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Dicon' di noi
Creature selvagge
Arroganti distruttori di piagge
Rapitor di spose altrui
Ma io di quella genìa mai non fui
Subitaneo come il fulmine di Zeus egioco
Nel mio cuore nacque l'atavico equivoco
Goccia a goccia imparai così ogni dottrina
Al loro cospetto il mio soprannome fu: latrina
Con umiltà indagai lo scibile
Risultai ai miei simili irriconoscibile
Prima aggressivo e truculento
Ora parìa al docile e al violento
Seppur depositario di forza e saggezza
Sotto il segno del nostro demone, molti di noi non trovarono salvezza
Ma tu mi amasti, Donna del destino, creatura cosi da me diversa
Eppure nei miei riguardi cosi tersa
Lavasti le mie uniche umane vestigia
Dall'innocente sangue versato con alterigia.