INTRODUZIONE
La meravigliosa boscaglia della vita si estende in noi, come l’oceano abbraccia la terra. Chissà come mi sentirei se vivessi dentro una bolla? Tu, lo sai? Il giorno attanaglia i miei pensieri, inibisce i sensi, come una quercia secolare affonda le sue radici nella madre terra. Chissà come mi sentirei se vivessi dentro il colore della natura? Tu, lo sai? E se tutto fosse niente?, e se il niente fosse tutto?, è solo un principio matematico che regola il nostro ritmo biologico. Potresti dirmi se sono vivo?, potresti dirmi se la mia mente può morire? L’emanazione del nostro pensiero vive in realtà astrali, e il nostro eone superiore ci riconduce alla condizione fetale cui eravamo prigionieri. Sai dirmi cosa provavi durante la tua gestazione? Eppure potevi sentire. Sai dirmi cosa si prova mentre sei in una bara?, due cose diverse ma compatibili. È il paradosso dicotomo dell’esistenza umana, è l’arcano tentatore della vita: sapere. L’uno è onnipresente, eppure non è da nessuna parte, poiché in ognuno di noi ce ne solo una piccola porzione, ma noi siamo completi in lui. Sai cosa vuol dire tutto questo?, sai cosa significa tutto questo? Siamo nati per un atto d’amore che doveva essere immortale, ma tutto ciò è morto. Tu, sai amare? Attuare il piano energetico dell’amore vuol dire comprendere tutto ciò. Potrebbe piacerti, ma potrebbe anche
non piacerti, è il rischio che si corre a diventare comuni mortali, unisci le tue realtà:
“ c’è qualcuno li fuori?”
dedicato a Simona: senza di te e i
tuoi incubi tutto ciò non sarebbe
stato possibile .
I. LUX
Il mondo è pieno di luce, l’universo è portatore di luce. Anche l’essere umano ha in sé la luce in modiche quantità. Tutto nasce con il luccichio negli occhi, sembra un ghigno malvagio di possessione. Apparteniamo a lei e non possiamo sfuggirli, ci tiene in pugno come un bambino appena nato. Hai mai fatto caso? L’infante nasce con i pugni chiusi, quasi a voler dire: “il mondo è nelle mie mani”. La luce è anche il mezzo di illusione più comune: siamo in forma materiale poiché vi esiste un gioco di luce, notiamo solo lo spettro dei colori, poiché non riusciamo a percepire la frequenza di una certa luce. È come la formula magica:
A
AB
ABRA
ABRAC
ABRACA
ABRACAD
ABRACADA
ABRACADAB
ABRACADABR
ABRACADABRA
Tutto questo è l’inizio: luce pura. Può essere anch’essa una forma energetica? Penso di si. È il nostro corpo contenendola, al momento della morte si trasformerà in essa, o meglio ritornerà ad essa. Può essere questa l’emanazione di Dio? Ogni cosa è in lui, l’uno è tutto e il tutto è uno, cosa vuol dire? Andremo a soddisfare un equilibrio tridimensionale, avremo la stessa funzione dell’atomo di carbonio? Al momento del nostro scoppio, ci libreremo nell’aria e saremo solo luce o calore, una sorta di supervisori erranti incoscienti? Supervisori, perché la luce è sempre presente, incoscienti, perché non saremo dotati di intelligenza, saremo nulla? Eppure se fosse così, la soluzione sarebbe a portata di mano, soprattutto per la gente che concepisce la morte con uno spegnimento, come una cessazione dell’io, anche se può essere la soluzione più logica, in quanto è adatta a spiegare il concetto di eternità presente nelle sacre scritture. Io penso che non si possa vivere eternamente in maniera materiale, soprattutto che non si possa vivere eternamente coscienti di quello che si fa, di dove si vive, poiché saremmo sempre soggetti a fattori esterni che ci potrebbero turbare, quali: l’amore, le difficoltà, i difetti nostri ed altrui. Quindi penso che non si possa vivere per sempre coscientemente. La soluzione, quindi, più probabile sarebbe andare a fare parte di una sorta di meccanismo energetico incosciente. Sarà giusto o sarà sbagliato? Tutto questo ci turba ancora di più, mio caro amico. È come uno spartito alla quale non sai dare un tempo ben preciso. Partire lenti?, o allegretto? Suonala forte questa cornamusa e godi per la sua potenza, è tutto quello che hai. La terra è tua amica, l’acqua è tua sorella, prendi tutto ciò che hai e vattene da qui finché sei in tempo, prima che il vento e il ghiaccio si trasformeranno in fuoco, ricorda l’ABRAXAS è sempre in agguato.
II. PENUMBRA
Serpeggiando attraverso la boscaglia d’argento, scorgo la fontana del mio sangue. È inesauribile, è la sintesi del mio apparato circolatorio. Mi avvicino e sento un’odore nauseabondo, sento che tutto dentro di me si è imputridito. Nonostante ciò, mi siedo accanto e contemplo il silenzio che emana la penombra. Quello che vedo sono immagini sfocate, distorte, quasi tetre. Cerco di schiarirle dentro di me con la forza dell’immaginazione, che è una fonte infinita di magia. Sento la creazione prendere vita nel piano astrale, la mia percezione cambia, le mie frequenze celebrali si rafforzano, ignorando la forza opposta data dalla realtà. Tutto può cambiare forma, tutto può distruggersi e tutto può nascere sotto il dominio di Binah e Chockmah. Sintetizzare tutto ciò è il vero segreto, il Dio Pan è il vero prodigio. Lo vedo passare davanti a me, con la sua siringa e le sue zampe caprine. Ubriaco ma sincero, allegro ma pieno della sua solita cristallina saggezza.
“ Caro figliolo, cosa fai seduto sulla kefas?”, mi chiese.
“ Sto morendo di vita, la penombra è l’inizio della mia luce interiore”, risposi.
Scomparve senza salutare e mi accorsi che il silenzio faceva rumore e che tutto quello che avevo dentro poteva emergere grazie a quello stato di trance della natura, non avevo bisogno di inebriarmi con succosi essenze di mirto o esplorare la coscienza umana tramite elisir ipnotiche, avevo preso coscienze delle mie immagini ipnagogiche. Avevo preso coscienza anche del segreto “Conosco te ipsum”, tutto quello che noi cerchiamo nell’artificiosità (1), lo troviamo nella nostra mente, grazie ad Hadit e Nuit che formano Ra. Tutti noi siamo Ra, tutti noi possiamo esserlo e la penombra e il suo limbo. Il bosco diventò di luce, gli alberi sgorgavano manna luccicante e le sue foglie si perdevano per metà nei miei occhi. Vorrei per un solo istante entrare in simbiosi con tutto ciò, entrare in possesso delle mie complete facoltà mentali e venerare il Dio Pan che c’è in me. Io sono come Dio, tutti siamo come Dio. Ignoriamo la mente cosciente e pronunciamo tutti l’ineffabile nome di Dio, , il tetragrammation per eccellenza:
He= 5, Vau= 6, He= 5, Yod= 10.
יּ הּ ו ה
Ecco gli otto nomi di Dio, impronunziabili e infiniti. L’essenza dell’universo si racchiude qui poiché ogni lettera è dominata dai tre principi : aria, fuoco, acqua. La croce è la loro sintesi. Per il completamento di questa sintesi, abbiamo bisogno di un altro principio: terra. Simbolizzato dall’uomo cui vi è inchiodato. Si completa cosi l’Adam Kadmon primordiale. Vedete quanto la penombra può fare del bene alle nostre riflessioni? È come uno stargate per la follia, anche se ci sono molti modi per diventare pazzo, ci sono molti modi per provarci e pochi per uscirne fuori. Cosi, facendo ciò, potresti trovare la verità, anche se rimarrebbe solo una tua verità, non divulgabile poiché saresti etichettato come folle e moriresti convinto della tua anormalità, sentendo sussurrare la gente, ogniqualvolta elemosini ascolto: “povero pazzo”.
(1) Abbiamo nel nostro cervello tutte le cose che l’artificiosità può regalarci, pensi che non potremmo trovare anche la felicità assoluta? Eppure è una cosa di cui Madre Natura ci ha fornito, o dico il falso ?
III. UMBRA
In un viale alberato si possono fare strani incontri: beoni, barboni, gente comune e tante, tante ombre. Sono seduto sullo scalino ad osservare, ed in mano non ho niente, soltanto il mio destino. C’è tanta gente, eppure mi sento solo. Il mio divertimento è constatare quanto tutto intorno a noi è falso, e non parlo del carattere dell’essere umano, che è una clausola scritta in piccolo, ma dell'ambiente cui ci circonda. Osserviamo i colori, ci guardiamo con sguardo libidinoso, ci tocchiamo… ma tutto questo è solo fantasia. Mi spiego: (punti chiave)
a) Il nostro occhio è tarato per alcune frequenze;
b) Tutto intorno a noi e noi stessi siamo formati da particelle che emanano frequenze.
Quindi, se il nostro occhio fosse tarato come un microscopio, vedremmo le nostre cellule, i nostri legami chimici. Si può dedurre quindi che noi non siamo realmente così, ma siamo come sembriamo, o meglio siamo catalogati dai nostri cinque sensi, quindi siamo ombre. Non allarmarti, caro amico, sono le sorprese della vita. Credevi che tutto questo fosse la realtà? Benvenuto in paradiso. Non esiste l’ipnosi, è tutta ipnosi.. Può sembrare metafisica, ma in realtà non c’è niente di più concreto dell’illusione. Anche dentro di noi ci sono delle ombre che prendono forma nel velo di Paroketh, che divide i nostri sensi dalla montagna dell’anima e l’abisso che ci divide dal tempio più intimo. Bah, che pensieri folli mi balenano per la mente, stasera. Sono qui ancora seduto su questo scalino, e questo viale alberato comincia a divenire vuoto, come vuote sono le menti umane, accompagnati da strani sorrisi vacui, e luccichii freddi. Comincio a sentire il torpore alle gambe e penso che sia meglio andare a rinfrescare la mente. Una tunica giallastra mi attanaglia il sorriso, non riesco a capire com’è fatto e se sia un essere umano, so solamente che cominciò a parlare.
“ Il bue bevve acqua infuocata dalla fonte di Khnum e dalla croce si aprì una porta. Unisci le vie e trova il trismegisto”. Sparì, lasciando un profumo di cera. Non so cosa pensare, se tutto questo è un incubo, se mi trovo già nella valle segreta?!! Ho lasciato alle mie spalle il giardino delle delizie, dove vado ora? Nella casa degli incantesimi o nel giardino della bellezza? Ripercorro ogni giorno questa via e vi ritrovo sempre la congiunzione Sole, Marte nella costellazione dell’Ariete. Questo triangolo è la nostra base. Quanto ci vorrà per rinsecchire il velo della verità? Voglio salutare tutti i punti del triangolo :
alef + beth + daleth = spirito comune ad ognuno e a tutto l’universo.
O no! È già mattina ! Sono diventato cieco.
IV. VOX
Il marinaio affonda la sua voce nell’abisso dell’oceano, e guarda la Dea Nut sopra di lui, distesa sul suo ventre stellato. Ecco, è lì. Un boato sorprende il suo animo instabile e irrequieto. Un’immensa orda di cometa investe il vascello. Tutto si distrusse. Attaccato ad un pezzo di legno si inoltrò nella vasta distesa di מ. Immagina: un manto liquido dal quale dipende la tua misera vita. Anubis, lo psicopompo egiziano, cominciò ad elevarsi sopra di lui, emettendo grida stridule.
“ Ti prego risparmiami, non portarmi nell’aldilà”, grido il marinaio. Ma Anubis non sentì, o fece finta. Non bastava soltanto un semplice urlo, aveva bisogno anche di una buona concentrazione per comunicare con lui. La parola è solo un mezzo, per poter collegarsi con entità, Dei, Dio, a seconda delle credenze, abbiamo bisogno di un ottima frequenza celebrale, di una volontà ferrea e infine della parola, con la quale possiamo rendere concreto tutto ciò o meglio attuarlo nella nostra realtà. Vorrei ora soffermarmi sulla natura dello psicopompo. È rappresentato da uno sciacallo, o da un uccello notturno, a seconda la mitologia. Ogniqualvolta, l’essere umano spira, la sua anima è catturata da questa entità e portata nell’regno di Osiride. Questa leggenda mi fa dedurre che nel momento in cui un individuo spira, va a completare il ciclo visuddhi, chakra che si identifica con Daath. Quindi:
respirare aspirare spirare
è sempre un ciclo riguardante l’aria, diversa nella sua composizione. Si può quindi azzardare l’ipotesi che durante la spirazione, l’aria che fuoriesce si appoggia alla nostra aria comune, non confondendosi e durante la nostra aspirazione e respirazione l’assorbiamo. Quindi quest’aria che è intrisa dalla positività o negatività dell’soggetto, ci influenza. È come se fossimo un loculo comune. Il sole cominciò a sorgere sulla testa del marinaio, ormai esanime.
“Cosa darei per non essere qui in questo momento”, sussultò egli. “Venderei anche l’anima al Diavolo, ammesso che esista”. Vorrei farvi notare la debolezza dell’umano in difficoltà: si affida a volontà sovrannaturali, benevoli o malevoli, quindi, cerca di pregare o invocare demoni. L’unica cosa che non fa, è credere in lui, nelle sue capacità, poiché non esiste miglior Dio al di fuori dell’uomo. L’uomo abbandonandosi a credenze, superstizioni, crea soltanto un limite per la sua mente, educata a funzionare in percentuale minima. Cosa non darei se tutti gli uomini osservassero la stella luciferina e imparassero ad assorbirla.
Riesci a capire tutto? Caro lettore, non vorrei turbare la tua tranquillità con questo simbolo. Non è niente che concerne con il Demonio o cose simili, è solo una rappresentazione di un traguardo mentale (1). Bisogna scrutare meglio la realtà e non basarsi sull’apparenza. Vorremmo mai, avere lo stesso destino del marinaio?
(1) la stella luciferina è una rappresentazione dell’androgino, cioè della polarità maschile e della polarità femminile: il Cristo, l’Horus, Venere. Secondo la tradizione, alimentando la nostra parte sinistra con l’immaginazione e quindi portando all’equilibrio l’emisfero sinistro con l’emisfero destro, potremmo raggiungere uno stadio mentale che si avvicinerebbe o che svelerebbe la realtà interiore e delle cose che ci circondano. Quindi è portatrice di luce per il nostro animo che finalmente si libererebbe dalla materialità. Da qui deriva il nome:
Lucifero = dal latino Lux =luce, fers =angelo
V. PHANTASMA
Il castello della mia solitudine si erge dalla valle incantata della mia anima. Lì, ci vivo solo. Nessuno che mi saluta, nessuno che mi chieda mai “ Come stai?”. Solo il silenzio cerca di farmi compagnia. Una sera come tante altre, mi accorsi che in quello stato di rumore buio, riuscivo a sentire il frastuono del mio cuore, il suo battito cardiaco, la giocosità del mio respiro. Cominciai a riflettere a quante cose si possono notare stando in piena solitudine, è come se fossi solo in compagnia del mio stesso fantasma. Durante questo periodo di calma interiore ed esteriore, ho lavorato molto sul mio modo di vedere le cose, che a mio avviso era molto tarato. Tramite esercizi yoga, sono riuscito ad acquistare una maggiore padronanza del mio corpo e del mio essere, scoprendo tutti i chakra che sono nascosti in me. Era sorprendente vedere quanto fosse facile comandare i miei sogni, come fosse facile distorcere la realtà e i suoi contorni. Tutto questo era eccezionale anche a livello animico, ma incomprensibile a livello conscio. Si creò, così, una dicotomia che doveva essere sempre equilibrata, ma con molto rammarico non ci riuscii. La mie considerazioni sulla realtà, il mio modo di ragionare e il mio modo di essere era diverso dal resto dell’umanità. Ti senti tradito dal tuo ego poiché nessuno più ti ascolta, ti capisce, ti parla. Vedi più a fondo la cattiveria che ti galleggia intorno e vorresti morire, o cadere in catalessi perpetua. Dopo questo transito, sviluppi altri stati d’animo non migliori dei precedenti: speri nella morte altrui. Questo sentimento mi spaventa molto, e non riesco a capire se è vero odio o troppo amore per l’umanità, e deduco che la strada da Hod a Nectzach è ancora un miraggio lontano. Ma non posso credere che io possa odiare fino a tal punto, penso che io abbia un concetto dell’essere umano molto bello, che consiste nel portare l’uomo ad un livello quasi divino, e non certo per scopi bramosi, vorrei che l’uomo prendesse coscienza del suo Sé Divino e vivesse in pace con sé stesso e con gli altri. Vedendolo, appunto, ridotto in questo stato, quasi a rasentare una larva, provo odio perché non dovevano evolverci in questa maniera. Ora, tutto è lucro, tutto è interesse, non è rimasto niente per la magia dell’anima, siamo vittime dei nostri stessi fantasmi. Ritorno nel mio castello di solitudine e vi rimango per tutta la vita, a chi mi chiamerà, diteli che sono morto, a chi mi busserà, non aprirò, a chi mi chiederà “come stai?”, gli risponderò “il verme si è trasformato in farfalla e vola lontano”.
Il mio fantasma è l’unica ragione di vita.
VI. HOMO
I filamenti del mio cervello si intrecciano fino a formare un nodo. Ho provato a scioglierlo, ma non ci riesco. Tutti i nodi che ho fatto sulla terra risulteranno in cielo, è questo che Rabbì Jeshouva Bar Abba diceva. L’uomo per eccellenza, l’essere umano privo di difetti, il maestro delle arti essene. Non credo che la nostra fede si possa, comunque, basare sulla figura di un uomo. Si, lo so, era eccezionale, la sua filosofia era qualcosa di magico, ma anche molto distruttiva. Non siamo ancora pronti a porgere l’altra guancia, a perdonare il prossimo, a scegliere la vita spirituale anziché quella materiale. È tutto così effimero, eppure sarebbe bello. L’uomo, ormai è rintanato nel suo bisogno, è perseguitato da questa dannazione, perdendo di vista tutto. Quanto sangue è stato versato, e quanto ancora se ne verserà per capire che non siamo fatti per vivere. Nasciamo già morti, il nostro domani nasce morto. Guardo in giro, e cosa vedo? Cadaveri, e nient’altro. Il Demiurgo ci ha creato in base ad un modello equilibrato, peccato che se ne innamorò. La verità è che siamo falsi, siamo i non viventi, tanto diversi l’uno dall’altro; per esempio: se una persona si sta divertendo, il tempo passa subito, se un'altra si sta annoiando, il tempo passa lentamente. Ma qual è il vero tempo?!!? Siamo incatenati ai nostri sensi, ai nostri stati d’animo. Tutto quello che vediamo, ciò che siamo, è solo quello che pensiamo di essere, quindi solo un opinione. Il mondo è falso, come è falso il nostro cervello. Fateci addormentare.
0. IL MATTO
Istinto curiosità, desiderio di sperimentare.
Obiettivo partenza per una nuova vita.
Immagine guida unione mistica.
Luce fantasia senza limiti, sensibilità cosmica.
Ombra sogni a occhi aperti.
Qualità libertà da preconcetti.
La figura verde demoniaca domina i miei livelli spirituali. Dioniso domina lo spazio, poiché le suole delle sue scarpe sono girate verso l’esterno. Il suo sguardo folle evita lo spettatore. Questa è la mia nuova fase di vita, che dal profondo dell’inconscio sale pian piano nel settore dell’intenzione. Il matto è come un verme che intuisce in sé il fiore già vivo: il suo obiettivo è il nulla. Il suo sguardo fisso che va al di là delle cose sta per il non vedere. Come ti dona il cono rovesciato sulla tua testa!! È il tuo legame con il Cosmo. Comunque, sappi che tutti siamo matti, l’universo è matto, poiché egli non è solo l’inizio che deve divenire, ma anche la fine che deve passare per ridivenire, e che dopo deve finire nuovamente. Così alla fine del ciclo l’universo si dissolve nella svagatezza del matto e che prima dell’inclusione in una nuova spirale evolutiva rappresenta la potenza del nulla originario che si forma da se stesso: Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene. Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. (Apocalisse 1,4; 22,13). Siamo ancora allo stadio non rivelato della coscienza, non prendiamo atto del negativo che si trova al di sopra dell’albero della vita, dello zero cabalistico. Tutto ciò è strano e contorto, e quando ci rendiamo conto che il matto regna in noi, non dobbiamo fare niente, poiché ci troviamo davanti ad una immagine interiore e alla meditazione silenziosa. Amen al cherubino verde e ode Pizia. L’etere proveniente dalla fossa terrestre fa cadere anche me nello stato di trance, ecco sono lì, riesco a vedermi. E tu, riesci a guardarmi negli occhi? Ricorda, non potresti mai guardare un matto negli occhi. Ti manca l’Alfa, si proprio lei. È l’inizio che manca all’uomo. Non che sia difficile trovarlo, ma l’idea fissa di doverlo cercare è il vero ostacolo.
il verme testo di jeshoua