Calda accoglienza

scritto da Millina
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Autore del testo Millina

Testo: Calda accoglienza
di Millina

Calda accoglienza

Il maestrale non accennava a diminuire mentre le lingue di fuoco continuavano ad incenerire la fitta boscaglia su tutto il dorso di quella collina che dai piedi della montagna si addolciva verso il mare.
Il Montalbo, nel suo calcareo candore sembrava osservare impotente lo scempio di cui ancora una volta l’essere umano ne era lo stupido artefice. Egli stesso aveva subito gravi offese dagli anni del Regno, da quando era rimasto orfano di lecci secolari e ne aveva pianto l’assenza con lacrime di pietra che ormai rotolavano libere, senza più tronchi robusti e l’abbraccio delle antiche radici a proteggerle.
Il fumo saliva denso ed i mezzi e gli uomini a terra non riuscivano ad arginare la marea di fuoco che si insinuava sospinta dal vento.
Due elicotteri ed un canadair facevano la spola dal mare, sotto lo sguardo attonito dei turisti, ristretti in quel lembo di bianchissima sabbia, tra onde spumose e nuvole marroni che riversavano cenere ovunque.
Dall’interno degli elicotteri si assisteva ad un tragico spettacolo: pecore ed altri animali che scappavano spaventati e disorientati, fienili ed ovili ridotti in cenere e la boscaglia che in una triste e rovente magia denudava la terra, lasciando scoperte le rocce in una obbligata ed indecente esibizione.
Il fuoco, malvagio stupratore della vita ed assassino implacabile del futuro. E l’uomo, che aveva acceso il cerino per godersi questo atroce spettacolo, meritava solo di restare incenerito, protagonista del suo autoritratto. Meritava di tornare alla polvere da cui era nato, ma avrebbe meritato di tornarci prima che sfregasse quel maledetto cerino sulla pietra.
Nel tardo pomeriggio, con i mezzi e tutti gli uomini ancora all’opera, il pilota dell’elicottero vide un uomo che davanti al suo ovile girava la giacca in aria, attirando la sua attenzione. Questi cercò di focalizzare meglio la situazione e capì che probabilmente chiedeva aiuto per qualcuno rimasto incastrato pericolosamente da qualche parte o forse colto da malore. Capì che quella era un’emergenza e che l’uomo, nell’ovile accerchiato dal fuoco andava immediatamente aiutato.
Non poteva atterrare per via del cestello pieno d’acqua che trasportava, per cui il pilota decise di avvertire il collega dell’elicottero che sorvolava la zona per coordinare le operazioni. Questi non esitò a dirigersi verso l’ovile e verso quell’uomo che continuava a sbracciarsi roteando la giacca e chiedendo aiuto.
L’elicottero scese di quota ed atterrò sullo spiazzo davanti all’ovile ed il pilota aprì immediatamente il portello per dirigersi verso il pastore, che nonostante il caldo dell’estate e l’aria rovente dovuta all’incendio, riuscì a gelare l’operatore quando con uno strillo gli rivolse un “Fala, ca ti cùmbito!” Vieni che ti offro da bere!

Questa vicenda è successa davvero nelle campagne del mio paese, è un po’ curiosa ma fa riflettere sul fatto che ognuno ha il suo punto di vista di fronte alle situazioni e che anche in certi tragici frangenti la mia terra è abitata da persone, che seppur nella loro ingenuità, non perdono l’occasione per offrire la loro incondizionata ospitalità.

Calda accoglienza testo di Millina
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