L'ULTIMA SERA (SECONDA PARTE)

scritto da GIUFOR
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RACCONTO IMMAGINARIO REALE IN TRE PARTI, CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA (CAMEO) DELLO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO
- Nota dell'autore GIUFOR

Testo: L'ULTIMA SERA (SECONDA PARTE)
di GIUFOR

Il trasferimento di Gesualdo fu anticipato e inaspettato, non come era
previsto a Settembre del prossimo anno scolastico e da una e-mail
mandatagli dalla direzione dell'istituto a Novembre. Il 30 Dicembre con una
telefonata, il vice Preside dell'istituto gli aveva comunicato che si richiedeva
appena terminate le festività natalizie la sua immediata disponibilità,
in quanto all'attuale Professore di cultura generale durante le suddette
festività, i medici gli avevano riscontrato previo accertamenti, serissimi
problemi di salute, quindi sarebbe stato impossibile al momento per lui
proseguire nell'insegnamento, per cui doveva essere assolutamente
sostituito nel più breve tempo possibile, Gesualdo non battè ciglio e
ringraziò, invece nel contesto familiare la preoccupazione e il timore
aumentarono ancor di più...
Decise di scendere con la macchina, aveva una Punto Fiat color
amaranto ed era la prima volta che imboccava un'autostrada per una
lunga percorrenza,doveva effettuare circa 930 Km ma oltre alle ovvie
e previste esigenze, Gesualdo era attratto dal fascino e dai scenari
paesaggisti e naturalisti della mitica autostrada del sole,
la A1 ossia la Napoli-Milano.
Invece su Internet aveva trovato una piccola abitazione scelta in un
piccolo paese dell'alto Casertano ( anche per questo la scelta della macchina)
a qualche chilometro di distanza da Capua (CE) cittadina che è provvista
anche dell'uscita autostradale, scelse questa località (il nome lo rivelerò
più avanti) anche perché gli ricordava un po il suo luogo di nascita, ma non
tanto per l'altitudine che comunque era situata a circa 400m sul livello
del mare ma perché era immersa in una incantevole verde valle
circondata dalla cinta dei monti del Matese e poi si trovava a circa 30 Km
dall'istituto dove doveva insegnare e collegata da una strada agevolmente
percorribile e poco trafficata.
Arrivò di sabato sera, prese atto del piccolo e confortevole appartamento
nonché la conoscenza con il proprietario e sua moglie che sarebbero stati
anche dirimpettai, la domenica sistemò quel poco che aveva portato con se,
viceversa aveva portato molti libri, invece aveva lo stretto necessario perché
nelle prossime festività Pasquali sarebbe ritornato su.
Il lunedì ebbe inizio la sua avventura, l'ambiente esterno scolastico non dava al
primo impatto una buona impressione, anzi, pessima, lo stessi dicasi all'interno,
corridoi sporchi e sudici e scolaresche sparpagliate in aule altrettanto sporche
e fatiscenti, fu colto subito da una forte sensazione di ostilità nei suoi confronti,
nessuno, nè ragazzi,e nè adulti lo salutavano, neanche con un semplice buongiorno
dopo essere uscito dall'Ufficio del Preside il Dott. Ezio Polito e fatti i convenevoli
e le fredde e inanimate presentazioni da parte del Preside. Gesualdo si rese subito
conto ma d'altronde ne era a conoscenza che la maggior parte dei ragazzi di età
compresa dai 14 ai 17 anni, erano bulli, sfaccendati, teppisti, poi un crescendo
terrificante di spacciatori, estorsori, vedette della criminalità e drogati.
I pochi ragazzi di indole buona e qualche rarissimo Professore non compiacente,
venivano soggiogati, minacciati, intimoriti e bullizzati...e il Preside? l'esimio Dott.
Ezio Polito se ne "lavava le mani" e anche più di una volta al giorno per paura
e per altro...aspettava senza creare e crearsi problemi, l'agognato giorno
della pensione con magari accanto una "speciale" buonuscita.
Gesualdo iniziò il suo insegnamento e solo pochissimi studenti delle varie
sezioni erano interessati alla sua "parola", il corso di pubblicità grafica era
l'unico frequentato per la maggiore da ragazze, tra di queste interessata
in modo particolare anche perchè fu subito folgorata e affascinata da Gesualdo,
era una avvenente e bella ragazza di 16 anni ma ne dimostrava circa 18/20, il
suo nome era Giuditta, originaria di una stupenda località del Cilento sempre in
Campania (l'estremo sud della stessa) è situata tra Palinuro (SA) e Sapri (SA)
si chiama Scario (SA) ed è soprannominata la "Portofino del Cilento", all'età sua di 5 anni
la famiglia si trasferì in una frazione di Capua(CE) il padre era bidello in una scuola media
sempre a Capua, per queste origini tutti la chiamavano "Giuditta la Scariota", (gli
abitanti di Scario effettivamente si chiamano scarioti) della sua classe lei era la
"tesoriera", si incaricava a raccogliere eventuali collette per iniziative varie, o per
regali, ricorrenze, pensierini o per acquisti di quaderni, penne, matite ecc. era
molto pragmatica per cui anche sveglia e intelligente.
"L'Apostolico Lavoratore" sembrava un misto di riformatorio correzionale,
consumato carcere e girone di anime dannate con diavoli aguzzini, si notava
innanzitutto la debolezza e l'inesistenza dello stato, delle autorità e di ogni
coscienza umana, i "secondini" dovevano essere i professori ma che
assecondavano solo e il Direttore doveva essere il Preside che solo
correre lasciava lavandosi sempre le mani sia per paura e sia, come si
vociferava in giro, foraggiato dai clan camorristi in quanto il "suo" istituto
era una fonte di forte guadagno per la stessa camorra con i profitti dovuti
dal pizzo, dall'estorsione, dallo spaccio e dal reclutamento di potenziali adepti,
terreno fertile per l'arruolamento nelle proprie file.
Gesualdo quando ritornava alla propria abitazione dopo le sei ore di lezioni
pensieroso e sconfortato, su insistenza della moglie del proprietario
mangiava da essi consumando un fugace e modesto pasto, anche perché per il
suo essere gentile ed educato era entrato nelle grazie e nelle simpatie dei
suddetti, Gesualdo molte volte con tono pacato ma anche deciso e convincente,
si lasciava andare a sfoghi per l'inevitabile accumulata tensione creatasi
nell'ambiente pseudo-scolastico, la Signora preoccupata e dispiaciuta
dopo avergli raccomandato prudenza al non esporsi troppo,gli diceva:" Professò,
ma chi ve lo ha fatto fà?" lui sorrideva senza rispondere, oppure la stessa
donna gli diceva spesso:" Professò, immagino che i vostri genitori, mamma
e papà siano preoccupati, li mettete al corrente della situazione che avete trovato
nella scuola?", Gesualdo rispondeva che mai avrebbe dato loro ulteriori motivi di
preoccupazioni e timori facendoli incupire ancor di più, invece confessò che aveva
una lunga corrispondenza epistolare con il suo unico cugino, Aldo, figlio dell'unico
fratello del padre Giuseppe e che stava frequentando lo stesso liceo classico
che aveva frequentato lui a Torino... continua


N.B. tutti i nomi di cose e persone sono frutto della fantasia e puramente casuale, mentre tutte le località menzionate sono realmente esistenti.











L'ULTIMA SERA (SECONDA PARTE) testo di GIUFOR
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