La moneta

scritto da C.A.T.
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Ultimamente lavoro troppo...
- Nota dell'autore C.A.T.

Testo: La moneta
di C.A.T.

Davvero: ultimamente lavoro davvero, davvero troppo. Forse dovrei trovare un po' di tempo per dormire, ma il tempo è un'entità sfuggente, specialmente quanto ti occupi di più progetti diversi contemporaneamente, saltando di continuo da una linea temporale all'altra. Perciò anche stavolta vi lascio qualcosa di vecchio, una vecchia trappola, una roba veloce. So che probabilmente non ci state capendo un accidente e siete confusi, magari siete perfino più confusi di quanto le ero io, quella volta che ho sbagliato a posteggiare e sono volata giù da quell'autosilo; di sotto con un salto, giù!, con la macchina e tutto il resto. Ma sono un gatto e per natura giro di notte e tendo agguati, progetto tranelli. Piazzo artifici apparentemente innocui, congegni che ad un primo esame sembrano del tutto inerti, insensibili ad una qualunque sollecitazione. Eppure... chissà, magari prima o poi tirerò un filo, schiaccerò un bottone, azionerò una leva da lontano...da lontanissimo... E allora tutto avrà un senso; o forse anche più di uno. Chissà. Magari invece sono completamente fuori di testa e basta. Bah. Comunque, ecco il labirinto di oggi:



La moneta

Oh bluebird, ho una moneta nella tasca che non riesco a perdere. L'ho comprata anni fa, presso l'ufficio del turismo di in un paese neanche poi così lontano. Si tratta di una moneta da nulla, un conio commemorativo, non è d'oro e non vale praticamente nulla. E lo sapevo, ne ero perfettamente consapevole quando, quel giorno, ho sfilato il portafogli dalla tasca e l'ho comprata. È stata una mia decisione, l'ho scelta io. La moneta stava in un urna, un comunissimo vaso di vetro, insieme ad altre mille monete esattamente identiche, non sembrava avere nulla di speciale... eppure io ho affondato la mano in quel vaso per prendere proprio quella moneta. Non ne volevo un'altra, volevo quella, proprio quella copia, sebbene sapessi bene che era insignificante e senza valore come tutte le altre. Ma forse mi sono sbagliato, magari mi sono distratto un attimo e non me ne sono accorto. Avrei dovuto prestare maggiore attenzione, credo.

Oh bluebird, ho una moneta nella tasca che non riesco a perdere. Sembra fatta d'oro, viene da lontanissimo e la notte non mi lascia dormire. Ho provato a chiuderla in un cassetto o nell'armadio, ma vibra di continuo, mi sussurra frasi per farsi trovare, per non farsi abbandonare. Ho pensato di perderla a un certo punto; mi sono detto: se la infilo in tasca prima o poi sparirà, come per magia, come succede spesso con gli accendini. Ma nulla, niente da fare, ogni volta che infilo la mano in tasca lei -la moneta- è sempre lì. Forse è troppo pesante, a volte sembra perfino più pesante dell'oro. O magari è per via di quel suo strano vibrare, magari è un trucco che usa per attaccarsi, per aggrapparsi elettrostaticamente al tessuto interno della mia tasca.

Oh bluebird, ho una moneta nella tasca che non riesco a perdere. Forse è d'oro, ma non ne sono sicuro, nulla di quella strana moneta mi convince davvero. A un certo punto ho pensato di buttarla via, di scagliarla da qualche parte con tutta la mia forza, magari nel lago. Così che l'acqua ne smorzasse la vibrazione, affinché potesse non riaffiorare mai più. Ma a quel punto la moneta è sparita dalla mia tasca per due settimane. È ricomparsa nella mia testa un giovedì mattina che dovevo fare il bucato, mi ha detto: "Vieni a prendermi, sono qui, mi hai dimenticato nella tasca sinistra dei pantaloni verdi. Sono qui, sul fondale della cesta, vieni a cercarmi. Sono qui." Ho controllato tra i panni sporchi e l'ho trovata. Così l'ho tolta dai pantaloni verdi e l'ho rimessa nella mia tasca. Poi ho fatto il bucato.

Oh bluebird, ho una moneta nella tasca che non riesco a perdere. È fatta di un materiale strano, non so, potrebbe essere qualsiasi cosa, forse anche oro, se solo lo volessi. Una volta ho provato a regalarla a qualcuno, a passare la mia maledizione a qualcun'altro. Ma nessuno ha voluto prenderla, mi hanno risposto: "Non posso accettarla, questa moneta è tua, ti appartiene. E poi non saprei che farci, non vale nulla". Così l'ho rimessa in tasca. Ma nemmeno io so che farci, non ho idea di come spenderla, non l'ho mai saputo. Ma magari sbaglio tutto, forse dovrei soltanto limitarmi a lanciarla in aria ogni tanto, facendola roteare su sé stessa solo per il gusto di riprenderla al volo, un po' come fanno i prestigiatori. Ma sono maldestro e ho paura che possa scivolarmi fra le dita, che possa rimbalzare per terra e che possa svanire, inghiottita da una grata o da un tombino. Ho paura di perderla, così la tengo in tasca, per sentirla vibrare, per ascoltare ciò che sussurra. L'altra notte, mentre dormivo, l'ho sentita dire: "Se fai una cosa abbastanza a lungo, alla fine diventi bravo". Chissà con chi parlava, nel cuore della notte, quella strana moneta.

Oh bluebird, ho una moneta nella tasca. È d'oro.
La moneta testo di C.A.T.
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