De rebus quae vel sunt vel non sunt

scritto da xoxo, Sel
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 9 anni fa • Revisionato 9 anni fa
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De rebus quae vel sunt vel non sunt
- Nota dell'autore xoxo, Sel

Testo: De rebus quae vel sunt vel non sunt
di xoxo, Sel

L'uomo, naturale? Niente di più lontano da essa. Al mio dire pongo l'essenza dell'uomo stesso, come essere pensante. Cosa, mi chiedo, in natura pensa, cosa vuol comprendere quelle cause in essa invariabili di cui si costituisce? La natura da tale generatrice di cause qual è, è essa stessa causa e conseguenza delle cose. In essa è intrinseco tutto ciò che avviene, come tale è nel corpo umano. Non devo dire al mio stomaco di digerire, o ai miei occhi di vedere, perché essi sono natura e in essi causa e conseguenza permane. Poniamo l'uomo quindi come corpo fisico, naturale; in sé ha la "conoscenza" che la ragione cerca. Tutto è già in noi, noi siamo tutto perché di tutto siamo fatti: come sono fatto io sono fatte le stelle, così gli animali e le piante. La materia "sa" cosa deve fare, la ragione, immateriale, non sa cosa la materia fa e da essa di distingue per questo motivo. Allora cos'è la ragione? Perché l'uomo tenta di capire ciò che già avviene in se medesimo? La ragione non è natura e in essa non ha niente che possa essere percepito sensibilmente. L'uomo è un tutto cosciente, una coscienza naturale, ma si distacca dal tutto cercando un nuovo linguaggio rappresentato dai sensi ed esplicitato dalla ragione (creazione di concetti). I sensi sono l'anello di congiunzione tra la natura e la ragione umana, attraverso essi l'uomo percepisce la natura e da essi scaturisce l'intuito che la ragione raffina. La conoscienza è qualcosa di comunemente chiamato intuito, la voce della natura del corpo umano che parla alla ragione e ad essa suggerisce il ragionamento dal quale scaturisce la conoscenza umana.
Cosa esiste, cosa no?
Esiste ciò che percepisco? Niente esiste come lo percepisco, la forma non esiste, sono io che la tocco, il colore non esiste, sono io che lo vedo. Quindi esiste ciò che penso che esista, ciò che per me esiste, ma non esiste nulla al di fuori di me poiché nulla potrebbe dubitare o meno l'esistenza di una cosa. La domanda è: le cose contunuerebbero ad esistere se non ci fosse nessuno a pensarle? La risposta va al di la del limite dell'uomo e in quanto tale ci concentriamo su ciò che è a noi possibile e la ragione (l'io che posso) mi suggerisce le risposte sopra esposte. La natura è un caos di materia in cui l'uomo brancola cercando di mettere un suo ordine attraverso la ragione ma limitato dal corpo. Io esisto? Io esisto per me che ho il concetto di esistenza che io stesso ho creato, ma non esisto nel senso assoluto in quanto il concetto di esistenza è relativo, se l'uomo dovesse non pensare più e quindi smettere di esistere, il pensiero non esisterebbe più e nulla si chiederebbe se qualcosa esiste o meno. Quindi io so di esistere finché penso, se non penso più il problema non si pone. Non è detto quindi che qualcosa esista o che il concetto di esistenza stessa esista. Nulla esiste quindi, a meno che non ci sia un qualcosa che dia l'accezione di esistenza a qualcosa in relazione ad essa e sulla base dei concetti che pensa (esistenza). Nulla esiste se non "esiste" qualcosa che dica che tutto esiste, l'esistere esiste perché esiste l'uomo a farlo esistere. L'uomo esiste per l'uomo e vede la natura secondo l'uomo, essa non vede l'uomo, è continua e implacabile. La ragione è una realtà umana che è lontana dalla natura. L'uomo non capirà mai perché capire è essere e la ragione non è ciò che vuole capire, è cosa differente.
Cosa fare allora? Ora che "esistiamo" in maniera relativa a noi stessi, esistiamo come vogliamo. Sii ciò che vuoi essere e sarà per lo stesso principio dell'esistenza stessa.
De rebus quae vel sunt vel non sunt testo di xoxo, Sel
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