Mi guardo nello specchietto retrovisore centrale. Rasatura impeccabile, apprezzo la pelle del volto soda, con un velo di abbronzatura. Sono quasi bello, o almeno piacevole. Pulisco per l’ennesima volta le lenti degli occhiali, scacciando l’inesistente polvere. Un’ ultima occhiata ai capelli, ancora scuri e riccioli. Sento il mio profumo, speziato ma non forte. Giusto. Guardo l’ora. Le 20 meno cinque. E io sono qui, fermo in un piazzale sterrato, che, lentamente, si sta riempiendo di auto lucide. Il sole sta tramontando e gli ultimi raggi accarezzano caldi la mia faccia. Chiudo gli occhi e inspiro l’odore di salsedine. I gabbiani stridono nel vento, sfruttandone la corrente. Stanno lì, irrealmente fermi, sospesi nell’aria, li guardo e mi sembra di guardare una foto. Poi il vento cambia e si gettano a capofitto verso il mare, sparendo all’orizzonte. E penso che la mia lei non lo dovrà mai sapere. Le 20, arriva puntuale seguita da una cortina leggera di polvere l’auto che tanto aspettavo. Parcheggia, apre lo sportello, uno splendido scorcio di gamba abbronzata ne esce appoggiando il piede avvolto in un sandaletto estivo con tacco alto. Una mano fine ed elegante si appoggia allo sportello. Finalmente esce e la vedo in tutto il suo splendore, il suo vestito verde leggero e quasi trasparente, ma non volgare, svolazza accarezzato da una bava di vento fresco. Scuote la testa ed una matassa di capelli scuri si snoda e fluttua libera in aria, si toglie gli occhiali scuri e si mette una mano sugli occhi, volge lo sguardo intorno cercandomi. Perfetta, semplicemente splendida. Sapevo che lo fosse, ma non mi aspettavo questo fulgore. Il vento fa aderire il vestito al suo corpo tornito, e io sono senza parole. L’energia vitale dei venti anni l’ammanta e la rende simile, per me, alla nascita di Venere. Deglutisco. Mi sento impacciato, inappropriato, ho paura di non piacerle, sono quasi sicuro che non le piacerò. Esco dall’auto e le vado incontro, sorridendole. Lei mi vede, fa un sorriso splendido, i suoi denti bianchissimi luccicano alla luce rossastra. “Ciao!” diciamo quasi in coro e ci abbracciamo forte. Da quanto aspettavamo questo momento.... il nostro abbraccio è forte, di quelli che tolgono il fiato, di quelli che ti dai vedendo una persona cara che non vedevi da tempo. Ed un po’ vale anche per noi, non c’eravamo mai visti, ma ci sentiamo vicini. Molto vicini. C'eravamo conosciuti su internet, così, quasi per caso. Annuso i suoi capelli e sanno di buono, la sua pelle sa di buono, ne sento l’odore anche sotto il profumo, fresco e femminile. La guardo in viso, è bella da morire. L’esame per me più grande l’ho passato, ho visto il piacere nei suoi occhi e mi sono reso conto in un istante che ho avuto paura inutilmente. L’accarezzo, le sue guance sono morbide e fresche, la sua pelle tesa ed elastica. Ci guardiamo, con quello sguardo e con quel silenzio che conosciamo entrambi bene, ci baciamo. Le sue labbra carnose sfiorano le mie, le nostre lingue ballano sensuali intrecciandosi in amplessi umidi, sento le mie labbra rasate aderire perfettamente alle sue. Continuerei all’infinito, ma non posso. Ci avviamo verso il ristorante, ci mettiamo a sedere fuori, sulla terrazza che sta a picco sul mare. Il nostro è un piccolo tavolo, riservato ed intimo. Ordiniamo, e, in attesa della cena lei si alza e si appoggia alla ringhiera di legno che recinta la terrazza. Il vento le pettina all’indietro, sta ad occhi chiusi ed è bella da togliere il fiato. Le arrivo da dietro, l’abbraccio e sento il suo ventre piatto e teso, una mano si ferma poco prima del suo seno, e sento il battito del suo cuore. Le bacio teneramente il collo, dietro l’orecchio. Brividi. Torniamo a sederci, lasciando le onde frangersi sugli scogli nella profondità della gola rocciosa. Il cibo è buono, ceniamo a base di pesce, la guardo mangiare, scherziamo e ridiamo divertiti. Ancora non mi sembra vero, sento che in qualche modo non me lo merito, che non se lo merita la mia lei. Una lieve fitta al cuore. La mia lei non dovrà mai saperlo. La guardo ed è bella anche quando mangia, sensuale quando appoggia le labbra sul bordo del bicchiere. Si è fatto buio, il cielo splende pieno il sole notturno nel suo pallore latteo. Finiamo di cenare, pago e ci alziamo. Usciamo ridendo, dio che bella risata, allegra, argentina... decidiamo di andare a prendere un caffè in un chiosco sulla spiaggia. Andiamo con la sua auto. Scendiamo e lei si toglie i sandaletti, si avvicina al chiosco scalza. La imito e la raggiungo. Sento anche io di avere di nuovo venti anni. La rincorro e lei scappa. La prendo, la giro e ci baciamo... rimaniamo ancora in quello strano e conosciuto silenzio... lei mi guarda. Io capisco. C’è troppa sintonia fra di noi per non capirsi. Le luci del chiosco si allontanano dai nostri occhi, e ci ritroviamo a passeggiare sulla spiaggia, lontano dal brusio della gente. Ci ritroviamo soli, in silenzio, ed è fresco. Da terra spira una leggera brezza che ci porta odori lontani e caldi, odore di erba umida... penso che forse è l’umidità che cala sui cespugli di rosmarino che ci circondano, oppure sulle piante secche e sparute che delimitano la spiaggia. Tutto intorno i grilli cantano il loro amore, cantano le loro melodie monotone e dolcissime. Ci fermiamo, uno davanti all’altra. La guardo, e alla luce della luna, se possibile, è ancora più bella, vedo i suoi occhi guardarmi languidi, la sua bocca schiudersi leggermente ed implorare la mia, le passo una mano fra i capelli, ci baciamo. Le nostre mani corrono sui nostri corpi alla scoperta degli stessi. Le mie mani grandi e calde scorrono sulla sua pelle profumata, sento il suo seno, sodo e pieno, seguo il contorno dei suoi fianchi, sento il suo bacino e la sento donna, non ragazza. Le sue mani mi tolgono la camicia di lino bianca, quasi con rabbia, poi accarezzano i peli sul mio petto, sento le sue unghie sfiorarmi la schiena e regalarmi brividi di piacere. L’uno spoglia l’altra, in un vortice di sensazioni ed odori, di emozioni e di carnalità che non riesco a descrivere. Mai volgare però, mai sporco, solo l’estasi sublime dei nostri corpi che si cercano, si trovano, godono l’uno dell’altro, i nostri umori si mescolano, si confondono, intorno a me non c’è più niente, solo la dolce luce lattea che avvolge silenziosa piante, spiaggia e noi. Rimaniamo abbracciati dopo l’orgasmo, e la sento singhiozzare, sommessamente. “Perchè piangi, piccola?” le chiedo. Al buio scorgo solo il contorno dei suoi lineamenti. “Perchè non ci rivedremo più” disse in un soffio. “Ma no, che dici?” rispondo sapendo benissimo che ha ragione lei. “Tu hai tua moglie, e io non sono niente per te” ed era vero anche questo, almeno la prima parte. Rimango in silenzio. Le vorrei dire che non importa, che insieme siamo felici, che comunque possiamo divertirci insieme, fare quei nostri giochi da adulti... ma poi penso alla mia lei, e penso che non lo dovrà mai sapere. E penso di avere sbagliato, e penso che non ne posso fare a meno, di nessuna delle due. Penso al cuore da ventenne della mia giovane amante, penso alla stima che ha di me, e non voglio deluderla, non voglio sporcare il suo candore. Penso a quanto lei ci possa stare male, penso a mia moglie che dorme tranquilla nell’intimità della nostra casa, credendomi fuori per lavoro. Penso che devo smettere di vederla subito, prima che sia troppo tardi, ci alziamo e ci rivestiamo, ci incamminiamo silenziosi verso l’auto. Non parliamo durante il viaggio di ritorno, la guardo solo mentre guida, sembra che la freschezza dei suoi vent’anni sia svanita, i suoi occhi non sognano più, sembra assente mentre tiene il volante fra le mani e i fari delle auto che incrociamo le illuminano il viso. Parcheggia. Usciamo. Ci guardiamo negli occhi e ci abbracciamo forte, un abbraccio che ci legherà per sempre, anche se so che non ci rivedremo mai più. Poi, senza dire una parola, mi volge un ultimo sguardo, entra in auto e si allontana lentamente. Io la guardo finchè non sparisce. Mi accorgo di avere le mani in tasca, e dentro le tasche i pugni chiusi. Mi accorgo anche, mio malgrado, che due lacrime rotolano sulle mie guance fresche e sbarbate, finendo sui miei vestiti candidi come non lo sono io, mi accorgo che forse il mio non era solo il divertimento di una notte, forse c’è qualcosa di più che semplice e fantastico sesso, e forse non lo scoprirò mai.
La mia giovane amante testo di redheadlove