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Dietro qualche vetro
Qualche viso stanco
Qualche viso tetro
Guarda! Oggi il cielo è bianco.
Non c'è alito di vento!
Mi saluti di sotto in sù
S'alluma un fanale spento
Nemmeno il tempo più
Per un pentimento
Uno sbuffo
Un fischio
E' tardi, si parte
Oramai è l'ora
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Questo testo rappresenta un plagio involontario. I versi iniziali mi ronzano nella testa da così tanti anni che alla fine mi sono convinto che fossero miei. E non avrei scoperto la verità se una vocina dalle mie cavità interiori non mi avesse messo in guardia: "ma sei sicuro?".
"Quasi, ma verifichiamo".
La sorpresa nel costatare che le parole sono prese, praticamente paro paro, da "La locomotiva" di un certo Giovanni Alfredo Cesareo. Il nome francamente non mi dice niente ma è senz'altro un rigurgito di qualche antologia risalente a chissà quale stagione scolastica, al capitolo "onomatopea" presumo. Deve avermi impressionato davvero tanto perché persino l'immagine del fanale che si illumina è presa a prestito.
Ho deciso comunque di condividerlo con voi. Un po' perché sto raschiando il fondo del barile. Un po' perché con tutto il parlare che si è fatto di A.I. mi è sembrato che il plagio umano vs umano che usa una macchina plagiaria proponga un'interessante analogia. Un po' perché facendo una rapida ricerca ho scoperto che Giovanni Alfredo Cesareo era un Senatore del Regno d'Italia che non ha firmato il manifesto di Croce e che si è guadagnato una cattedra (precedentemente negatagli da Carducci) in quanto fascista perfettamente inserito. Per cui fanculo Cesareo, tu e la tua locomotiva di merda.