni, vestiti di bianco e di oro adornati.
E che per poco non svaniscono, vuoti
nel non saper che so di voi.
A voi, madri del forse e figlie del magari.
Stringetemi, riempitemi di morbide carezze:
di voi non ho ricordo di veri baci, ma solo
di falsi e scheletrici schiaffi, quali porto
ancora, regretti nell’anima.
A voi, volatili rose bianche destinate a passare.
Giratevi e rivolgetemi parola, una soltanto.
Fremevo e fremo tuttora di conoscenza
e la vostra voce è saggio di passione e verità,
o, a dir d’altri, d’odio e disdicenze.
A voi, che per me non foste che sogni lucidi.
Altro non sarete, se non idoli atti ad aspettare
il messia, che dal monte sacro scende,
fiero e nemico di voialtre.
portando in braccio l’agnel del vero mio amor.