Il silenzio, dopo il mio nome

scritto da Annabelle
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Il silenzio, dopo il mio nome
di Annabelle

La pioggia batteva contro le vetrate della biblioteca come un respiro trattenuto.
Lui era in poltrona, la camicia sbottonata, il bicchiere di whisky dimenticato sul bracciolo.
La guardava muoversi tra gli scaffali, lenta, felina, i capelli neri che le cadevano sulla schiena nuda, la luce del camino che le accarezzava le curve come un amante invisibile.
Lei prese un libro, lo sfogliò, lo rimise a posto, poi un altro, poi un terzo.
Ogni movimento era studiato, ogni pausa un invito.
Ma dentro di sé, lei non stava cercando libri,stava contando i suoi respiri.
Lo sentiva ansimare leggero, sentiva il suo cuore accelerare ogni volta che lei si muoveva, sapeva esattamente quanto potere aveva su di lui e lo assaporava come un vino pregiato.

"Sai cosa cerco?"
chiese senza voltarsi.

La sua voce era calma, misurata, ma dentro di sé sorrideva,sapeva che lui stava tremando,lo sentiva.
Lui scosse la testa, ma lei lo sapeva,
sapeva che lui non avrebbe mai risposto.
Non era più capace di mentirle,non era più capace di niente, senza di lei.

"La tua anima"
disse lei, voltandosi lentamente, i capelli neri che le danzavano sulle spalle.
Lo guardò dritto negli occhi
e vide la paura,vide il desiderio,vide la sconfitta.
"Devo essere sicura di averla presa completamente"

Lui non rise, non poteva.
Lei lo teneva sospeso tra le sue dita come un burattino e lui lo sapeva.
Lei lo vedeva nei suoi occhi, in quel luccichio umido che precede le lacrime. Lo vedeva e lo amava, amava vederlo così, ridotto a niente, solo per lei.

"Vieni qui"
ordinò lei, la sua voce era una carezza, ma i suoi occhi erano lame.
Lo voleva vicino, voleva sentire il suo odore, il suo calore, la sua paura.
Voleva vederlo cadere.
Lui si alzò, il bicchiere cadde, il whisky si sparse sul tappeto, ma non lo sentì.
Lei lo vide barcollare leggermente, lo vide perdersi per un istante e dentro di sé esultò:
Era suo,completamente suo.
Quando fu abbastanza vicino da sentire il suo profumo, di gelsomino e notte, dolce e amaro insieme,lei alzò una mano e gli sfiorò la guancia.
Le sue dita erano fresche, leggere, ma dentro di lei bruciava.
Bruciava dal piacere di vederlo così, vulnerabile, spezzato, pronto a implorare.

"Sei mio"
sussurrò lei e le sue labbra erano così vicine,che lui sentiva il calore del suo respiro.
Lei lo guardò negli occhi e vide l'ultimo barlume di resistenza spegnersi.

"Dimmi che sei mio"
Disse.

"Sono tuo"
mormorò lui, con la voce spezzata e lei sentì, un brivido di puro potere scorrergli lungo la schiena.

"Dillo ancora.
Mormorò.

"Sono tuo.
Sono tuo.
Sono completamente tuo..."

Lei lo baciò.
Non era un bacio d'amore, era un bacio di possesso.
Le sue labbra premevano sulle sue con una lentezza calcolata e mentre la sua lingua gli sfiorava il labbro inferiore, lei pensava a quanto fosse facile,quanto fosse bello,quanto fosse giusto.
La mano di lei scivolò dalla sua guancia al collo, poi più giù, lungo il petto, fermandosi all'altezza del cuore.
Sentiva il battito accelerato sotto le sue dita e contava.
Ogni battito era suo, ogni secondo era suo, ogni respiro era suo.
Quando si staccò, lui aprì gli occhi e la vide sorridere, un sorriso lento, soddisfatto, quello di chi ha appena vinto una guerra senza sparare un colpo.

"Ora..."
disse lei e la sua voce era un sussurro, ma dentro di lei era un grido di trionfo.
Le sue dita risalirono, gli accarezzarono la nuca, gli sfiorarono l'orecchio.

"Ora dimmi che mi odi"

Lui aprì la bocca,la chiuse.
Lei lo vide lottare, lo vide cercare un appiglio, un'ancora, qualcosa a cui aggrapparsi.
Ma non c'era altro, c'era solo lei.

"Ti odio"
disse.
E la sua voce tremava.

Lei rise, una risata bassa, calda e lo strinse a sé.
Le sue braccia lo avvolsero, il suo corpo si premette contro il suo e lei sentì il suo calore, il suo tremore, la sua resa.
Sentì il suo respiro sul collo e vi posò le labbra, un bacio leggero, quasi impercettibile, ma dentro di lei era un marchio di fuoco.

"Lo so"
sussurrò lei, con la bocca ancora sulla sua pelle.
"Lo so.
Ed è per questo che non potrai mai lasciarmi"

Lui non rispose, non poteva,lei sentiva le sue mani che le stringevano la schiena, disperato, aggrappato a lei come a un salvagente in mezzo al mare. Sentiva il suo corpo che cedeva, che si arrendeva, che si scioglieva in lei come cera al calore di una fiamma.
E lei sorrideva, perché era esattamente come doveva essere, esattamente come voleva che fosse.
Lui era suo, in ogni respiro, battito e pensiero.
Ogni lacrima che non aveva ancora versato, ogni parola che non aveva ancora detto, era tutto suo.
Lei abbassò lo sguardo su di lui, sulla sua testa china, sulle sue spalle che tremavano e sentì un'ondata di piacere puro, quasi fisico, scorrergli dentro.
Non c'era niente di più bello, niente di più giusto, niente di più suo.
Fuori, la pioggia continuava a cadere, dentro, lei continuava a stringerlo, a cullarlo, a possederlo con la dolcezza di chi sa di aver vinto.
E lui non voleva più scappare,non poteva.
Era suo, completamente suo.
E lentamente, consapevolmente, continuava a morire, un po' ogni giorno, tra le sue mani.

Il silenzio, dopo il mio nome testo di Annabelle
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