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A me piace la pioggia.
Mi piace perché scende giù come un lampo sussurrato, inevitabile, sporco, sincero. Non ha bisogno di piacere a nessuno, fa solo il suo mestiere: appare.
E mentre appare, si porta via le bugie, le maschere che ci mettiamo addosso per sopravvivere agli altri.
I muri si inzuppano di passato, le finestre guardano un cielo che sembra incazzato col mondo intero, come un vecchio che non trova più la strada di casa. Il tempo non scorre, gocciola. Un lento e bastardo promemoria che non siamo nulla. Che siamo tutti più soli di quanto vogliamo ammettere.
La pioggia fa uscire tutto quello che teniamo nascosto sotto la pelle, come i ricordi che odorano di sedie vecchie, amori assopiti che ancora respirano da qualche parte nello stomaco.
La gente corre, si ripara, si copre. Io no. Io me la prendo tutta.
Perché in fondo... che differenza fa?
Bagnato fuori, sporco dentro. Tutto è coerenza.
La pioggia, tra le tante cose, mi ricorda tutte le donne che ho amato male e quelle che mi hanno amato peggio. Mi ricorda tutte le notti in cui parlavo da solo, a me stesso, come l’ultimo idiota nella terra.
Mi ricorda che nessuno si salva. Nessuno. Nemmeno quelli che ridono sempre, che hanno l’ombrello, che credono di essere a posto con se stessi e con il mondo.
La pioggia scende e non chiede scusa. Tante volte io l’ho fatto.
E forse è questo che amo di lei: non finge di essere altro.
Come dovrebbe fare ogni figlio di puttana su questa terra.
E in culo al mondo.
@G.L. - luglio2023