Tommy55 27-03-2008
Il primo ricordo della mia vita è una lampada fioca e un rumore martellante, forse avevo tre anni. Mi sono sempre domandato perché non ricordavo niente dei primissimi anni della mia vita. Poi ho letto una soddisfacente spiegazione scientifica:
Sembra che il cervello, nei primi anni di vita, non essendo ancora sviluppato in tutte le sue parti non è in grado di memorizzare le prime esperienze. Sarebbe stato meraviglioso ricordare il giorno della propria nascita. La prima immagine messa a fuoco, il primo viso familiare! Tutti possono ricordare qualcosa del giorno della nostra nascita tranne i nascituri. Io sono nato il 21 Marzo del 1953’. Devo fare una correzione, sono nato il 22 Marzo del 1953’. Come si fa a falsificare una data di nascita e poi perché?
Nel 1953’ una nota azienda tessile aveva pensato di donare una coperta ai bambini nati il 21 Marzo del 1953’, per la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.
Non so cosa ci vuole per spostare di un giorno la nascita di un figlio, i miei lo hanno fatto per una coperta! Ogni tanto da ragazzino guardavo con curiosità questa coperta.
L’avrei voluta tenere con me per tutta la vita come un caro ricordo, ma sembra sia sparita durante il terremoto del 1980’. Nella vita di quante cose si può essere assolutamente certi? Quando mi capita di andare al cimitero, spesso mi soffermo a leggere le date di nascita e di morte dei defunti. Dovrebbero essere dati certi, sicuri, inconfutabili. Quando si è ancora in vita l’unico riferimento certo è la data di nascita.
Io ogni volta che devo dire la mia data di nascita ricordo che non è vera.
La mia vita è iniziata con una bugia. Ma cos’era quel rumore martellante di cui parlavo prima? La mia giovane madre faceva un lavoro casalingo per arrotondare le magre entrate familiari. Rammendava le calze da donna. E’ un mestiere che oggi non esiste più. Una volta le calze da donna si riparavano, non si buttavano via una volta smagliate. Con una specie di ago elettrico lei lavorava sulla calza per ripararla. Non so cosa portasse economicamente questo lavoro a mia madre. Non so se mi trovavo su di un letto, in una culla o in un girello. Ricordo solo una luce fioca e un rumore fastidioso.
Le mie foto da piccolo sono molto divertenti. Ero così scuro di pelle che qualcuno mi diede il soprannome di: “Maciniello!”.
Trattasi di apparecchio circolare che si usava un tempo per macinare i chicchi di caffè!
Il nomignolo non era dovuto all’apparecchio ma ovviamente al caffè!
Ero proprio un bel bambino! Mi sono guastato in seguito!
Ho ascoltato divertenti storielle sulla bruttezza dei bambini appena nati:
1)- “Quando nasce un bambino, per aiutarlo a respirare gli viene dato uno schiaffetto sul sederino. Io ero tanto brutto, che quando sono nato, il dottore ha dato uno schiaffo a mia madre!”
2)- “Mia madre non ha avuto la nausea mentre era incinta, l’ha avuta dopo la mia nascita!”
3)- Ero cosi brutto che mia zia parlando con mia madre dopo che la cicogna era andata via le disse: “Ma non potevamo tenerci la cicogna?”
4)- “Sono sempre stato solo, pensa che quando sono nato, mia madre non c’era!”
La frase che mi sembra più adatta al mio caso però è:
“Sono nato in una famiglia povera. Mia mamma ha dato alla luce pochi figli.
La maggior parte li ha dati al buio.”
Nei miei primi sei anni di vita abbiamo cambiato almeno quattro case.
Non ho mai chiesto ai miei genitori perché cambiavano così spesso abitazione.
Ricordo di avere letto una frase divertente non so di chi:
“Da bambino i miei genitori cambiavano sempre abitazione, ma io sono sempre riuscito a ritrovarli!” Non ero io il problema! Ma perché cambiavamo sempre abitazione?
Forse avevamo problemi per pagare l’affitto? Il secondo ricordo indelebile della mia infanzia è legato proprio ad una di queste case. Potevo avere tre o quattro anni! Abitavamo in una piccola casa fronte strada. Da qualche anno si stava diffondendo la televisione in Italia. Chi poteva permettersi di comprare un televisore? Certo non la mia famiglia! All’epoca erano poche le famiglie che avevano in casa una televisione. I miei genitori alcune sere uscivano per andare a guardare qualche programma in un bar vicino. Alcuni programmi di particolare interesse erano:
“Campanile Sera”. “Lascia o Raddoppia”. “Il Musichiere”.
Erano programmi molto seguiti e anche i miei andavano a vederli. Meglio pagare una consumazione al bar che comprare una televisione! Ma in pieno inverno come fare con un bambino piccolo? Aspettavano che io mi addormentassi. Adesso i ricordi sono molto vaghi ma una di quelle sere in cui i miei erano usciti, mi svegliai e non trovando nessuno in casa, prima mi misi a piangere e poi visto che nessuno mi rispondeva pensai di andare a cercare i miei. Per farlo dovetti rompere il vetro della porta d’ingresso, non avevamo certo una porta blindata. Ma come lo avrò rotto, sempre di un vetro si trattava, e poi senza riuscire neanche a farmi un graffio! Un piccolo bambino seminudo in giro per la città in pieno inverno! Come ho fatto a non prendere una polmonite? Come ho fatto a non essere investito da un auto? Per fortuna dopo qualche ora mi vide un vicino di casa, così mi portò a casa sua e mi rimise a dormire in un letto caldo fra lui e sua moglie. Eppure c’è chi dice che la televisione ha contribuito a unire le famiglie Italiane!
le mie storie testo di tommy55