Associazione Emeriti Sconosciuti

scritto da Andrea Castellini
Scritto 13 giorni fa • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Le interviste di Livio Saffi
- Nota dell'autore Andrea Castellini

Testo: Associazione Emeriti Sconosciuti
di Andrea Castellini

«Buongiorno amici di Plissé dal vostro Livio Saffi, oggi incontreremo Beatrice Lock, l’inventrice di un innovativo metodo per incontrare nuove persone: l’Associazione Emeriti Sconosciuti, benarrivata dottoressa Lock.»

«Buongiorno a tutti.»

«Dottoressa, prima ancora di illustrarci come funziona il vostro club, mi concede di chiamarlo club?»

«Per capirci sì, però l’associazione si chiama Associazione Emeriti Sconosciuti.»

«Bene, dicevo: mi spiega che cosa l’ha spinta a inventare questo... Club?»

«L’intolleranza a quel continuo rumore di fondo, il fastidio e l’insofferenza verso chi conosciamo già, a grandi linee questo è il succo.»

«Se ho capito bene chi si è associato lo ha fatto per incontrare persone che non gli stessero già sullo stomaco.»

«Ha centrato il problema: viviamo una vita in cui la pazienza è messa a dura prova a causa dei difetti degli altri e la nostra associazione si pone come obiettivo di conoscere gente nuova che avrà sì, alcuni nei, ma dei quali ignoriamo la natura.»

«Detta così è un’iniziativa lodevole dottoressa ma non dovremmo riconoscere che anche noi avremo difetti che gli altri non sopportano?»

«È più che probabile ma a noi non ce ne frega niente di soffocare i nostri difetti, anzi: le porto l’esempio di una nostra nuova amica. La chiamerò Giorgia, ha superato gli anta e cerca la compagnia di ragazzi molto più giovani: chi la conosceva era al corrente di questa debolezza e spesso era malvista. Quando è entrata a far parte della nostra associazione nessuno di noi ha avuto nulla da rimproverarle.»

«E ora?»

«Ora si sa anche lì ma tutti accettano questa sua tendenza immorale.»

«Tendenza immorale però mi sembra un po’ esagerato dottoressa.»

«Sicuramente non lo andrà a sbandierare con tanto orgoglio visto che non trova altra compagnia che la nostra.»

«Spero che mi possa fare anche qualche esempio più leggero.»

«Le parlerò di Ivanka anche se non si chiama così, diciamo che ha ventitré anni, tanto per dire un numero a caso; sette cani, anche i cani non sono proprio sette: ha una puzza terribile che si porta sempre dietro a causa di tutte quelle bestie; oppure di Giada, nome fittizio, lei è obesa per davvero e si vergogna di esserlo.»

«Mi scusi, qualcosa mi sfugge: nel club credo che si siano accorti sùbito che una puzza e l’altra è inquartata.»

«Certo, gli occhi e il naso ce li abbiamo anche noi.»

«La domanda è: quindi a voi non dà fastidio la presenza di un’associata che si porta dietro quel miasma terribile?»

«La risposta è: ci dà proprio sui nervi.»

«Quindi?»

«Le spiego, quando si varca il portone bisogna spogliarsi e indossare una tuta arancione che si usa solo per l’associazione: in questo modo abbiamo risolto, oltre a questo, tanti problemi.»

«Tuta arancione? Però così li farete sentire appestati in un altro modo.»

«Vestire uguale rende più coesa la comunità.»

«Ma non trova bizzarro che nell’Associazione Emeriti Sconosciuti i componenti si riconoscano così facilmente?»

«Un gruppo veramente inclusivo deve avere un’identità.»

«Mi perdoni ma c’è modo e modo…»

«Le mezze misure dove ci hanno portato dottor Saffi? A tollerare il malcostume di comportamenti disdicevoli quando va bene e a giustificare le guerre in nome della pace quando va peggio. La verità è dentro di noi o dentro una réclame per una pelle liscia e setosa? L’accettazione dei nostri difetti non sarà mai sufficiente se il metro è vidimato da altri. Quello che vorrei che si capisse è che si può mantenere intatto il proprio Io prescindendo dal giudizio degli altri.»

«Non le chiedo di rispiegarmelo ma cerchiamo di focalizzarci su un concetto alla volta perché il suo eloquio forbito mi mette un po' in crisi dottoressa Lock.”

«Sto parlando italiano dottor Saffi.»

«Ecco, non sono dottore e forse sarà per quello…»

«Io sto parlando dei problemi comuni della gente, non della tensione superficiale dell’acqua: che cosa le sfugge?»

«Non lo so, ecco, non so cosa mi sfugge, mi aiuti lei magari...»

«Cerco di essere comprensibile a chi ha meno di cinque lauree.»

«Ha cinque lauree?»

«Sì, secondo lei perché sono così intelligente?»

«Mi scusi, tornando all’Associazione Emeriti Sconosciuti vorrei chiederle quanto debba essere netto il taglio con il passato.»

«Se si vuole davvero una vita nuova è indispensabile recidere i legami con chi ci ha giudicati per anni e ricominciare con chi è pronto ad accogliere quei difetti che fino ad allora sono stati solo veicolo di umiliazioni. Da noi la vita ricomincia.»

«Io avrei un amico che entra ed esce dai centri psichiatrici perché ce l’ha coi gelatai, il vostro club potrebbe essergli d’aiuto?»

«Ma perché ce l’ha con i gelatai? Scusi se chiedo, è per inquadrare meglio.»

«Perché si ostinano a fare il gusto puffo.»

«Tra di noi tutti i gelatai non fanno più quel gusto e da questa ridicola fisima potrebbe nascere un bel rapporto tra i nostri gelatai e il suo amico, lo faccia venire.»

«Ciò che porta a un ricovero però non può essere ridicolo, dottoressa Lock...»

«Non si metta a far l'ipocrita anche lei: chi non riderebbe di uno squilibrato che odia i gelatai solo perché fanno il gusto puffo?»

«Sorvoliamo, comunque mi deve spiegare come fa a sapere che i gelatai dell'associazione non fanno più il gusto puffo perché non mi sembra molto plausibile questa risposta a dir poco pronta.»

«Coloranti, aromi artificiali, cibo ultraprocessato: abbiamo uno statuto che indica chiaramente che certa spazzatura non è tollerata. Da noi la vita ricomincia.»

«Quindi se io volessi entrare nel club dovrei rinunciare alle mie amate merendine con l’arancia ricoperte di cioccolato?»

«Non potrebbe mangiare neanche la mortadella, solo i pistacchi.»

«Ah, ma lo sa che il discorso sta prendendo una piega che non mi aspettavo?»

«Comunque all'atto pratico dell’applicazione non siamo poi così rigidi con le regole alimentari o contrari tout court a cibi particolari ma cerchiamo di liberarci dalle consuetudini di una società che non accetta i nostri vizi e difetti e pretende che noi tolleriamo i suoi.»

«Mi faccia capire: io sono fumatore, se faccio domanda sarò accettato?»

«Sarà accettato se smette. Non bisogna mai perdere di vista la più bella verità: da noi la vita ricomincia e affinché questo avvenga pienamente bisogna cambiare, stravolgere tutto.»

«Però prima ha detto che ve ne fregate dei vostri difetti.»

«Fumare non è un difetto ma una malattia. Perché la vita cambi e imbocchi una strada nuova è necessario guarire dalle vecchie patologie per lasciare il posto all’accettazione di nuove complessità, a volte anche più subdole, purtroppo.»

«Dottoressa Lock, ma lei sta bene?»

«Se fossi stata bene avrei fondato un’associazione del genere? Penso di no.»

«Ma lei ci crede davvero che grazie a voi la vita ricominci?»

«Certo! Chi sta con noi dimentica in poco tempo tutte le sberle che la sua vita ha dispensato: i rospi che ha ingoiato vengono espulsi uno dietro l’altro dopo aver percorso metri e metri di intestino per finire a gracidare nelle acque torbide dei pozzi neri.»

«Ma che metafora è?»

«La vita che ricomincia dà segnali precisi.»

«Secondo lei quindi i vostri problemi sono da ricondurre sempre e per forza alla società?»

«Sì, è una società malata che istiga al contagio per poi rigirare la frittata e farci sentire come appestati, qual è la logica in tutto questo?»

«Qual è?»

«Se ho cinque lauree e non l’ho trovata un motivo ci sarà.»

«Ma la smetta con ‘ste lauree…»

«E sto prendendo la sesta, comunque il problema noi l’abbiamo risolto svuotando i cestini.»

«Mi sono distratto, che cestini?»

«Noi siamo come cestini dentro cui la società ficca dentro le sue schifezze, non si accontenta mai: ci pigia un piede sopra per farci stare dentro sempre più porcheria. Lei concede che a un certo punto la nostra anima si ribelli?»

«Certo, anzi, l’anima magari avrebbe voluto farlo anche prima.»

«Esatto, da noi la vita ricomincia perché quel cestino viene svuotato: quello è il momento in cui la resistenza a questa società si fa nemesi: è necessario che da quel momento il cestino non accolga più spazzatura. Ognuno di noi è capacissimo di guardare dentro il proprio cestino ma solo se è vuoto e trasparente. Il cestino pieno non ci permette di vedere quello che c’è dentro: non distinguiamo più neanche cosa contiene signor Saffi.»

«Ognuno avrà un cestino pieno di immondizia diversa, nel suo cos’ha trovato dottoressa?»

«Non lo so, l’ho bruciato.»

«Drastica.»

«Così ho fatto prima. Il livello di avvelenamento era tale che solo la purificazione con il fuoco poteva ripristinare un minimo senso dell’orientamento.»

«L’immagine del fuoco evoca strani accostamenti in un’associazione come la sua…»

«Esseri purificati, sogni in gondola, giorni migliori.»

«Ma cosa... Lasciamo stare, possiamo chiamare “adepti” gli uomini e le donne dell’associazione?»

«Preferiamo chiamarli “iniziati” perché con noi i giorni tristi son finiti.»

«Il rapporto della sua associazione con le minoranze?»

«Sono tollerate se è d’accordo la maggioranza.»

«Si può uscire liberamente dall’associazione o c’è il rischio di ostracismo?»

«L’ostracismo è la prassi ma è sufficiente cambiare città e iscriversi a un altro gruppo di emeriti sconosciuti per una seconda possibilità. E la vita ricomincia di nuovo...»

«Quante sedi avete?»

«Siamo presenti nei Comuni con più di 50.000 abitanti e stiamo incentivando alcuni associati a trasferirsi in luoghi che non raggiungono per poco questa soglia così da aprire nuovi centri e aiutare più persone a conoscere emeriti sconosciuti.»

«Perché allora non avete scelto una soglia di abitanti più bassa?»

«Per evitare i paesi dove già si conoscono tutti: in Italia puntiamo ad avere 150 sedi.»

«Mi spieghi come avviene la presentazione di chi vorrebbe associarsi al gruppo.»

«Il candidato viene fatto entrare bendato e deve spiegare brevemente chi è, cosa fa, perché, età, stato civile, eventuali figli e saldo bancario dimostrabile. Gli altri lo scrutano in silenzio e se qualcuno gli punta il dito significa che lo conosce o lo ha già visto da qualche parte: in questo sfortunato caso il richiedente viene immediatamente allontanato.»

«Con questo meccanismo sarà via via sempre più difficile far crescere il gruppo.»

«In questo periodo nella nostra sede ne viene scartato in media uno su cinque, c’è ancora posto per tanti.»

«Ma se io voglio entrare e un mio amico è già dentro a mia insaputa che colpa ne ho?»

«Nessuna, però resta fuori e quello non sarà il giorno in cui per lei la vita ricomincia.»

«Quindi il trucco potrebbe essere farsi qualche decina di chilometri e andare un po’ più sul sicuro.»

«Il nostro consiglio è proprio questo: la sana abitudine di allontanarsi dai soliti posti è incentivata dallo statuto e giova anche all’umore, parlo da scienziata e infatti è proprio così.»

«Comunque non credo fosse necessaria una scienziata per arrivarci.»

«Sicuramente lo avrà capito prima uno scienziato di un giornalista.»

«La ringrazio. Dottoressa Lock, con le varie e possibili interazioni che internet mette a disposizione come la mettiamo?»

«Se riuscissimo a raccapezzarci le risponderei volentieri.»

«Ma è vietato avere un profilo su qualche piattaforma?»

«No, ma chi ce l’ha viene escluso.»

«Quindi è vietato.»

«L’importante è non farsi beccare perché poi si viene espulsi.»

«Meglio non averlo...»

«Si può vivere anche senza, tanto da noi è pieno di emeriti sconosciuti.»

«Scusi dottoressa, ormai siamo in chiusura e c’è un aspetto che non riesco a mettere a fuoco... Prima ha detto che bisogna tagliare con chi ci ha giudicati: il consorte dove lo mettiamo? Il lavoro dove lo andiamo a trovare?»

«Questi sono problemi estranei all’associazione.»

«Però andranno risolti, credo.»

«Certo, non ci si può presentare qui e dire “Però non ho un altro posto dove andare” oppure “Ho più di 50 anni e se lascio il lavoro non ne troverò un altro”. Noi offriamo un’opportunità con la quale la vita ricomincia davvero, punto. Non ci possiamo caricare sulle spalle il peso di individui che non sono stati neanche capaci di raggiungere un minimo di benessere economico. L’ingresso di un povero o di un fallito turberebbe i nostri associati che già lottano contro i pregiudizi di una società che tende a escludere chi non si adegua a lei.»

«Non sarà anche per quello che i candidati devono mostrare il saldo del conto?»

«È solo per quello.»

«Allora raccontiamola tutta dottoressa, diciamo che l’Associazione Emeriti Sconosciuti è per chi se la può permettere.»

«Ha cominciato prima la società o noi a escludere i poveri? Risponda.»

«Dottoressa Lock, non siamo all’asilo, “Ha cominciato lui, no tu”, ho solo lasciato intendere che la stragrande maggioranza delle persone non potrà beneficiare della sua congregazione e, se vuole la mia personale opinione, non credo sia un grandissimo dramma.»

«Non mi farà sentire in colpa solo perché ho fondato un’associazione per benestanti, credo che lei sia grande abbastanza da capire che i soldi non piovono dal cielo: non ci vuole mica la laurea…»

«Ma cosa c’entra da dove piovono…»

«Ma lo sa quanto costa mantenere quel po' po' di Dio che mettiamo a disposizione? Quattro campi da golf, due castelli, otto Limousine, tre massaggiatori a persona, piscina con più di tremila specie diverse. Da noi la vita ricomincia.»

«Sì, con la tuta arancione… La saluto dottoressa Lock.»

«Sei campi da tennis!»

«La saluto e le faccio gli auguri per la sesta laurea.»

«Grazie. Un boeing 747.»

«Per quale disciplina è la laurea?»

«Scienze della comunicazione; un maneggio in collina a pochi passi dal mare!»

«Si impegni per quella laurea, lo dico così.»

«Grazie, farò tesoro dei suoi consigli… Uno yacht da centodieci piedi a Miami.»

«Arrivederci dottoressa.»

«Arrivederci... Drug designer esclusivi per eludere la legge.»

«Pure...»

«E servitù di pelle bianca…»

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