Due belle notizie: Maria Teresa Novara, Grazie all'interessamento di Vittorio Bertola (Consigliere e capogruppo del movimento cinque stelle con 22.400 preferenze come candidato sindaco) Avrà un giardino nella citttà di Torino.
Di seguito la recensione sul Simpatizzante di Chiara Tamborini:
“ La testa dell’ Idra ”
di Marilina VECA e Stefano CATTANEO
Editore: Sensibili alle foglie
Il libro è ispirato ad una vicenda realmente accaduta in un paesino della provincia italiana come tanti: nel 1968, un ladruncolo di mezza tacca si introdusse in una casa colonica, con l’ intento di rubare.
Si aggirò per le diverse stanze senza trovare nulla di suo interesse, nulla di materiale, fino a che si imbatté nella camera da letto in cui dormiva una bambina di 13 anni, e decise di rapirla.
La bimba si chiamava Maria Teresa Novara, apparteneva ad una famiglia povera ed era ospite degli zii che, al di là delle apparenze, non erano molto più ricchi.
Nessuno avrebbe potuto pagare un riscatto, e il rapitore diede fondo a tutta la sua abiezione, costringendo la piccolina a prostituirsi.
La storia fin qui è già sufficientemente orrenda, ma c’ è un aggiunta sconvolgente: in breve tempo, la notizia si diffuse a macchia d’ olio.
Dalle ville bene, dai festini per ricchi danarosi e potenti, in breve tempo furono in molti a chiedere di stuprarla per pochi soldi.
Padri di famiglia, ragazzi poco più che adolescenti, uomini colti e ignoranti: nessuno trovò ripugnante abusare di una bambina, nessuno pensò di andare dalle autorità a denunciare ciò che avveniva quotidianamente.
Nessuno, nemmeno quando il rapitore venne ucciso durante un conflitto a fuoco con la polizia. Nessuno mosse un dito per salvare la piccolina, che restò sola a morire di fame e di sete.
La responsabilità è di tutti coloro che sapevano, comprese le mogli degli stupratori, convinte che quella bimba fosse diversa dalle loro figlie, che non fosse fatta di carne ed anima, non avesse sentimenti, non provasse terrore, dolore, angoscia.
Forse questa connivenza è ancora più bestiale, sempre che si possa fare una classifica della mostruosità, dato che arriva da donne: coloro che la natura ha destinato a dare la vita.
Pochi anni sono trascorsi, eppure sembra una vicenda fuori dal tempo, grazie all’ odiosa campagna denigratoria nei confronti della vittima, seguita da un colpevole e criminale silenzio.
Stefano Cattaneo è una persona intelligente e sensibile, che si batte perché a Maria Teresa Novara venga almeno dedicata una strada. Da anni, coraggiosamente parla di questa vicenda perché non cada nel dimenticatoio.
In uno spazio dedicato a Maria Teresa, gli interventi di Cattaneo hanno attirato l’ attenzione della giornalista e scrittrice Marilina Veca, dando vita ad una collaborazione dalla quale è nato il libro.
“ La testa dell’ Idra ” è un testo che consiglio a tutti perché è ben costruito e molto ben scritto. C’ è molta cura nell’ uso delle parole, sempre equilibrate e scelte con misura, perfette nel racconto.
E’ un libro che si legge in un giorno, perché ha il privilegio di coinvolgere il lettore fin dalla prima frase.
Elegante è l’ escamotage utilizzato per introdurre la storia: Arianna, giovane giornalista, decide di indagare sulla storia di Silvia, una bimba rapita, abusata e lasciata morire senza pietà, e per farlo si reca nei luoghi in cui la vicenda è avvenuta.
Il racconto si snoda tra intimidazioni, bugie, facciate che crollano miseramente, minacce. Su tutto, le emozioni che Arianna vive, ed è molto difficile non identificarsi con lei.
Il profilo psicologico di ogni personaggio è descritto in modo magistrale, tanto da dare la sensazione di assistere alla proiezione di un film.
Particolarmente significativi sono i passaggi in cui risaltano tanto l’ amoralità dei colpevoli “ per bene ”, quanto l’ unanimità della decisione di uccidere Silvia anche nel corpo, e di farlo in modo tanto vigliacco.
Se è difficile resistere alla tentazione di non identificarsi con Arianna, lo è maggiormente esimersi dall’auspicare la riapertura delle indagini, ed assistere a condanne esemplari.
Ma esiste una condanna “ giusta ” per un orrore simile? Il libro richiama più volte alla “ giusta distanza ”: Arianna rischia la vita, la salute, la professione perché è sconvolta da quanto scopre, e mette tutto in secondo piano pur di rendere giustizia a Silvia. Ma potrà farlo solo recuperando la “ giusta distanza ”, la misura che consente di vedere le cose per ciò che sono, e impedisce di tramutarsi in giustizieri o giustizialisti.
E’ possibile riparare l’ abominio commesso? Per farlo, occorrerebbe ammettere il proprio coinvolgimento, ed assumersene la responsabilità.
Ma per farlo, è indispensabile avere un cuore capace di sentimenti, e una coscienza che grida.
Se ciò può verificarsi nel singolo, quando ad essere coinvolti sono due paesi, tutto cambia: il coinvolgimento di massa si tramuta in correità di massa, e termina con la rimozione di massa.
Tutti uniti, perché la confessione di uno solo fa precipitare tutti.
Ci sono molti spunti di riflessione nel testo: il mostro che è in noi, la connivenza tra politica e potere in ogni sua forma, la concezione della donna, la pedofilia e tanto altro ancora. Anche per questo, l’ ho molto amato.
Non vi svelo il finale del racconto per lasciarvi il piacere di scoprirlo personalmente: da appassionata lettrice, vi invito a trascorrere intelligentemente una giornata leggendo “ La testa dell’ Idra ” e a condividere con me ciò che vi ha suscitato.
Chiara Tamborini 14 / 03 / 2012
Un giardino ed una recensione testo di Nulla