Estimatio Mundi (Dottor Rosa, quanto vale?)

scritto da sarrasani
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o anche "Cash or Trash". Format televisivo che (almeno nella versione italiana) non mi pare malaccio. Beh, non e' proprio come in questo poemetto, ma si sa che ognuno racconta la storia a modo suo......e comunque se volete l'originale, c'e' in TV.
- Nota dell'autore sarrasani

Testo: Estimatio Mundi (Dottor Rosa, quanto vale?)
di sarrasani

Nel tinello catodico, sotto i faretti a led che non scaldano,
il rito si consuma con garbo di velluto.
Il venditore stringe il suo tesoro, spera nel colpo gobbo,
mentre Paolo, l'attore, sorride sornione, spalla allegra,
già pronto col martello in mano a chiudere l'affare.

Primo lotto: una formica di bachelite, anni Cinquanta.
«Interessante», mormora Rosa. «C’è la firma sotto la zampa.
Iconica, sì, ma ne han fatte a migliaia. Il mercato è fermo».
L'ospite, con un filo di voce e la speranza negli occhi, chiede:
«Dottor Rosa, quanto vale?»
Lo sguardo trafigge, poi la sentenza cade secca:
«La stimo Centoquaranta euro. Se le va bene».
L’ospite incassa, Paolo ammicca, si va all’asta.

Secondo lotto: un vaso di vetro soffiato, rosso rubino.
L’aspirante venditore giura che sia un Venini autentico.
Rosa accarezza il bordo, sente l'imperfezione, il fiato freddo del falso.
«Vede questa bolla? Non è arte, è fretta.
Manifattura di scarto, empolese forse, anni Settanta».
L'uomo deglutisce amaro, stringe il vetro e sussurra:
«Dottor Rosa, quanto vale?»
Il Dottore scrive sulla lavagnetta, impassibile:
«Le darebbero cinquanta, ma voglio essere generoso per il colore.
Ottanta euro. E sono stato largo».

Terzo lotto: un jukebox Wurlitzer, ma non suona più.
Tace le canzoni dell'estate del '64.
«Il restauro è oneroso», sentenzia il Dottore, grave.
«La cromatura è fiorita, il meccanismo è bloccato dal tempo.
Come arredo ha il suo fascino, come anima è muto».
Il venditore si sporge sul banco, ansioso:
«Quindi... Dottor Rosa, quanto vale?»
«Diciamo Duemilacinquecento euro. Accetta?»
Paolo batte le mani, scalda il pubblico, promette scintille coi mercanti.

Ma poi la telecamera non stacca.
E il quarto venditore non ha oggetti. Ha gli occhi bassi.
Poggia sul tavolo un Rimorso del 1993,
ancora nel cellophane originale, mai risolto.
Paolo smette di sorridere, il martello gli pesa in mano.
Il Dottore si china. Non usa la lente, annusa l'aria.
«Conservazione perfetta», ammette. «È un dolore da manuale.
Ma chi lo vuole in casa oggi? Ingombra. Rattrista i bambini».
L'uomo trema, è appena un soffio la sua preghiera:
«Dottor Rosa... quanto vale?»
«Posso valutarlo solo per la cornice d'argento».
Pronuncia la cifra, spietato:
«Trecento euro. Il prezzo dell'argenteria a peso».

Qualcuno trascina un sacco di iuta.
Lo rovescia: escono domeniche piovose e silenzi a cena.
Esce una "Collezione di Occasioni Perdute", annata completa.
Dottor Rosa scuote la testa. La luce in studio vira all'indaco.
«È ciarpame, signore. Roba che si trova nei mercatini rionali della coscienza.
Manca la scatola originale dell'Entusiasmo».
L'ombra insiste, pietosa:
«La prego, Dottor Rosa, quanto vale?»
«Quindici euro per tutto il blocco. È quasi da macero».

Ora i mercanti non sono più i soliti cinque.
Sono ombre lunghe, sono i Cavalieri dell’Apocalisse col cartellino numerato.
Paolo, il conduttore, ha le corna sotto il ciuffo laccato.
Il Dottor Rosa diventa gigante, si staglia contro il videowall in fiamme.
Ora vuole (e può) stimare le essenze.

«Portatemi la Felicità Coniugale!» tuona.
Qualcuno porta un vetro rotto e chiede: «Dottor Rosa, quanto vale?»
«Due euro. Vetro di scarto».

«Portatemi la Fede Religiosa!»
Qualcuno porta una reliquia che sanguina dubbi e chiede: «Dottor Rosa, quanto vale?»
«Falso d’epoca. Dieci centesimi».

«Portatemi la Speranza!»
È un palloncino sgonfio. La voce implora: «Dottor Rosa, quanto vale?»
«Invendibile! Ritirare».

E il coro sale, angosciato, dagli spalti invisibili,
mentre il rullo trasportatore getta le nostre vite ai piedi dell'Esperto:

DOTTOR ROSA, QUANTO VALE?
L'aver tradito l'amico per un posto in banca?
Rosa scrive: Il prezzo di una cena fredda, d'inverno.

DOTTOR ROSA, QUANTO VALE?
L'aver guardato altrove mentre il mondo annegava?
Rosa scrive: Il prezzo di un paio di occhiali da sole usati e graffiati.

DOTTOR ROSA, QUANTO VALE LA MIA ANIMA?
L'Esperto si toglie gli occhiali.
Pulisce le lenti col lembo del cielo.

Arrivano i popoli in fila, coi loro stendardi tarlati.
Svuotano le tasche sul panno verde che diventa prato sterminato:
tre guerre civili, una pace armata,
l’innocenza persa in un vicolo buio, una democrazia sbeccata.
Portano un Secolo Breve, altri lucidati male, o rigonfi...
«Ci sono milioni di morti incastonati!»
urla la folla, sperando in una cifra a sei zeri.
«Dottor Rosa, Dottor Rosa, quanto vale?»

Dottor Rosa si erge, ieratico, immenso.
Non guarda più i dettagli, guarda la trama dell'Essere.
«La manifattura è umana, troppo umana», tuona la sua voce,
che ora è un Dies Irae in giacca di tweed.
«Vedo ruggine sull’empatia.
Vedo che questo Amore è una ristampa tarda....
Il valore collezionistico è nullo, quello affettivo......» e allarga le mani.

I venditori – spettri, nazioni, anime – tremano.
«Dottore, ci dia un prezzo! Dobbiamo pur pagare il traghettatore!»
E il coro sale, angosciato, ripetitivo, ossessivo:

DOTTOR ROSA, QUANTO VALE?
Aver taciuto quando bisognava urlare?
Rosa scrive nell'aria: Valore zero.

DOTTOR ROSA, QUANTO VALE?
Aver costruito imperi sulla sabbia altrui?
Disvalore, risponde lui. Dovreste pagare voi per lo smaltimento.

DOTTOR ROSA, QUANTO VALE?
Questo eone guasto? Questa vita usata a metà?
Lo faccia ri-comprare, Dottore! Lo stimi per noi!
Ci dia una cifra, un numero, un senso,
non importa se euro o bitcoin o patate, ci dia
un voucher per il prossimo giro!

Lui toglie gli occhiali. Il silenzio è assoluto.
Paolo cerca qualcosa nei dintorni, imbarazzato. Niente applausi.
Il Dottore sospira, guarda il vuoto negli occhi.
Non c'è prezzo, o non lo dice.
L’asta è aperta.
Ma la sala è vuota.

.........

Poi, uno scatto di relè. Un ronzio bianco.
Le luci in sala tornano tiepide, color pesca.
Paolo ritrova il martello, lo spolvera sulla giacca, sorride.
I mercanti tornano umani, si aggiustano le cravatte, controllano l'orologio.
Il vuoto si riempie di un odore di cera e di vecchio.

Avanza un parente, stringe una scatola di polistirolo.
Estrae uno scarpone di cuoio, deformato dal ghiaccio,
il laccio pietrificato in un nodo che ha resistito trent'anni.
È lo scarpone del noto alpinista, perso sulla Nord nel '72.
Il Dottor Rosa rimette gli occhiali, torna composto.
«Straordinario», mormora con freddezza clinica.
«La pelle è intatta, conservata dal gelo perenne.
C'è ancora l'etichetta di fabbrica con il graffio della roccia nella caduta».
L'erede sorride, eccitato dal macabro:
«Dunque, Dottor Rosa, quanto vale?»
«Manifattura della tragedia... il collezionismo sportivo-mortuario tira molto.
Facciamo Quattrocento euro. Ma solo per il sinistro. Il destro manca».

E subito un altro, con un pallone di cuoio sgonfio.
«Dottore, è quello dell'autorete in finale. Quello costato la Coppa».
Rosa lo fa ruotare, studia le cuciture sporche di fango secco.
«C'è l'energia della sconfitta», annuisce l'esperto. «Un pezzo di dolore nazionale».
«E quindi? Dottor Rosa, quanto vale?»
«Ottocento euro. Il fallimento si vende sempre bene».

L’ospite spera in bene,
Paolo ammicca alla camera, disinvolto e crudele come un metronomo.
«Bene! Chi offre di più?»
I mercanti alzano la posta, sereni, tra un complimento e l'altro.
Il martello batte, batte, batte.

Infine, un ultimo astuccio di latta.
Dentro, una manciata di soldatini di piombo, "Guerre Coloniali".
Ad alcuni manca la testa, ri-incollata con colla scadente;
il trombettiere non ha più la tromba.
Dottor Rosa li allinea, ne pesa uno sul palmo.
«Giocattoli vissuti. Manifattura dozzinale, vernice al piombo tossica.
Hanno combattuto battaglie sui tappeti di lana che nessuno ricorda più».
Il proprietario, un anziano con la giacca lisa, chiede piano:
«Dottor Rosa, quanto vale?»
«Venti euro. Giusto per la fusione del metallo».

L’anziano annuisce. Non sperava di più.
Paolo, l'attore, sorride e indica il tavolo dei cinque, laggiù.
«Andiamo a sentire loro».


I mercanti sono tornati placidi, seduti come statue di cera,
uno si gratta il mento, l'altra controlla un messaggio sul cellulare.
L'asta parte sottovoce, come un rosario recitato per noia.

«Offro dieci», dice il mercante con la sciarpa, senza guardare.
«Facciamo quindici», ribatte quello con gli occhiali, voce impastata.
«Venti», alza appena la mano il terzo, gesto lento, come chi scaccia una mosca.
«Ventidue», sussurra la donna al centro, sistemandosi i bracciali.

«Ventidue... ventidue e uno...» scandisce Paolo, dolce, ipnotico.
Le cifre galleggiano nell'aria condizionata, leggere, insignificanti.
Venticinque. Ventisei.
Nessuno urla più. Nessuno giudica le anime.
Il Dies Irae è stato inghiottito da un rilancio di un euro.
«Trenta», mormora qualcuno dal fondo, o forse è solo un fruscio.

L'immagine inizia a sgranare, i contorni dei mercanti tremano.
Le voci si sovrappongono, diventano un ronzio bianco, continuo.
Si vende tutto, alla fine.
Anche i soldatini rotti. Anche l'eco della fine del mondo.
Qualcuno dice «Trentacinque».
Poi, il buio della pubblicità.

Estimatio Mundi (Dottor Rosa, quanto vale?) testo di sarrasani
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