Sibila la serpe – Occhi vitrei di vipera, goccia la pupilla, biforcuta la sua lingua, lucente in ogni squama. Prati consunti alla rocciata – Orrido in cui s’attorce una lacrima come fosse l’intera aria. Prediletto incubo che dipendenza ci procura – Una valle, un lago alpino, come un golfo tepido, fondali d’acque coralline, già alla portata, già remoti, senza tregua. Alterata prospettiva, lente che non collima e distorce ogni angolo di bellezza. Una natura violentata. Un’umanità violentata. Una divinità violentata.
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