Canto Dell'Angelo Di Natale

scritto da Domenico De Ferraro
Scritto 5 mesi fa • Pubblicato 5 mesi fa • Revisionato 5 mesi fa
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Autore del testo Domenico De Ferraro

Testo: Canto Dell'Angelo Di Natale
di Domenico De Ferraro

CANTO DELL’ANGELO DI NATALE

Io scendo dal cielo senza trombe, senza falce e senza gloria, con le ali ripiegate come pagine di storia strappate dietro la schiena.
Non sarò luce facile, non sarò pace in saldo: Sarò un fiato controvento, sarò uno spirito dentro al freddo.

E la Terra stanotte sarà un giradischi enorme,
Farà girare città come preghiere senza forme;
ogni strada sarà una rima, ogni ponte una profonda ferita,
ogni finestra un pianeta con la sua piccola vita segreta.

Non verrò a dirvi “siate buoni” come un cartello stradale
Verrò a chiedervi: chi avete lasciato fuori dal cancello?
Spero non il cane che ama il suo signore.

Milano: vetro e nebbia, oro e fiato. Milano mi accoglierà con la nebbia in bocca ai tram, i grattacieli si faranno il segno della croce sotto un cielo nevoso. Vedrò uomini in cappotto, occhi spenti, tanti passi insieme andare di fretta, la città correrà come sempre e non saprà più chi l’aspetterà.

Sotto i portici della stazione un ragazzo, cartone come coperta, la sua fame è un telegramma, la sua voce è quasi assente.
Io gli porterò una parola che non peserà e non consumerà : “Non sei scarto: sei seme. Poiché anche in inverno crescerà l’umanità.”

E la Borsa farà tic-tac come un rosario rovesciato,
mentre un barista, senza dirlo, gli allungherà un caffè allungato. Piccola cosa, grande colpo: la bontà non fa rumore.
Milano non cambierà faccia, ma cambierà colore.

Roma: tante cupole, sampietrini e memoria. Roma sarà una gola antica che canterà senza microfono, i sampietrini sanno tutto, ma non giudicheranno le anime del purgatorio . Io passerò tra le rovine come tra i versi di un salmo biblico , qui anche la polvere avrà un nome e ogni nome chiederà un consiglio.

Sul Tevere una donna, pancia di futuro e valigia leggera,
Avrà paura di una porta chiusa e di un domani che non spera. Le dirò : “Non ti prometto miracoli da circo. Ti prometto che la notte, se la guardi bene, sarà piena di ‘sì’ sottili.”

Un tassista imprecherà , poi si fermerà , la farà salire.
E in quel gesto, la città, diventerà una grande basilica:
un altare improvvisato, con il contatore come candela,
la misericordia sarà cura e non retorica.

Lagos: correnti, generatore e stelle vive.A Lagos l’aria vibrerà , sarà tamburo e benzina, la luce s'accenderà e si spegnerà come una promessa bambina. I mercati saranno oceani, le voci saranno vele, la gente riderà forte perché il peso non la piegherà.

Un bambino correrà scalzo dietro a una palla di stracci,
Farà goal contro la paura, dribblerà i “non c’è la faccio.
Io gli canterò un ritornello che non compra, non comanda:
“Tu sei più del tuo quartiere. Tu sei mare, non domanda.”


Una madre lo stringerà forte, lo rimprovera e poi sorriderà :
è un presepe senza statuine, ma qui la fede decide di non vestirsi d’oro, di restare pane e mani, di costruire il futuro con legno di giorni umili.

Mumbai: monsoni interiori e treni come mantra religiosi.
Mumbai mi prende addosso con il fiato dei suoi treni,
un mantra di ferro e sogni, tra profumi e veleni.
Qui la folla sarà un coro enorme: poiché nessuno è solo davvero, eppure ognuno porta dentro un temporale più sincero.

Vedrò un uomo in camicia, stanco, con lo sguardo consumato, mandare soldi a casa e restare qui, mezzo presente e mezzo spezzato. Gli sussurrerò: “Non sei macchina. Non sei solo dovere. Se ti perdi, chi ti aspetta perde un intero vivere.”

E in un tempio , una campana vibrerà come un beat lento,
mi ricorderà che la pace non è un premio: è un allenamento ginnico.
Una ragazza offrirà acqua a chi non la guarda nemmeno: anche questo è Natale un gesto piccolo, ma sincero .

Tokyo: neon, silenzi e cuori in alta definizione.
Tokyo sarà una cometa di neon, una costellazione a terra,
dove il silenzio ha mille forme e la solitudine continua a fare guerra al resto del mondo. Passerò tra schermi e pubblicità che vendono “sempre ogni cosa a metà prezzo ”Sentirò un’eco sotto pelle: “Chi mi vede, chi lo sa cosa m’aspetta continuando a volare ?”



In una stanza stretta un giovane parlerà con un avatar,
Riderà a metà, poi si fermerà , gli tremeranno le mani
Io non spegnerò la tecnologia, non farò il moralista:
le dirò solo: “Diventa ponte, non prigione travestita.”

E lui manderà un messaggio vero a un amico lontano,
una frase senza filtri: “Mi manchi. Dammi una mano.”
Tokyo continuerà a brillare, ma in un angolo si aprirà
una crepa nella corazza: entrerà aria, entrerà sapore.

New York: vento verticale e sirene in contro canto
New York sarà un salmo verticale, acciaio che prega in alto,
il vento tra i palazzi fa rap, fa gospel, fa assalto.
Qui la notte avrà sirene, e i sogni faranno una lunga coda,
ma c’è un popolo che insiste: “Non finisce finché non si trova quello che si vuole.

Un vecchio su una panchina parlerà a un cane come a Dio,
Dirà: “Ho perso tutti,” e quel “tutti” è un urlo mio.
Io gli metterò addosso una benedizione senza teatro:
“Finché ami qualcosa, non sarai mai completamente scartato.”

Una ragazza con le cuffie si siederà e gli offrirà un panino,
non per salvarsi l’anima, ma per essere di nuovo umano
fino in fondo. E la città che sembrava dura come un pugno in faccia per un secondo si ammorbidirà , come neve che si lascia accarezzare.

Rio: samba, abissi e luce che resiste.
Rio sarà un corpo che danzerà anche quando sanguinerà ,
un mare che riderà, collina che brucerà, bellezza che camminerà .
Io vedrò il contrasto netto, come una lama lucente: palazzi come promesse, baracche come presente.

Un ragazzo guarderà il cielo da un tetto di lamiera,
Sognerà un lavoro, una canzone, una strada migliore .
Io gli dirò: “Non sei destino scritto da altri.
Il tuo nome sarà un tamburo: battilo tu, non farti battere.”

E una scuola di musica aprirà porte come finestre,
Farà entrare i bambini e lascerà fuori le tempeste.
Rio canterà , sì, ma non per dimenticare:
Canterà per ricordarsi che può ancora ricominciare da capo.


Io sono l’Angelo di Natale, non quello delle cartoline.
Camminerò tra le metropoli dove la speranza ha spine.
Non porterò pace pronta, porterò domande che scottano:
chi perdoni oggi, chi ascolti, chi stringi mentre tutti corrono?

Perché il miracolo non è che il mondo diventi perfetto in una notte. È che tu, nel tuo metrò, nel tuo bar, nella tua casa,
scegli di essere luce quando nessuno ti applaude.

E all’alba risalirò piano, senza fuochi, senza scene, mi porterò via le prove: un caffè, un passaggio, due mani piene di emozioni.
La Terra girerà ancora, coi suoi rumori e le sue crepe, eppure se ascolterai bene ci sarà un beat di bontà che non si spegnerà facilmente.



Io passerò dove i nomi pesano più delle pietre, dove una mappa diventa carne e la notte non smette di sognare.
Non porterò verdetti in tasca, né bandiere sulla schiena:
porterò voce per chi piange e per chi ha perso la cena.

E dirò al mondo, piano, senza farne un manifesto: il dolore non ha passaporto, il pianto parlerà allo stesso verso .

Gerusalemme: pietra, preghiera, fiato corto
Gerusalemme mi salirà addosso come incenso e mirra ,
vicoli stretti, passi veloci, una pace che continuerà
ad allenerà a combattere. Le pietre ricorderanno tutto, e tutto diventerà parola, ma la parola, se taglia, fa più sangue di una pistola.

Vedrò una madre stringere forte una giacca troppo grande,
ci infilerà dentro un bambino come si salva una candela dal vento.
Vedrò un padre che guarderà il cielo e non troverà un perché: gli tremeranno le labbra, ma resterà in piedi, nella sua fede”.

Io canterò sopra le cupole ed i minareti : “Farò spazio al respiro. Una città santa è santa se salva chi è vivo.”

Palestina: ulivi, polvere, porte chiuse. Sopra Palestina il vento porterà polvere e sale, gli ulivi sembreranno vecchi senza più voglia di parlare. Ci sarà un silenzio pieno di nomi nessuno li pronuncia bene, e ogni casa sembrerà chiedere: “Domani… chi sopravvivrà ?”

Vedrò bambini giocare con niente, e quel niente diventerà tutto, un cerchio di sassi, una corsa, un sorriso rubato al lutto.
Vedrò una mano distribuire acqua con misura e dignità, come se dire “ti vedo” fosse la vera libertà.

E io, Angelo senza scorta, dico al buio che si avvicina:
“Non fate dei piccoli un bersaglio, fate di loro una mattina.”

Ucraina: inverno, sirene, pane contato
Sopra l’Ucraina l’inverno è un muro che respira,
la neve copre le ferite ma non spegne la paura.
Le sirene hanno imparato la lingua delle piccole ore,
e la luce nei condomini è un lusso e anche un amore.

Vedo donne che scendono scale con borse e con coraggio,
portano coperte e latte come si porta un messaggio.
Vedo un nonno che aggiusta una stufa con mani di ferro,
e in quel gesto c’è una patria: il calore dell’essere umano, davvero.

Io canterò tra i palazzi spezzati dalle bombe : “Non lasciatevi rubare il nome.
Siete più del rumore. Siete casa, anche se trema.”

Russia: distanza, assenza, lettere che non arrivano
Sopra la Russia vedo strade lunghe come pensieri,
città che brillano lontane e cuori chiusi nei loro mestieri.
Non è tutto fronte: c’è il retro della storia, dove si aspetta una chiamata e si continua a vivere di memoria.

Vedo una madre che fissa un telefono come fosse un altare,
non chiede gloria, chiede solo: “Fallo tornare.”
Vedo un uomo che tiene basso lo sguardo in metropolitana,
come se portasse dentro una domanda troppo grande e troppo umana.

E io dico, senza accuse e senza inni da stadio:
“Ogni vita vale. Ogni figlio è un mondo intero, non un semplice soldato.”




Io sono l’Angelo di Natale, e non ho un lato da scegliere:
scelgo i vivi, scelgo i piccoli, scelgo chi prova a proteggere.
Chiedo tregue vere, corridoi, ospedali che non siano bersagli, chiedo parole disarmate, chiedo mani che non stringano grimaldelli.

Se il mondo prega, che preghi per fermare il colpo di cannone , per far tornare il pane sulle tavole , per far tornare il volto della pace .
Perché Natale, se ha un senso dentro il fumo e dentro il pianto, è che la vita non si usa: si salva e si ama come un figlio.



Canto Dell'Angelo Di Natale testo di Domenico De Ferraro
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