Contenuti per adulti
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Perché poi ti ritrovi a fissare quella goccia, insistente, che scende dal rubinetto ben chiuso.
Quel rumore così sottile diventa assordante nel silenzio della mente. Sembra l’introduzione a una storia, un’eco dei pensieri, il sottofondo di una consapevolezza scomposta.
Una sbiadita immagine si apre davanti ai miei occhi.
Un abbraccio, un bacio, un consiglio. E uno schiaffo espresso mai dato.
Nel vestito da primavera danzavo in una giornata di pioggia e d’inverno. Nulla appariva strano. Ero solo una bambina che teneva stretta la mano grande del papà: vicino, eppure ormai lontano.
I miei bronci soffocavano nei teneri sorrisi nascosti da quei grandi baffi.
I baffi erano il mio babbo. Un babbo senza baffi non era più il mio babbo. Lo osservavo di nascosto, di lui ero tremendamente gelosa.
Un babbo fatto di tante regole, che filtravano nei miei continui sbuffi, mentre io ero già sazia di concetti dettati dalla polvere del tempo.
“Oggi no, ieri era così”, pensavo.
Sono cambiate le mode, i colori, si usano le macchine e non i cavalli… forse.
O forse erano solo i baffi.
I baffi del mio babbo di altri tempi, che prima c’era e ora non c’è più.
Ed è per questo che spesso affogo.
Affogo in quella goccia insistente.
Affogo nei ricordi.
Affogo io e il cuore.
Il cuore ed io.
Ma so nuotare.
Imparai tanti anni fa, perché su certe cose non sono mai stata piccola. Dovevo crescere stringendo i pugni, trattenendo le lacrime. Dovevo crescere e imparare a nuotare.
Ora affogo, poi risalgo.
E nuoto.
Nuoto fino allo sfinimento.
Poi ritorno da te, che mi culli nel mio sonno.