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La chiamata arrivò alle 10:12 del mattino.
Rex stava lucidando uno stivale come se fosse un trofeo.
«Pronto?»
Silenzio. Poi una voce:
«MTV.»
Il bus tremò.
Non per il motore.
Per il destino.
«Vi vogliamo per uno speciale», disse la voce.
«Qualcosa di… diverso.»
Rex guardò gli altri.
«Siamo diversi.»
«Lo sappiamo.»
Io, Metal Queen II, sapevo anche un’altra cosa:
quando MTV ti chiama nel 1991,
non è mai per quello che pensi.
Arrivarono negli studi.
Tutto era pulito.
Troppo.
Tecnici silenziosi.
Cavi ordinati.
Tristezza professionale.
Li accolse un uomo con gli occhiali tondi e la barba pensata.
Carl Flannel.
Il giornalista.
«Interessante quello che fate», disse.
«Grazie», disse Rex.
Carl scriveva già.
Sempre.
«Siete una risposta?»
«No.»
«Una provocazione?»
«Forse.»
«Un errore?»
Rex si fermò.
«Siamo una band.»
Carl sorrise.
«Ancora per poco.»
Il format era semplice:
UNPLUGGED
Ma non nel senso giusto.
Tolsero gli amplificatori.
Tolsero la distorsione.
Tolsero la sicurezza.
Rimasero loro.
Errore grave.
Partirono con I Hate My Hair.
Versione nuda.
Fragile.
Quasi vera.
Per un attimo funzionò.
Un attimo solo.
Poi Rex fece la cosa che Rex fa sempre.
Esagerò.
Inserì un urlo.
Poi una posa.
Poi un movimento inutile.
La magia si ruppe.
Lenny provò a tenere tutto insieme.
Crash non sapeva quanto piano fosse abbastanza piano.
Snake… capì.
Troppo tardi.
Carl Flannel scriveva.
Velocissimo.
Come se stesse documentando un animale raro che si estingue in diretta.
A metà set, un tecnico disse:
«Possiamo rifarla?»
Rex:
«Il rock non si rifà.»
Tecnico:
«La TV sì.»
Non la rifecero.
Peggio.
Quando finirono, silenzio.
Applausi educati.
Morte artistica assistita.
Carl si avvicinò.
«Avete fatto qualcosa di unico.»
Rex sorrise.
«Lo so.»
Carl chiuse il taccuino.
«Avete reso visibile il passaggio.»
«Quale passaggio?»
Carl lo guardò.
«Da necessari a simbolici.»
Il servizio andò in onda tre giorni dopo.
Titolo:
“Hair Disaster: quando il glam imita il dolore e lo perde”
Il giorno dopo successe una cosa strana.
Arrivarono fan.
Non quelli giusti.
Uno disse: «Siete ironici.»
Un altro: «Siete concettuali.»
Un terzo: «Siete finiti benissimo.»
Rex era felice.
Snake no.
Io accesi il motore.
«Attenzione», dissi.
«State per diventare importanti per le persone sbagliate.»
Nessuno ascoltò.
E nel 1991, diventare importanti nel modo sbagliato
era peggio che non esistere.
Continua…