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Non sono nato sotto una buona stella.
Alcol, liti, tradimenti...
la mia famiglia non era di quelle
che ti mettono sulle strade della vita
con un viatico di speranza,
e tutto il mondo di fuori
mi parve subito una selva oscura.
Fui un bambino senza sogni,
senza gloriose aspirazioni,
senza un'immaginazione
che si rapprendesse attorno a uno scopo.
Mi sentivo come una foglia
scossa dal vento e dalla pioggia,
e ogni ora era uguale alla precedente.
Arrancavo attraverso i giorni
con occhi opachi in cui mai
balenava un guizzo di gioia.
Ero un semplice spettro,
un capriccio fugace della mente,
Un sussurro dimenticato,
perso nel rumore e nella fatica di vivere.
Poi un giorno vidi Rossana
(oh, eravamo ancora bambini)
e una scintilla si accese
nel mio cuore di cenere.
Con gioia persino dolorosa
(per la gioia credetti di morire...)
scoprii l'esistenza della passione.
Avevo anch'io qualcosa per cui vivere,
e ripetevo incessantemente il suo nome
come uno scongiuro salvifico.
Rossana mi regalò un sogno,
e il sogno spezzò l'incantesimo
della mia tetra malinconia.
Non le ho mai parlato.
Ma il giorno in cui la sua famiglia
abbandonò la città,
corsi con il cuore in gola
e un bouquet di roselline,
senza davvero credere
che avessi il coraggio di dargliele.
Ma non giunsi a tempo,
stavano già andando via.
Ma mentre l'auto si allontanava,
attraverso il parabrezza,
a me, proprio a me,
Rossana fece un segno con la mano.