La mia gente
Mi troverai accampato per le vie, di questa mia città d’avorio e luce,
sotto i ponteggi di cristallo e vetro, tra gli orizzonti colorati a mano,
in mezzo agli altri folli come me, che hanno venduto il cuore alla poesia,
tra quegli stracci tinti e ricuciti e quelle tende aperte verso il cielo,
che quando piove ti entra dentro il mondo e scivolando si discioglie in te.
Sapessi quanto è bella la mia casa, sebbene essa si sposti come il vento,
talvolta mi è toccato anche inseguirla, eppure mi riporta sempre a sé,
ha muri che son foglie accartocciate e quadri fatti d’occhi e d’allegria,
il suo soffitto è il cielo d’ogni notte, con mille lune intinte nei tramonti,
e danza come fiamma sopra l’aria, come la spuma in mezzo alla marea.
La bancarella che io spingo in giro, non vende nulla, puoi comprarne un po’,
talvolta basta un niente ed un sorriso, monete non ne accetto e non ne do,
gli artisti con cui spaccio la bellezza, ti cuciranno abiti in parole,
il prezzo esorbitante è una carezza, l’omaggio che richiede lo scrittore.
Vedessi quanto è bella la mia gente, mentre si scuote al suono dei cantori,
tra i giocolieri si agita il presente, mentre il passato resta ai nostri attori,
e infine c’è il poeta, tuo fratello, che d’anima ora intesse il suo avvenire,
chi è fortunato porta il suo fardello, che è padre e figlio d’ogni suo sentire.
La mia gente testo di Darknotice