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Il giorno in cui la sua vita cambiò, Luca aveva ventisei anni. Fino a quel momento conduceva un’esistenza mediamente disperata per un abitante di quel posto dimenticato da dio. Faceva il pescatore, e usciva tutti i giorni prima dell’alba col vecchio peschereccio, insieme a suo padre. Trascorreva quasi tutti i pomeriggi al bar del paese, seduto su una sedia di plastica, tra una birra e una sigaretta, a far da spettatore al tempo che si portava via ciò che restava della sua giovinezza.
Aveva avuto una fidanzata, per qualche anno, una ragazza del paese, che poi si era trasferita in un'altra città per studiare da restauratrice all’accademia, segnando anche la fine della loro storia. Quella separazione gli lasciò più che altro un senso di vuoto, come se avesse portato soltanto a galla l’insensatezza latente della sua vita. Era un bravo ragazzo, su questo nessuno avrebbe avuto dei dubbi: uno con la testa sulle spalle, un lavoratore, e tutte quelle cose che la gente dice di chi è capace di nascondere bene i propri demoni.
E il suo demone apparve in una torrida sera di luglio, durante la festa del paese, nella forma di una minuta bambina di una decina d’anni che indossava un vestitino a balze di un bianco immacolato. Mentre i suoi genitori chiacchieravano con un’altra coppia, la bimba, completamente presa da una mazurka suonata dall'orchestra, ballava da sola, facendo girare la gonna del vestito, i lunghi capelli castani, e ridendo, ridendo. Luca, che all’inizio la osservava rapito, come chi assiste a un fenomeno della natura piuttosto raro e spettacolare, fu attraversato dalla più potente forma di energia che avrebbe mai sperimentato in vita sua, quando lei ristette, alzò la testa, incrociò il suo sguardo e gli sorrise, inondando con un raggio di infinito quella, fino ad allora inutile vita.
Si potrebbero cercare dei giri di parole, ma non si troverebbe definizione più appropriata di amore a prima vista, per quello che accadde al giovane e alla bambina. E non c’era nulla di erotico, se questo può servire a tranquillizzare la morale di qualcuno. Si trattava di qualcosa di molto più elevato di qualsiasi attrazione fisica, qualcosa che trascende completamente il corpo e tutti i suoi istinti più bassi. Era la pura sincronizzazione delle loro anime, che risuonarono immediatamente come diapason sulla medesima frequenza, con una potenza che soltanto pochi fortunati esseri umani possono sperimentare.
“Vieni Lucia, andiamo” richiamò il padre la bambina. Lei per un istante allargò di più il sorriso in direzione di Luca e corse via in una nuvola sfolgorante di candore e di capelli.
Non c’è da dubitare che il giovane rimase turbato da ciò che gli accadde. Naturalmente non ne fece parola con nessuno, era qualcosa di troppo inesplicabile, e facilmente fraintendibile. Persino lui si sentiva in colpa, nonostante fosse conscio della natura elevata di quella emozione. Sapeva che non avrebbe toccato quella bambina, per nessun motivo al mondo. Ma aveva comunque, per qualche motivo molto più profondo, il bisogno di vederla, di averla vicino, di riscaldarsi alla luce di quel sorriso e di quegli occhi. E tanto bastava per accendere in lui anche un cocente senso di colpa.
Trascorsero sei anni, durante i quali i due non si scambiarono nemmeno una parola. Quando c’era cattivo tempo e i pescherecci non uscivano, Luca si ritrovava davanti alla scuola alla fine delle lezioni. La ragazzina lo notava con la coda dell’occhio, e senza smettere di scherzare con le sue compagne arrossiva, sorrideva, e lanciava occhiate di sottecchi nella sua direzione. E lui si limitava ad osservarla da lontano, preso da un ardore che era al tempo stesso assoluto piacere e tremendo dolore. Aveva visto quel corpo fiorire dalla fanciullezza alla pubertà, e infine sbocciare nell’adolescenza, quando era già in tutto e per tutto la piccola donna che sarebbe stata.
E accadde in una sera di Maggio che si scambiarono le prime innocenti parole. Fu naturalmente lei a rompere quell’invisibile muro che serviva a tenerli separati in quel mondo di morali e convenzioni sociali.
Passava non per caso, con un’amica, proprio davanti al bar del paese, dove spesso Luca e altri giovani si ritrovavano il pomeriggio e la sera dopo il lavoro. Lui era fuori, in piedi, all’ombra del piccolo portico a fumare una Lucky strike; la vide arrivare, e gli si annodarono le viscere come sempre. Da quando il corpo della ragazza era diventato quello di una giovane donna, si era aggiunta anche una considerevole carica erotica, che gli dava un senso di vertigine e di nausea, ogni volta che la vedeva.
“Ciao Luca”. Furono soltanto queste le parole che Lucia rivolse nella sua direzione, oltre ad un’occhiata e a un sorriso che promettevano una beatitudine ancora sconosciuta.
Lui per un attimo si sentì quasi mancare la terra sotto i piedi; fu scosso fin nel profondo della suo essere. Gli uscì soltanto un “ciao” dalla bocca, che rotolò fuori pesante come un sasso.
Ma ora che quel muro era crollato, Luca non sarebbe più riuscito a stare al suo posto, lontano da lei.
L’orchestra suonava gli stessi pezzi, come ogni anno da decenni: mazurka, polka, qualche valzer. Le coppie danzavano sul cemento della piazza adibita a pista da ballo, le luci montate su l'americana sopra il palco, proiettavano ombre colorate che volteggiavano al suono della fisarmonica e del clarinetto, le lampade al sodio dei lampioni facevano da quinte sceniche, nascondendo le stelle, mentre l’umidità sarebbe rimasta ancora per qualche settimana un’invisibile afa, che condensava nella foschia soltanto verso il mattino.
Anche i genitori di Lucia ballavano, mentre lei gironzolava per la piazza con un’amica di scuola, tra le bancarelle dei dolci, la pesca di beneficenza e un paio di giostre, perlopiù roba per bambini.
Fu allora che Luca comprese che non poteva più aspettare un solo istante. Mentre la guardava da lontano parlare e sorridere, brillare di quella sua luce speciale: vedeva quel corpo muoversi, dove ogni gesto era un invito, un richiamo irresistibile.
Le arrivò alle spalle, lei non se lo aspettava: “Ciao Lucia” disse soltanto, mentre il viso della ragazza si girava avvampando nella sua direzione. “Hei ciao…” riuscì a rispondere quasi balbettando. “Ti va di fare due passi insieme?” chiese lui.
Lei guardò per un attimo l’amica, paonazza per l’imbarazzo “Certo, si. Ci vediamo dopo in giro” disse frettolosamente in direzione dell’altra ragazza, mentre già si allontanava da lei, e si affrettò a fare un gesto minaccioso portando l’indice davanti alle labbra.
Presero la direzione della chiesa, lasciandosi la musica e le luci alle spalle. Camminavano fianco a fianco, senza sfiorarsi, ma godendo di quell’energia di cui era carica l’aria che li separava. Ad ogni passo i grilli tornavano a frinire più forte, le stelle a disegnare il cielo, e l’ombra scura della chiesa si allungava sopra di loro, separandoli ormai da tutti gli altri.
Mentre si avvicinavano alle mura di pietra del vecchio edificio, Luca, controllando intorno se ci fosse qualcuno disse: “Forse non dovresti stare qui con me, cosa direbbero i tuoi se lo sapessero?”
“Credo mi manderebbero a fare la suora di clausura, o qualcosa del genere” rispose lei ridendo “non mi lascerebbero uscire per mesi, forse fino a natale”.
“E allora perché sei venuta?” chiese lui inarcando le sopracciglia con curiosità
“Perchè non vedevo l’ora che me lo chiedessi” rispose lei imbarazzata
“Anch’io non vedevo l’ora di chiedertelo” aggiunse lui, mentre le spalle di lei avevano ormai incontrato la parete scura della chiesa “non sai da quanto tempo avrei voluto farlo…” disse abbassando la voce quasi in un sussurro, mentre gli sembrava che il cuore gli sarebbe esploso nel petto, o si sarebbe sciolto per l’emozione.
“E se adesso provassi a baciarti, cosa faresti?” le chiese a fil di voce, mentre il suo viso si avvicinava lentamente a quello di lei.
“non te lo permetterei mai” rispose lei in un sussurro languido, senza staccare gli occhi da quelli di lui, e sollevando mento, quasi a volergli porgere le labbra.
E le loro labbra si incontrarono, dietro l’angolo scuro di quel vecchio muro di pietra.
Fu un crescendo di estasi, nella fusione di qualcosa che in questo, o qualche altro universo, era già stato unito in ere sconosciute agli uomini. Dimenticando se stessi, ritrovarono per un attimo senza tempo l’essenza della gioia autentica, il distillato stesso della vita e della creazione.
Fu Lucia a cadere dalle vette di quel paradiso, per staccarsi dal suo primo bacio: “Hai sentito?” chiese con i grandi occhi scuri improvvisamente attraversati dalla paura. “C’è stato un rumore, veniva da qua sotto, non l’hai sentito?” aggiunse indicando la feritoia della bocca di lupo che si trovava sulla parete alle loro spalle, all’altezza delle loro caviglie.
“Non ho sentito niente” rispose Luca, abbassandosi sulle ginocchia per osservare meglio dentro l’apertura. Prese l’accendino Bic dalla tasca, e lo accese portandolo in prossimità della grata. “Sarà stato sicuramente un topo. Qua non si vede niente” concluse.
Quando si rialzò, lei lo abbracciò, in uno slancio di totale abbandono. Restarono così per qualche minuto, assaporando soltanto l'inconsapevole sensazione di aver finalmente ritrovato una parte fondamentale di se stessi.
“Forse è meglio che io vada” disse infine Lucia con espressione dispiaciuta “se non mi vedono per troppo tempo i miei cominceranno a cercarmi”.
“Quando posso rivederti?” chiese lui, con lo stomaco stretto in un turbinio di gioia, speranza e dispiacere di doversi separare.
“Domani pomeriggio se vuoi. Se dico che vado dalla mia amica, mi lasciano uscire da sola il pomeriggio”
“D’accordo” concluse lui sorridendo, pregustando già la felicità dell’incontro “Allora aspetto di vederti passare davanti al bar, e poi ti raggiungo”.
E riuscirono ad incontrarsi molte volte quell’estate, quasi ogni giorno. Lucia passava davanti al bar, attraversava tutta la piazza, svoltava dopo la chiesa, e si fermava ad aspettare lì, nel tratto di strada che portava alla caserma dei carabinieri, terminando poi nel piazzale di fronte al piccolo ospedale. Poco dopo Luca metteva in moto la sua vecchia centoventisei verde, e andava a prenderla, non prima di aver controllato che non ci fosse nessuno in giro ad assistere alla scena. Ma qualcuno prima o poi c’è sempre, e le anime dei piccoli paesi amano scandalizzarsi, più di ogni altra cosa. Fu così che la notizia di quella storia, tra una giovane fanciulla e un uomo col doppio dei suoi anni, giunse anche ai genitori di Lucia. E suo padre non tollerò di sapere che la sua unica figlia usciva con un uomo che aveva soltanto una manciata d’anni meno di lui.
Ci furono sgridate, litigi e pianti. Lucia dovette passare molto tempo chiusa nella sua camera. Le era concesso soltanto andare a scuola, che per sua fortuna si trovava in un altro paese, nei pressi della statale, a più di mezz'ora di pullman da casa. E lì ormai si consumavano i pochi incontri clandestini con Luca, che l’aspettava all’uscita della scuola, accontentandosi di accompagnarla fino alla stazione delle corriere.
Trascorsero tutto l’inverno così, vedendosi pochi minuti, un paio di volte a settimana. Soltanto una volta Lucia trovò il coraggio di marinare la scuola, e allora passarono tutta la mattina rintanati in un bar e poi in una sala giochi, ad assaporare la gioia di poter stare insieme, promettendosi di aspettare tutto il tempo che sarebbe stato necessario per poterlo fare alla luce del sole.
Nel frattempo Luca aveva lasciato il suo lavoro sul peschereccio del padre, che pensava ormai di vendere la barca per godersi la pensione. Aveva trovato lavoro come portiere di notte in un prestigioso albergo in città. Doveva farsi un’ora di strada, era un buon posto, la paga non era eccezionale, ma era sicura, e quando c’erano turisti stranieri compensavano in parte con le mance. Aveva conosciuto il proprietario dell’albergo in darsena, lì teneva ormeggiata la sua barca: sedici metri e due motori da seicento cavalli. Gliela aveva fatta provare un giorno che erano rientrati presto col peschereccio. Certo non c’era confronto con la loro bagnarola da pesca, aveva sottolineato l’imprenditore con la camicia di lino aperta sul petto e un pesante crocifisso d’oro che spuntava tra la folta peluria brizzolata. Quell’estate si ritrovarono spesso in darsena e un poco alla volta quell’uomo prese in simpatia Luca; alla fine gli propose di andare a lavorare nel suo albergo. Il vecchio portiere era andato in pensione, gli serviva un bravo ragazzo come lui: lì si aveva a che fare con gente di ogni tipo, dalle coppie clandestine a personaggi facoltosi, e si maneggiavano parecchi soldi, perciò aveva bisogno di qualcuno di cui potersi fidare ciecamente.
Ritornò la bella stagione, e Lucia fu finalmente libera di uscire un po’ di più. Non provò più a convincere i suoi genitori a permetterle di vedere Luca; per loro ormai era un capitolo chiuso quello, del quale non volevano più nemmeno sentire parlare. I loro incontri quindi restarono per il momento segreti. Affinarono la tecnica, affinché nessuno potesse scoprirli. Lucia percorreva quasi cinque chilometri in bicicletta, allontanandosi dal paese, verso le foci del fiume. Una volta arrivata allo zuccherificio abbandonato, spingeva il cancello arrugginito, e nascondeva la sua bicicletta dietro il cespuglio di un grosso oleandro. Da lì poteva vedere tutta la strada fino al paese: un lungo rettilineo spezzato soltanto da una curva, dove l’unico tratto non visibile era per la chioma di un grosso salice. Riusciva a sentire il rumore della centoventisei di Luca da quando usciva dal centro del paese, e restava ad aspettare di sentire il motore sferragliare quando si accostava nel piazzale di cemento di fronte al cancello, mentre ogni volta il suo cuore accelerava nella fremente attesa. Solo allora, sicuri che non si trovasse nessun altro nel raggio di chilometri, Lucia sbucava fuori da dietro il cespuglio, e si infilava furtiva nella macchina, che di solito ripartiva mentre lei era ancora abbracciata a Luca.
Trovavano rifugio in una casetta abbandonata, un tempo usata dai pescatori della laguna. In quella vecchia camera polverosa, ripulita alla meglio, erano finalmente liberi di esplorare il loro amore in tutte le sue forme.
La camera della casa abbandonata aveva iniziato un po’ per volta ad acquistare un aspetto più confortevole e in qualche modo, anche un po’ romantico. A parte le pulizie, che erano stata forse la parte più impegnativa, Luca aveva montato un paio di tende alle finestre. La zona era isolata, ed era poco probabile che qualcun altro capitasse da quelle parti; ma per stare più tranquilli avevano trovato il modo di sbarrare la porta dall’interno, e con le tende si sentivano al riparo da qualsiasi intrusione. Avevano trovato una radio con il mangiacassette, Luca aveva provato a mettere delle pile nuove, e con sua sorpresa scoprì che funzionava. Portò allora qualche cassetta, e fece conoscere a Lucia i nuovi gruppi new Wave britannici: Simple minds, tears for fear, spandau ballet, duran duran, ma anche David Bowie e i Pink Floyd. Lei ascoltava tutto volentieri, abbracciata a lui, di solito dopo che avevano fatto l’amore. Non le piaceva tutto, ma era sempre attenta e curiosa, come un bambino che assaggia il sapore nuovo di una pietanza. Avevano portato delle candele, e anche una stufa a kerosene, quando le giornate avevano cominciato a farsi un po’ più fredde.
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