Sono tornato, dove il mio nome era ancora bambino, dove le ginocchia sbucciate avevano il sapore del pane ancora caldo e delle corse senza fine.
Ma il paese mi ha guardato con occhi spenti, le strade erano franate e ferite, scomparse. Le case, bocche senza voce, abbandonate come vecchi sogni.
Nel cimitero ho trovato gli amici che ridevano con me, mia sorella che mi abbracciava con occhi lucidi, i miei genitori che mi chiamavano per cena. Ora sono solo silenzio, nomi incisi sul marmo.
Ho cercato un albero, una fontana, un muretto, una voce che dicesse: “Sì, sei tu, sei tornato”. Ma non c’era più niente di tutto ciò, nulla che mi riconoscesse.
Sono scappato con le lacrime che mi segnavano il volto, con la tristezza che mi ha stretto il petto come una madre che non sa consolare.
Il paese è rimasto lì, immobile, come un sogno che si spegne quando ci si sveglia troppo tardi.
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