Nella mia giovane età entrai per la prima volta in un cimitero, rimasi subito affascinato dall’immensità di una quercia, che mi ricopriva maestosa con la sua ombra. Io mi sentivo piccolo e quasi spaventato, per la sua enorme saggezza. Camminando per i sentieri del cimitero mi sentii improvvisamente osservato dalla pace e dal silenzio, che percepiva la mia anima, il riposo totale che prese dimora nel mio cuore da fanciullo. Mi chiedevo perché mai tutta quella gente che mi circondava mi osservava, come imprigionata da una realtà nuova che non mi apparteneva. E mi vennero i brividi nelle ossa, e dicevo tra me se anche io un giorno dovevo far parte di quella prigionia. Però lo sguardo profondo degli uomini, delle donne, dei bambini, e dei soldati mi davano sicurezza. Sapevo che quella pace non poteva farmi del male, e le mie ossa si rallegrarono dell’immenso e indescrivibile silenzio.
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