Gli amanti perduti

scritto da Simonadelbuono
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Simonadelbuono
Autore del testo Simonadelbuono
Immagine di Simonadelbuono
Ho messo questo racconto nella sezione: favola/ fiaba perché in effetti é quella che gli si avvicina di più. Questa é una specie di leggenda che ho inventato e messo sotto forma di racconto.
- Nota dell'autore Simonadelbuono

Testo: Gli amanti perduti
di Simonadelbuono

GLI AMANTI PERDUTI



Prologo
Si narra che nella città di Lucca, nell'anno 1656, esistessero due amanti molto sfortunati.
Lui, Lorenzo e lei, Matilde erano i figli secondogeniti di due famiglie facoltose e rivali, destinati ad un futuro ben diverso dal matrimonio per amore.

Prima parte

Ogni notte si sentivano chiaramente i loro sospiri e i gemiti.
Da tempo, in città, correvano voci su questo fenomeno così particolare, ma che nessuno sapeva spiegare. Nessuno sapeva capire da dove provenissero quei rumori e cosa fosse a provocarli.
Si sapeva solo che le voci parevano di un uomo e una donna, intenti ogni notte a fare l'amore, a concedersi senza risparmio, fino ad arrivare quasi al piacere estremo e finale.
Questo fatto così particolare stava sconvolgendo sempre di più le calde notti estive degli abitanti del centro storico, specialmente di quelli che risiedevano vicino al museo di palazzo Mansi.
I gemiti, i sospiri, il grido e poi il pianto, ogni sera la modalità era sempre la stessa, così come sempre lo stesso era il finale: un pianto disperato e inconsolabile.
Gli abitanti, non riuscendo più a sostenere questo disagio, decisero di organizzare una riunione per stabilire a chi sarebbe toccato l'onere di scoprire i risvolti di questa vicenda.
Stavano per arrivare al verdetto per votazione, quando Fabio, uno dei custodi del museo, si alzò e disse: "basta, non serve nessuna votazione, tanto domani tocca a me il turno al museo e nell'occasione indagherò!"
Superfluo dire che tutti quanti furono d'accordo. Finché si parlava andava tutto bene, ma poi, quando c'era da passare all'azione, ci voleva il coraggio e la maggior parte di loro non ne aveva neanche un po'.

Seconda parte

La nottata si preannunciava lunga e noiosa. Fabio non era il tipo che si perdeva in chiacchiere sui social network. Si era portato un thriller storico, genere che lui, amante della lettura, preferiva di gran lunga su tutti gli altri.
Lo aveva portato con l'intenzione, se non di finirlo, almeno di giungere un bel pezzo avanti.
Aveva preparato una sorta di giaciglio, una brandina, su cui riposarsi un po'.
Si era appena disteso, dopo aver consumato la frugale cena preparatagli dalla moglie, quando iniziò a sentire dei rumori.
Dapprima leggeri e quasi incomprensibili, poi via via, sempre più chiari e riconoscibili.
"Ma questi sono gemiti!", disse a voce alta.
"Ma chi può essere? I turisti dell'ultimo giro li ho visti uscire tutti, non può esserci rimasto nessuno!"
Dopo aver posato il suo volume, andò a procurarsi una pila elettrica e uscì dalla biglietteria.
Attraversato l'androne, entrò nell'area museale vera e propria.
Man mano che esaminava le stanze puntando la luce quando in una, quando nell'altra, notò che i rumori si stavano facendo sempre più forti e chiari.
"Qua deve esserci qualcuno, non c'é altra spiegazione!"
Continuò a camminare per il suo giro, cercando di fare il minor rumore possibile. Il giorno prima aveva fatto tanto il coraggioso e ora la sua spavalderia andava scemando, man mano che saliva gli scalini che conducono alle sale più importanti.
Arrivato vicino alla "camera degli sposi", chiamata così perché conteneva al suo interno un bellissimo letto a baldacchino di foggia regale, vide, dal corridoio, una flebile luce, come di una candela. Adesso i rumori erano veramente forti e chiari.
Fabio avanzò spengendo la luce per non farsi notare e riuscire così a sorprenderli, ma quello che vide, quando arrivò in prossimità della stanza, sorprese lui e lo lasciò completamente senza fiato.
Un uomo e una donna, due figure bellissime circondate da un aura luminosa, stavano facendo l'amore con molta passione e trasporto, ma la cosa eclatante per lui fu che le due figure non fossero in carne ed ossa.
"Accidenti! Ma sono fantasmi! Mammamia, se vado a raccontarlo al comitato, mi prendono per matto, meglio lasciarli stare in pace e fare finta di non aver visto ne sentito nulla!"
Mentre tornava indietro, però, fu colpito dal grido e dal pianto disperato di lei.
"Poveretti, chissà cosa gli é successo!"

Terza parte

Tornato alla postazione, si mise di nuovo sdraiato sulla brandina, ma il pensiero di quelle due anime non gli dava pace.
"Vabbé tanto non riesco a dormire e di leggere non se ne parla, tanto vale andare a vedere se riesco a scoprire qualcosa su questa storia!".
Detto ciò andò negli uffici e accese il primo computer che gli capitò vicino.
Digitò la voce "amanti fantasmi", scorrendo le varie voci sul browser, ne trovò una interessante, quindi decise di cliccare sulla pagina correlata.
Quel blog riportava una storia che sapeva di antico, la storia di due amanti, vissuti quattro secoli prima, ostacolati dalle proprie famiglie, rivali.
Fabio si mise a leggere con attenzione l'articolo.
Gli amanti si chiamavano Lorenzo e Matilde, erano i secondogeniti di due famiglie rivali, il loro destino non era quello di sposarsi per amore. Lui era destinato alla carriera ecclesiastica, lei invece al matrimonio per interesse con il figlio di un commerciante di stoffe. Il caso aveva voluto invece che si innamorassero, osteggiati in ogni modo, furono costretti sempre a nascondersi e a fare l'amore ogni volta in luoghi diversi.
Un giorno, il fidanzato di lei li aveva scoperti ad amarsi in un casale abbandonato.
Furente per il tradimento, aveva giurato di farla pagare ad entrambi e così fu.
Cercò una donna che sapesse fare i sortilegi e li fece maledire: per tutta la vita avrebbero fatto l'amore interrompendosi un istante prima del piacere. La maledizione fu così forte però, che non solo li dannò fino alla loro morte, ma anche dopo, in forma di fantasmi, a vivere in eterno quella disgrazia.
Fabio rimase shockato da quella storia, continuò a scorrere le pagine di internet, nella speranza di trovare per loro una soluzione. Il caso volle che ci riuscì, in un altro articolo poco più avanti lesse che, per poterli liberare, avrebbe dovuto procurare loro un luogo dove potersi amare in intimità, senza essere disturbati.
Decise di proteggere il baldacchino dove avevano fatto l'amore con delle spesse tende che non lasciassero trapelare nulla.
La sera seguente, di nuovo il turno di guardia era toccato a lui. Dopo aver cenato andò su a preparare la sua idea, dopodiché restò nell'ombra ad osservare.
Lorenzo e Matilde apparvero e iniziarono a fare l'amore, come ogni altra volta, poi, un attimo prima del piacere si fermarono, certi che nessuno questa volta li avrebbe disturbati, proseguirono con gemiti sempre più forti, sussurri e frasi d'amore, lei gli cinse la vita con le gambe, lui la fece sua più profondamente, finché non la inondò del piacere più abbondante che avesse mai provato.
Ci furono: un ultimo sussurro, un un gemito e un grido, poi più nulla, tutto tacque.
La mattina seguente il custode andò a controllare e trovò sul letto un cuore di petali di rosa profumatissimi, era tutto ciò che rimaneva di loro.
La maledizione finalmente era spezzata.
Gli amanti perduti testo di Simonadelbuono
3