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Per non dimenticare
La memoria non è un archivio.
Non è un cassetto ordinato,
né una cronologia da sfogliare.
È un respiro che torna,
una voce che insiste,
una ferita che pulsa anche
quando sembra guarita.
La memoria è fatta di volti
che non si vedonoo più,
di mani che non si stringono
di nomi che tremano sulle labbra quando il silenzio si fa troppo pesante.
È fatta di passi che non camminano più,
di parole che nessuno pronuncia,
di storie che rischiano di spegnersi
se nessuno le racconta ancora.
La memoria è un dovere.
Non per restare fermi,
ma per sapere da dove veniamo
e perché certe strade non devono essere percorse di nuovo.
È nei muri scrostati delle città,
nelle fotografie sbiadite,
nei libri che odorano
di polvere e verità.
La memoria è scomoda.
Disturba chi vuole dimenticare,
chi preferisce il silenzio,
chi teme la verità che ritorna.
Ma senza memoria,
siamo foglie al vento,
senza radici,
senza direzione.
Ricordare è un atto di resistenza.
È dire: io so.
Io vedovedo.
Io non mi volto dall’altra parte.
È accendere una luce
dove altri vorrebbero il buio.
È tenere viva una scintilla
quando tutto intorno si spegne.
Per questo ricordiamo.
Per chi non ha potuto parlare.
Per chi è stato cancellato.
Per chi ha avuto solo
il tempo di gridare.
Ricordiamo per noi,
perché la dignità non si perda,
perché la storia non si ripeta,
perché la coscienza
non si addormenti.
La memoria è fragile.
Ma se la teniamo insieme,
se la custodiamo come
si custodisce un fuoco,
può illuminare anche
la notte più lunga.