Piove a dirotto

scritto da Paolo Melandri
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Paolo Melandri
Pa
Autore del testo Paolo Melandri

Testo: Piove a dirotto
di Paolo Melandri

Piove. Piove a dirotto. Al di là del cortiletto interno, al di là di un tormentoso zig-zag di tetti, si leva l’intrico fitto di un albero alto alto, spoglio: spelacchiato, a tratti, granfia di granata: saggina d’inverno. A raffiche, la pioggia lo vela e lo rivela, lo svela, ne fa un’acquaforte aspramente incisa o un pastello scialbo, uno sgorbio d’autore. Ora un puntino nero disceso dal cielo si posa sul più alto de’ rami, un ramoscello rachitico e storto e sottile che subito s’incurva elastico sotto il non lieve gravame: del deretano celeste. È un uccelletto grosso, non un uccellino, a giudicare dalla flessione curva del ramo e dalla chiazza scura, a non dir fosca, che il volatile stampa contro il cielo bigio: una pozzanghera d’inchiostro. Qualche altro pennuto che taglia i fili della pioggia – passero o rondine o rondone – è punto assai più esiguo: una dernière pensée che s’estingue nel nimbo, a tratti. Ah no, ch’io non m’inganno, quello lassù non è un passerotto, un cardellino, un frosone: e neppure un colombo, con tutta la su’ panza; discese in picchiata, d’un volo tempestoso, scoprendo punti di splendore, di dilùcolo, tra le penne grame, granite delle ali sfrangiate, sfilacciate, sbambagiate, a momenti: a frappe. Si volge su sé beccandosi la coda, che par lunghissima, lacerandosi; e il rametto a servirgli d’altalena. Se lo fisso strettamente, con minuto intento, s’ingrandisce, cresce, deflagra, mentre l’arruffio de’ rami quasi non si vede più. Forse ch’io solo mi sono avveduto del celeste visitatore? Ma no… E difatti, se intendo e protendo l’orecchio interiore, mi figuro di cogliere molti altri toni e ciarle che avverto, mi pare, per la prima volta, pivello d’incognito: e che certo non riudirò mai più.

© Paolo Melandri (26. 1. 2022)
Piove a dirotto testo di Paolo Melandri
2