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Il caffè a casa mia.
Le avevo aperto la porta.
Ai suoi boccoli biondi
ai suoi occhi verdi.
Era la primavera del 1985.
Avevo messo,
composto sul tavolo,
il servizio più bello.
Centro tavola
bianco candido,
tazzine di porcellana,
finissima,
zuccheriera
rifinita d'oro.
L'avevo scoperta,
la zuccheriera,
per tirarne fuori zuccherini;
mattoncini di dolcezza.
Ma non venne.
Lasciai cadere
lo zuccherino,
stordito e confuso,
nella tazzina col caffè bollente;
mi sporcai,
di tanto dolore.
Che non venne più via.
M. M. 27/04/2026