The man on the bench

scritto da Zaffiro
Scritto 5 giorni fa • Pubblicato Ieri • Revisionato Ieri
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Zaffiro
Autore del testo Zaffiro
Immagine di Zaffiro
Dispersi nell’incendio della stazione - 30 maggio 1986 (testo di fantasia, non ispirato né riconducibile a fatti realmente accaduti).
- Nota dell'autore Zaffiro

Testo: The man on the bench
di Zaffiro

Ogni sera,
alle 20:04 precise,
un uomo sedeva
sulla panchina 12
della stazione centrale.

Cappotto grigio,
scarpe lucidissime,
una rosa bianca in mano.

Non parlava mai.

Guardava soltanto
i treni arrivare
come se stesse aspettando
qualcuno, in ritardo
da moltissimi anni.

I pendolari
cominciarono a notarlo.

La barista del binario 4
gli offriva caffè tiepido.
I controllori lo salutavano.
Un bambino disse alla madre
che quell’uomo
somigliava a una fotografia triste.

Una sera di maggio 
una ragazza si sedette accanto a lui.

Aveva occhi stanchi
e una valigia troppo piccola
per contenere tutta quella fuga.

“Chi aspetta?”
gli domandò.

L’uomo sorrise appena.

“Una donna.”

“Da tanto?”

“Dal 1986.”

La ragazza rise piano,
pensando a uno scherzo malinconico.

Poi parlarono a lungo.

Di città lasciate male,
di amori evaporati,
di persone capaci
di sparire senza morire davvero.

Quando l’ultimo treno
venne annunciato dagli altoparlanti,
la ragazza si alzò.

“Sa,” disse,
“forse dovrebbe smettere di aspettarla.”

L’uomo abbassò gli occhi
sulla rosa ormai sfiorita.

“Forse sì.”

Lei gli sfiorò una mano.

Era gelida.

Terribilmente gelida.

La ragazza ebbe un brivido.
Si voltò un istante
verso il tabellone dei treni.

Quando tornò a guardarlo,
la panchina era vuota.

Restava soltanto la rosa bianca.

La mattina dopo
la barista del binario 4
la trovò ancora lì.

La raccolse lentamente,
poi guardò la fotografia appesa
nell’ufficio oggetti smarriti.

“Quarant’anni oggi,”
mormorò.

Sotto il vetro ingiallito
si vedeva lo stesso uomo
col cappotto grigio,
sorridente accanto a una donna.

The man on the bench testo di Zaffiro
15