Io sono colui che sarà.

scritto da Damon Carnaby
Scritto 2 mesi fa • Pubblicato 2 mesi fa • Revisionato 2 mesi fa
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Autore del testo Damon Carnaby
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Si ringraziano le guerre, le cadute e i silenzi. Senza di essi, questa poesia non l'avrei mai scritta. Ma il sangue è un inchiostro generoso. E non finisce mai.
- Nota dell'autore Damon Carnaby

Testo: Io sono colui che sarà.
di Damon Carnaby

Nell’epoca
degli dèi politeisti
io ero Ares,
il dio
dalla venerazione negata.
La mia natura violenta
non meritò
alcun tempio.
Mio padre —
il dio dei fulmini,
il padre di tutti —
mi rivolgeva
parole di disprezzo.
Ero il figlio
che si preferisce
dimenticare.
Eppure
fu lui a scegliere
la mia essenza:
il caos,
la furia.
Non mi fece dono del sole
come al figlio prediletto.
Io combattevo
con ferocia,
senza gloria,
senza lode.
Il disprezzo
precedeva
persino il sangue
che versavo.
Ma non era ancora
tempo di vendetta.
Poi fu Roma.
Il mio nome,
ispirato al pianeta rosso,
mi diede
una nuova veste.
Io,
venerato.
Io,
secondo solo a Giove.
Imparai la violenza
senza veemenza.
Imparai la strategia
per soggiogare
il tempo dell’uomo.
E quando,
secoli prima,
mi ero mostrato
al popolo oppresso
con il nome di Yahweh,
compresi una verità:
la violenza
è lecita
se la impone Dio.
“Io sono colui che sarà.”
Così parlai.
E quello
fu il principio.
Ma a Roma
gli dèi dell’Olimpo
erano ancora in piedi.
La vendetta
non era compiuta.
Indossai ancora
la maschera di Yahweh,
ma non era più tempo
di un nome
che invocava collera.
Fu l’epoca di Dio.
E il verbo
della misericordia
giunse
con l’avvento
di mio figlio.
Ingannai una donna devota.
Nascosi nell’ombra
il marito.
Poi nacque il Messia.
Ma lui
era diverso da me:
niente foga,
niente sangue.
Solo compassione.
E quando compresi
che aveva visto
il mio volto,
dovetti
sacrificarlo.
La sua morte
divenne
un valido motivo
per i conflitti necessari.
Attesi
che tutto germogliasse.
Arrivò l’imperatore.
Il suo editto
instillò il dubbio.
Gli dèi apparvero vecchi.
Dio
apparve più forte.
Guidai la mano di Teodosio.
E allora
gli dèi caddero.
Statue decapitate.
Templi distrutti.
Io rimasi
a guardarli
eclissare.
Niente più equilibrio.
Solo io.
Dio.
Il mio destino
compiuto.
Edificarono chiese.
Mi chiamarono Padre.
Allah fu il nome
nelle moschee.
I conflitti
divennero
salvezza eterna.
L’uomo raccolse
ciò che io seminai.
E nella storia
che venne
e che sarà,
la guerra,
unica costante
negli intermezzi
di pace,
continuerà.
Perché
io sono
colui
che sarà.

Io sono colui che sarà. testo di Damon Carnaby
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