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Tu l’hai chiamato un bel guaio,
e ti dico: son d’accordo.
Ma tu pensi più al bello o più al guaio?
Se me l'hai detto non ricordo.
Perché io ho visto che i guai, prima o poi,
trovano un modo di assestarsi.
Ma la cura del bello spetta a noi
da solo lui non può curarsi.
Da un brutto guaio, certo
ciascun se ne dispensa,
ma a un bel guaio, sai,
uno ci pensa,
e ci ripensa.
Parlavo con lo svizzero, l’altro giorno,
e mi disse: guarda con cura
che l’uovo da frittata si rompe da fuori,
ma il pulcino da dentro spezza la clausura.
Così da fuori a dentro procede la morte,
e da dentro a fuori procede la vita
senza forzare né scuoter le porte:
esce quando la stagione invita.
La coccia, la nostra vita, a poco a poco,
non fa che batter piano sulla soglia;
non picchia per aprire, sembra un gioco:
ci invita altrove, per nascer senza doglia.
Di questo "altrove" scrisse Li Po:
Chiedi perché vivo nella montagna verde;
sorrido, e non rispondo.
Il mio cuore è in pace.
Fiori di pesco e acque sorgive
vanno verso il buio misterioso.
Qui c’è un mondo nuovo
(la porta è sempre spalancata)
al di là di quello dell'uomo.