La vita su quel ramo del Lago di Como scorreva tranquilla a casa Tramaglino.
Renzo aveva aperto una bottega più grande e le cose andavano sempre meglio, anche perchè la crisi del grano era passata, la guerra era finita, il sindaco del paese prometteva mari e monti dopo aver subito l’attentato alla sua carrozza e l'economia stava andando avanti; e meno male! con la nascita dei gemelli le spese erano aumentate di parecchio quindi i nuovi guadagni erano ben accetti.
Lucia alternava alle cure per la casa e i figli una particolare predisposizione per il ricamo e le sue tovagliette fiorate, le lenzuola con delicati disegni da talamo e piccole e deliziose tende con meraviglie delicatissime agli orli erano diventati un "must" nel paese, e si stava spargendo la voce nei piccoli villaggi vicini delle mani di fata della Lucia della tribolata Storia, che tutti conoscevano e alla quale ovviamente avevano aggiunto particolari di ogni tipo.
Ma nella vita di Lucia qualcosa mancava; non che Renzo non fosse innamorato, anzi, era sempre devotissimo e imbranatissimo nella manifestazione di questo amore, la mamma Agnese, che si era risposata con il fabbro del paese, pover uomo!, la aiutava con i piccoli e temendo di averla persa per la sua vicisittudine con l'Innominato le era molto affezionata e la colmava di attenzioni, i bambini erano in salute e crescevano bene( e di quei tempi che si moriva per un raffreddore era una benedizione); tutto scorreva tranquillo ma la sua anima era inquieta .
Le notizie poi sulla Monaca di Monza e lo scandalo per amore, compreso la sua terribile punizione l’avevano turbata; quella donna aveva avuto il coraggio di agire, di vivere non rassegnandosi e ne aveva pagato le estreme conseguenze.
C’erano poi delle notti che si svegliava ansimando, come se le mancasse l’aria,e non erano i brutti sogni: il matrimonio saltato, il convento,la peste, la felicità ritrovata…no, non era quello che la angustiava.
Pensava a don Rodrigo.
Le avevano detto che la peste se l’era portato via, lui che era tutta salute, caccia , donne e vino ma i vizi avevano minato quell’ anima torbida in quel corpo che aveva e che la malattia aveva preso e devastato.
Spesso se lo immaginava solo e morente e uno strano rimorso la mordeva; dopotutto era stata la passione per lei che aveva mosso il Destino che forse lo aveva portato alla morte. Chissà, lei si diceva, se avesse accettato la sua corte le cose come sarebbero andate, forse adesso sarebbe stato vivo, sarebbe diventato una persona migliore e magari Renzo se ne sarebbe fatta una ragione e lei avrebbe vissuto la sua vita tra gli agi e non tra la paura del domani che comunque , appartenendo al ceto piccolo, era in agguato
Chissà.
E allora a volte le si affacciava quella sensazione di non aver vissuto tutto appieno, ora che si sentiva tranquilla , ora che era una donna diversa, ora che forse se l’avesse di nuovo incontrato…
Fu in una di queste mattine di rimpianto che seduta sulla soglia della casetta mentre ricamava il corredo per la nipote del salumaio, aspettando il ritorno di Renzo e i bambini dalla campagna( era estate e il marito aveva portato i piccoli a divertirsi tra i campi), vide un uomo da lontano, ben vestito, alto e magrissimo e lo riconobbe.
Era Don Rodrigo.
Il viso devastato dalla malattia ma lo sguardo era il suo, mitigato dalla sofferenza e sorridente per l’incontro, acceso si direbbe di luce nuova e strana..
Il cuore cominciò a batterle più forte.
Lui le si avvicinò, la guardò e le disse” Buongiorno Lucia”
Lei lo guardò, stavolta diversamente.
E la sventurata rispose...
I Promessi sposi con il finale riveduto e corretto testo di Alessi@