Era confusa, smarrita, palpebra di lacrima,
non capiva chi la stesse toccando,
il corpo sminuzzato, abbrustolito, un brivido
di oscenità inaspettata,
percorsa da grida piene di silenzio,
labbra umide d’improvviso desiderio,
non capiva di chi fossero le mani sulla pelle, sui fianchi,
ma che importava? Non era quello che voleva ?
Il ventre nudo, il nero groviglio impudico
abbarbicato all’unguento della sua ferita assetata,
le cosce istintive divaricate fino ai bordi dello struggimento.
In quell’affannoso tremore della bocca
accartocciata in segno di preghiera,
lei non c’era per nessuno, era sola, prima e ultima donna
inabissata nell’inguine dela sua stessa carne,
eppure c’era per tutti, per gli scomparsi,
per i caduti, per i viventi, per i dubbiosi, per gli arroganti,
per tutte le schiere di sciabole vibranti e penetranti.
Un battito d’ali sfiorò l’estrema fonte della sua agonia
e un rombo incessante e vorticoso
si fece largo dentro di lei sin quasi all’addome.
Budelli a saliscendi
scoccavano onde di rutilanti mari deflagranti,
l’aria assottigliata si ritraeva serpeggiante
lungo gli squilli della tromba primigenia.
Saliva, su, su, su,
poi giù, giù, giù,
poi ancora su, su, su,
e via, via, via,
inarcato sudore di stelle,
inseguendo il grido che continuamente la precedeva.
E quando il tempo battè infine i suoi diesis
divincolandosi impazzito nei cunicoli lancinanti del suo corpo,
il suo abisso concavo salì l’altezza dei singhiozzi
martellanti e brulicanti.
Pianeti colorarono di sogni l’arco teso che scaricava
veloce e sfavillante il suo improvviso magma incandescente.
E lei, grata e sazia,
scivolò la corrente impetuosa e inarrestabile
degli ultimi rutilanti contrafforti del piacere.
SB
Arco teso testo di serbasciu