Fuori Tempo - il coraggio della verità (11)

scritto da Monica Benedetti
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo Monica Benedetti
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Introduzione e prefazione a cura di Tiziana Pompili Casanova- Grazie a chi ha avuto la pazienza di viaggiare con me
- Nota dell'autore Monica Benedetti

Testo: Fuori Tempo - il coraggio della verità (11)
di Monica Benedetti

Nota dell’Autrice

Il motivo che mi ha spinta a fare delle ricerche sul concetto di Verità è stata una traumatica vicissitudine che ha cambiato per sempre il corso della mia esistenza e dei miei sogni, avvenuta il 23 dicembre 2013. Sono cresciuta con il chiodo fisso della sincerità e dell’onestà; principi che mi sono stati inculcati da mio padre fin da quando ero bambina. Mi diceva sempre che una faccia pulita può entrare sia in una stalla che in una reggia a testa alta e, come lui, anche io ne ho fatto uno stendardo. Sono stata vittima vinta nei miei principi per più di venti anni in cui, gravi violenze psicofisiche, mi hanno portato a credere, fortunatamente solo in apparenza, a principi e valori che niente avevano in comune con ciò che la mia Anima credeva e conosceva. Ma qualcosa dentro di me, che oggi posso chiamare col suo vero nome e questa è la mia Scintilla Divina, mi ha sempre tenuta legata ad un filo sottile, invisibile, impercettibile, che mi ha impedito di cadere, consapevolmente e irrimediabilmente, tra le braccia del male. Sì, il male poiché, quantunque si sbandieri il contrario in certi ambienti new age e non, il male esiste eccome! Il mio amore per la Verità mi ha cresciuta con la curiosità e con la certezza che vi fosse molto da scoprire sulla storia dell’uomo, sulle nostre origini e le antiche civiltà, i movimenti filosofico-esoterici, la mitologia che ci hanno accompagnato nel lungo percorso storico e tali argomenti sono diventati una passione che non si è mai spenta ma per la quale, grazie a Dio, non mi sono mai venduta! Ci sono invece persone, come alcune che hanno segnato per sempre il corso della mia esistenza che, come Faust, hanno preferito vendere la propria Anima al male pur di essere illuminati dal Sapere. Persone che avevano un cuore grande e magico e che, all’improvviso, si è chiuso alla Verità, rimanendo intrappolate nella menzogna, nell’ipocrisia e negli inganni della loro stessa malvagità. La vita mi ha messo a fianco alcune di queste persone e per quanto io abbia cercato di combattere l’oscurità con la Luce dell’Amore, alla fine ne sono rimasta ferita nell’Anima, nel cuore e nel corpo, irrimediabilmente. Ma, sempre e solo grazie a Dio, non hanno avuto la furbizia di “uccidermi” definitivamente, forse stupidamente convinti che la disperazione e la delusione avrebbero fatto il resto. Si sbagliavano, poiché, anche nella più totale disperazione, l’Amore Divino non mi ha abbandonata e oggi sono qui a raccontare la mia ricerca sulla Verità, condivisibile o meno, donandola come un testamento che sia di insegnamento a coloro che stanno soffrendo a causa del male travestito da bene. E che si ricordino, come ricordo ogni istante, che solo l’Amore proviene dalla Sorgente del Bene, così come la Vita. Questo libro riassumerà l’intero percorso interiore, toccando anche i momenti salienti della vita materiale, che mi hanno condotta a cercare e trovare l’Unica, Assoluta Verità. Non me ne faccio detentrice, poiché è sempre stata alla portata di tutti; è sotto i nostri occhi perché vuole essere compresa e far parte di ognuno di noi. Ho solo imparato a vedere con gli occhi dell’Amore… Al percorso interiore è agganciato il proseguimento dello studio sui monumenti presenti nella Piana di Giza, percorso che mi ha accompagnata e mi accompagna in questa esistenza come il fuoco di Vesta. Sempre acceso, sempre alimentato dalla ricerca delle origini che mi ha condotta e continua a condurmi nei percorsi indicati dalla scienza di frontiera. Ho cercato di equilibrare, nel libro e in me stessa, la mia esperienza personale con il lavoro di ricerca poiché entrambi gli aspetti appartengono alla mia Anima. Fuori Tempo è stata una richiesta volta all’Universo: una pausa dal dolore, dalla sofferenza che mi permettesse di centrarmi e comprendere il traumatico momento che stavo sperimentando. L’Universo ha accolto la mia preghiera. Ringrazio tutti coloro che hanno compreso e mi sono stati, pazientemente, accanto. Questo lavoro è il risultato del loro Amore. Ho chiesto a Tiziana Pompili di aggiungere, se se la sentiva, una prefazione a questo lavoro di ricerca. Le sue parole, al di là dell’amicizia che ci ha spontaneamente legate allo stesso percorso, sono per me la diagnosi medica della mia guarigione e del ritorno alla vita!

Prefazione

Il coraggio della ricerca.

Quand'è che l'interesse per la storia antica diventa esattamente il bisogno di ricostruire il vero andamento degli eventi del passato? Quando un semplice appassionato assume un ruolo finalizzato alla scoperta di Verità che può permettergli di considerarsi ricercatore? L'interesse, anche profondo, alle tematiche relative alle antiche civiltà, agli inizi delle vicende dell'uomo e ai meccanismi che regolano il Cosmo, non necessariamente conducono all'elaborazione. È essenziale il sopraggiungere di un impulso dal profondo di sé stessi che spinga ad andare oltre, così come sono indispensabili peculiarità specifiche del soggetto perché avvenga il “miracolo” della trasformazione. La semplice passione, di norma, conduce all'erudizione: si accolgono informazioni che vengono ordinatamente archiviate nella memoria ed esattamente come in un archivio, quei dati giacciono nei cassetti della mente separati gli uni dagli altri. In un ricercatore invece tutte le informazioni riguardanti il passato o i sistemi Universali, sono presupposti per rompere i confini degli schemi, ogni dettaglio è un seme, ogni minuscolo elemento è un pezzetto di lievito. Un vero ricercatore, ancora prima di avventurarsi nel metodo scientifico di indagine, ha ben chiaro il concetto che nell'opera complessa del creato c'è un collante invisibile di cui molti parlano senza cognizione e pochi tengono in considerazione come fondamento della vita: l'Amore. È l'Amore il punto di origine della spinta che porta alla vera ricerca, quell'Amore che fluisce costantemente, che permea l'intero Universo e di cui ci si sente parte integrante. Per questo rimettere insieme i frammenti che permettano di oltrepassare il limite delle apparenze diventa un bisogno urgente ed inalienabile. L'apparenza è ciò che può essere percepito dai sensi. Questa via però consente di cogliere solo la buccia della realtà. Essa infatti cela la sua più profonda essenza e schiude i suoi significati nell'infinitamente grande come nell'infinitesimamente piccolo. Per avere accesso a tali contenuti la scienza non è sufficiente, occorre un approccio che sia contemporaneamente spirituale e mentale. Al di là di tante belle parole e di ogni mio più elaborato concetto, Monica Benedetti ha, secondo me, una natura da autentica ricercatrice. Questa sua opera testimonia un percorso di indagine che coraggiosamente prende il via da dolorose vicende personali che la portano a riassumere le tappe più importanti dei lavori precedenti, non tanto per rivendicare il merito del ruolo avuto in passato negli studi sui monumenti della piana di Giza e del complesso megalitico di Visoko, quanto per condurre il lettore in statu quo nunc, ovvero nello stato in cui si è venuta improvvisamente a trovare. Quella condizione, il time-out richiamato nel titolo, è stato l'inizio di un cammino che non temo di esagerare paragonandolo a qualcosa di simile al viaggio iniziatico comune alle culture più arcaiche: superare una prova pesante attraverso una complicata esplorazione di sé stessa per poter infine riconoscersi e riconoscere la propria dignità come donna, persona e ricercatrice. Come ogni lavoro di approfondimento questa perlustrazione della sua identità ha portato ad una osservazione “quantica” dei dettagli e nello scrutare le più piccole sfumature di sé stessa ha scoperto la maniera di riconnettersi con la più grande energia Universale. In questo modo anche l'analisi della piana di Giza è stata favorita da ulteriori passi avanti che hanno rivelato nuove schegge di Verità. L'abilità tecnica di questo libro, oltre allo stile chiaro e scorrevole, sta nel rimanere perfettamente in equilibrio tra la vicenda personale e il senso universale della ricerca. Monica Benedetti dimostra con limpidezza il suo costante aggancio alla natura divina racchiusa nella forma materiale umana, mentre eleva le sue domande al sublime. E dall'Universo evidentemente è giunta una risposta. Lei ha ottenuto ciò che ha chiesto: rinascere.
Tiziana Pompili

Introduzione

Che le piramidi di Giza siano state tombe di faraoni non l’ho mai creduto, così come mi sono sempre chiesta quali segreti si nascondevano tra le sabbie della piana più famosa e discussa del pianeta. So di essere in buona compagnia, consapevole che le mie domande sono anche quelle della maggior parte dell’umanità, perché c’è qualcosa di inspiegabilmente affascinante nel tempo perduto ed è indissolubilmente legato alla storia dell’Egitto predinastico; ad un momento di cui abbiamo testimonianze che, a rigor di logica, vogliamo far combaciare con il nostro attuale modo di fare scienza ma che non trovano così la giusta motivazione e collocazione nel tempo. Le ipotesi sulla modalità di realizzazione delle tre sorelle di Giza, su chi le ha costruite e, soprattutto, quando, non hanno ancora trovato la giusta risposta e forse non la troveranno mai, almeno finchè non saremo in grado di abbandonare gli schemi di questa realtà e immergerci nella “fantastica” opportunità di comprendere cosa pensavano i nostri più atavici progenitori. Le domande sulla verità delle origini di ogni cosa divengono molto più di semplici curiosità, mano a mano che ci addentriamo nella storia, conducendoci il più delle volte a dover riconsiderare fatti ed eventi sotto un’ottica che non avevamo previsto e che siamo costretti a digerire prima di comprenderla appieno. E’ accaduto anche a me quando mi sono trovata di fronte alle ricerche condotte da due menti geniali: Armando Mei e il suo compianto collaboratore e amico Nicola Moretto. Attraverso un procedimento matematico, basato sulla Teoria degli insiemi, i due ricercatori indipendenti hanno elaborato la data più probabile dello Zep Tepi, ovvero del cosiddetto Primo Tempo di Osiride, momento in cui l’Egitto ha vissuto la sua epoca d’Oro grazie a colui che ne ha fatto terra prospera e in pace sotto tutti i punti di vista della civile interazione fra popoli. Rifacendosi alla correlazione tra le tre stelle della cintura di Orione e le tre piramidi della Piana di Giza, già proposta da Robert Bauval, Mei e Moretto hanno delineato un tempo con precisione assoluta e confermata dalle ricerche successive, molto più lontano e più degno di nota del riconosciuto 10.500 a.C. del Bauval. Nella correlazione proposta da quest’ultimo, infatti, nella fetta di cielo visibile da Giza manca un elemento di importanza basilare per la cultura egizia: la stella Sirio! In più sul meridiano celeste troviamo in perfetta corrispondenza la stella più luminosa della cintura con la piramide più piccola delle tre e tale ipotesi è incongruente con una correlazione che voglia ricordare in terra un preciso momento celeste. I due italiani, procedendo matematicamente, hanno trovato conferma dell’esatta corrispondenza cielo-terra in un momento inequivocabile che corrisponde all’equinozio di primavera del 36.420 a.C. Nella correlazione Mei-Moretto non solo è presente la stella Sirio ma le stelle della cintura di Orione sono perfettamente allineate con le giuste proporzioni di grandezza, alle tre piramidi. Ad ulteriore conferma Mei e Moretto hanno riportato la lunga lista di dei e re succedutisi nella terra in oggetto, contenuta nel Papiro di Torino o Canone Reale e riscontrato che esso torna indietro nel tempo almeno fino al 33.000 a.C. momento in cui, in base al documento, in Egitto regnava appunto Osiride. Trovarmi di fronte al perfetto lavoro dei due ricercatori che accomuna intuizione e matematica, archeologia e astronomia, scienza e fede… è stato per me quel fulmine a ciel sereno che ha attraversato ogni cellula della mia forma umana e ha cambiato per sempre il mio modo, comune a chiunque si trovi per la prima volta di fronte ad un libro di storia, di valutare il passato. Sapere che le tre famose sorelle immortali hanno 40.000 anni anziché 3.000 cambia tutta la visione che l’opinione accademica ci ha propinato con assoluta convinzione! Chi mi conosce sa che l’amore è venuto a bussare alla porta dei nostri cuori e che per quattro anni Armando e io abbiamo continuato insieme la ricerca sul progetto originario della Piana di Giza e sulla vera funzione delle piramidi. Chi non mi conosce è giusto che sappia, per onestà intellettuale, che il merito che, all’attualità, Armando Mei riconosce solo a se stesso, in realtà è equamente condiviso con la sottoscritta. Ho imparato che a volte la conoscenza ti può possedere fino a diventare ossessione e a quel punto diventi un “mostro” capace di utilizzare mezzi, leciti o meno leciti, per giungere al massimo del sapere che ti è concesso… Purtroppo colui al quale ho aperto il mio cuore e la mia anima ha fatto quest’ultima scelta e usato la mia innata passione per le antiche civiltà, nonché alcune delle intuizioni - che si sono rivelate corrette - della sottoscritta, per dissetare la sua arsura di sapere fingendo di amarmi per ottenere le risposte che cercava… Ma questo poco cambia nell’economia della mia esistenza, poiché l'Universo mi ha dotata di coscienza e di capacità di discernimento e, dopo un ovvio momento di smarrimento totale, sono di nuovo qui a portare avanti quello in cui credo in maniera onesta e nella verità nella quale ho sempre creduto e, nonostante tutto, continuo a credere. Sono nata in campagna e i miei nonni, contadini, mi hanno insegnato che se si semina grano non si raccoglie orzo… In base alle nostre semine interiori, quindi, ad ognuno andrà il proprio raccolto… Nei quattro anni in cui abbiamo vissuto insieme, ho preso il posto di Nico Moretto nella ricerca che i due avevano iniziato insieme poiché Nico, purtroppo, aveva avuto un gravissimo problema di salute che gli ha impedito di continuare i suoi studi. Ha lasciato le vesti umane nel settembre del 2013 ma mai i nostri cuori…
Come dicevo sopra, nella correlazione Mei-Moretto erano presenti tutti gli elementi necessari a creare un progetto che fosse ricordato e riconosciuto nello spaziotempo e ogni corpo celeste della stessa doveva avere consistenza reale anche nella piana. Non soltanto le tre piramidi, dunque, delle quali l’allineamento con le stelle era ormai confermato ma anche ogni altro elemento presente nella fetta di cielo visibile da Giza nel 36.420 a.C. doveva avere un suo corrispondente materializzato in terra. Ci chiedevamo quale monumento potesse avere una corrispondenza con Sirio e un giorno, quasi per caso, mentre stavamo conversando con John Ward, ricercatore impegnato da anni nello studio delle energie dei siti più importanti dell’Antico Egitto, ci imbattemmo in quella che oggi viene considerata la Tomba di Kentkhaus, regina della quale l’esistenza e la vita sono ben ascrivibili alla sua più famosa ava: Iside. Esaminando la tomba ci siamo resi conto che pareva costruita in due tempi ed aveva assunto l’aspetto di una mastaba nella sua parte superiore, mentre conservava dimensioni, materiali e modalità costruttive troppo simili a quelle adottate nelle tre piramidi oggetto del nostro studio per poter rientrare nella casistica. In più la forma di base della tomba non è naturale, in quanto si erge dal terreno con un andamento spiraliforme. Perché gli antichi costruttori avrebbero dovuto impiegare le forze per realizzare un monumento con una forma così complicata anziché utilizzare forme più semplici e di minor dispendio energetico? Il moto della stella doppia Sirio, che disegna appunto una spirale nel corteggiamento dei due corpi celesti, ci ha suggerito che probabilmente quella tomba, pressochè dimenticata, era ciò che stavamo cercando. I successivi calcoli matematici e angolari ci hanno confermato che anche la stella Sirio era presente nel progetto originario di Giza! Questo ulteriore elemento ci ha dato la conferma che tutta la Piana era stata progettata e realizzata per uno scopo che andava in direzione completamente diversa dalla funzione funeraria attribuitagli dalla scuola accademica e l’idea che ci eravamo fatti sul luogo prendeva sempre più forma concreta. Avevamo seguito gli studi di Tom Danley sulla risonanza all’interno della Camera del Re, nella Grande Piramide e le conclusioni di Christopher Dunn relative alla realizzazione della perfezione monolitica attraverso strumenti di alta tecnologia ma quello che ci diede una spinta fondamentale a convincerci di essere sulla strada giusta sostenendo che i monumenti della Piana fossero all’origine parti di un “macchinario” di produzione di immani quantità di energia allo stato puro, fu il compianto archeologo egiziano Johakim Abdel Awyan. Nato alle pendici delle Tre Sorelle, ne conosceva i più reconditi meandri e raccontava di antiche tradizioni alchemiche, nelle quali la produzione di energia era ovviamente da attribuirsi ai monumenti della Piana. Il tutto attraverso l’intelligente utilizzo degli elementi base della chimica e di materiali rinvenibili in natura. Niente trivellazioni, dunque, nessuna ferita dell’uomo sul pianeta ma ingegno e profonda conoscenza di chi ci ospita con tanta pazienza! Dallo studio delle forme e delle dimensioni rilevate sulla GP, nonché dei minuscoli reperti minerali presenti, seppur in minuscole proporzioni, nelle varie “stanze” del monumento, avevamo potuto rilevare i materiali originari impiegati per il rivestimento e la possibilità che la funzione originaria fosse davvero in linea con il pensiero delle ipotesi più ardite, seppur mai sviluppate, riguardanti la Piana più discussa e famosa del pianeta, si faceva sempre più vicina alla certezza. Ci eravamo inoltrati, a conferma del nostro fecondo pensiero, anche nella mitologia predinastica, evidenziando la struttura e la particolare fattura degli strumenti degli Dei che riconduceva, in tutto e per tutto ad argomenti e funzioni perfettamente legate e collegate all’utilizzo dell’energia. Dal famoso Sistro di Iside ai nutriti geroglifici delle cripte di Dendera, passando dalle tarde descrizioni del Libro dei Morti, tutto ci ha ricondotti là, dove in origine sconosciuti progenitori, probabilmente superstiti di una immane catastrofe planetaria, si trovarono a dover ricostruire il passato senza più mezzi tecnologici a disposizione ma con un immenso archivio di conoscenza racchiuso nelle loro menti. Alla fine di uno studio articolato e complesso su materiali quali ossidiana, quarzo ialino, rame, ecc… sulle correlazioni astronomiche che ci avevano condotti a scoprire gli elementi “mancanti” del progetto originario di Giza, sugli antichi testi e sui ricordi di autori relativamente recenti come Erodoto, Platone, Manetone, ecc…, sulla teoria dei quanti, dell’elettromagnetismo e di tutto ciò che la scienza oggi divide in settori, ci siamo resi conto che soltanto un concetto, oggi relegato all’esoterismo ma all’epoca definito scienza pura, poteva riunire il tutto in una sola spiegazione: alchimia… Del resto ci trovavamo nella nera terra di Khem-et, alle origini dell’antica scienza dei Filosofi che oggi, per ovvie ragioni, è ben celata in misteriosi ed intricati percorsi filosofico-esoterici. Sta di fatto che, una sera in cui faceva più freddo del solito ed il caminetto acceso si faceva fonte d’ispirazione, ebbi l’impulso di rispolverare un vecchio testo del quale mi dilettavo, ogni tanto, a studiarne la simbologia non avendo ottenuto, peraltro, fino a quel momento, nessun risultato davvero apprezzabile: il Rosarium Philosophorum. Cominciammo a leggere e le nostre menti, all’unisono, iniziarono a mettere insieme le immagini delle stanze della Grande Piramide alle parole dell’antico testo. Era scritto tutto… Le nostre ipotesi sulla funzione dei monumenti della Piana di Giza che prevedevano un tutto unico atto a produrre una quantità illimitata di energia, stavano prendendo forma attraverso quei procedimenti alchemici cosi tanto oscuri fino a quel momento. Ogni stanza, a partire dalla sua forma architettonica e a proseguire nei materiali utilizzati per la sua realizzazione, ci suggeriva un momento alchemico ben preciso, in cui avvenivano delle vere e proprie trasformazioni della materia pesante. Dalla camera sotterranea allo Zed, nel Rosarium Philosophorum era descritto un procedimento preciso, perfetto, che non lasciava più spazio a dubbi o incertezze. La Piana di Giza, nel suo complesso, riuniva in se tutta la scienza conosciuta e quella considerata “di frontiera”. Elementi di fisica, matematica, astronomia, esoterismo, alchimia,… convivevano in un tutto unico e assolutamente perfetto. Nulla, nella realizzazione di siffatti colossi, era stato lasciato al caso! Ora le teorie del compianto archeologo egiziano Abdel Hakim Awyan assumevano un senso logico quanto gli studi di Tom Danley, Christopher Dunn, John Burke… Ognuno di loro aveva prodotto un tassello fondamentale nella ricostruzione del Progetto Giza e noi, rimettendo insieme tali pezzetti, stavamo dando un senso logico a qualcosa che, fino a quel momento, era stato relegato nella fantasia. Stavamo riunendo ciò che era stato diviso e l’universo ci gratificava e ci rispondeva con il suo linguaggio unitario. Studiando la matematica costruttiva delle tre sorelle ci eravamo imbattuti in un numero curioso che, apparentemente, non sembrava avere un senso nel comparto unitario della piana. Quando però andammo a cercare il significato del 137 ci rendemmo conto che in esso era contenuto il significato dell’Uno universale. Il 137 era definito “numero di Dio”, il verbo attraverso il quale il “Creatore di Tutto” aveva dato il giusto equilibrio per la vita ed era anche il valore ghematrico della parola Qabbalah. Anche questa antichissima filosofia, ora, si collocava nel Progetto Giza! In questo testo c’è la prosecuzione delle mie ricerche sul 137 e su una verità che per molto tempo è rimasta sconosciuta, velata dalla separazione rispondente al concetto “divide et impera”. Ci tengo a precisare che quello che riporto non vuole assolutamente risultare una verità assoluta; semmai un punto di partenza al confronto costruttivo, ad un continuum logico volto alla ricostruzione del nostro passato remoto, al di là delle convinzioni personali, della presunzione di sapere ma con la giusta predisposizione alla conoscenza per riportare dignità ad una specie, la nostra, che oggi cammina su un essere vivente senza un briciolo di consapevolezza.
Fuori Tempo - il coraggio della verità (11) testo di Monica Benedetti
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