Il rovo e la croce

scritto da Cleopa
Pubblicato 19 anni fa • Revisionato 19 anni fa
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Autore del testo Cleopa

Testo: Il rovo e la croce
di Cleopa


Il Rovo e la Croce

Accettate la vostra croce, bevete sino in fondo il veleno dal vostro calice, la morte è solo l’inizio della vera vita, solo un grande dolore farà risorgere la vostra anima.
L’esempio di un grande saggio un dì ci indicò la via, e questa penna è qui per ricordarvelo, la croce è l’unica via che ci congiungerà al vero vivere, dopo il dolore la leggerezza dell’anima e i suoi doni.


Un rovo di spine, aiutato dal vento si era adornato a festa, petali colorati, foglie delle più svariate tonalità, avevano trovato posto tra le sue pericolose, quanto mortali spine.
Il sole era alto è il rovo travestito da colorato cespuglio di fiori, attendeva ansioso la prima preda del mattino.
Beatrice la più piccola delle ninfe del lago, si era allontanata dal solito luogo in cui si riunivano le ninfe, incuriosita dallo strano cinguettare di un uccello che ancora non conosceva.
E camminando per il fitto bosco s'imbatté in una piana priva di vegetazione, con al centro un maestoso cespuglio di colori, incuriosita come solo i piccoli sanno essere, corse incontro al cespuglio per tuffarsi tra i suoi morbidi petali profumati.
Aprì le piccole e ancora fragili ali e spiccò il suo primo volo incontro al rovo travestito da cespuglio in fiore.
Quello fu il primo e ultimo volo della piccola Beatrice che ingenua ed incauta fu trafitta da mille spine il giorno del suo primo volo.
La morte della piccola non fu rapida, la sua fu una lenta agonia, il sangue prese a scivolarle lentamente dalle piccole braccia, mentre l'avido terreno prese a saggiarne il dolce succo, i suoi occhi grandi e azzurri come il lago dal quale nasceva, restarono aperti a fissare il cielo incredula, che ciò stesse accadendo proprio a lei, mentre una grossa spina le trapassava la gola. In quei lunghi ed interminabili minuti, non riuscì neppure a gridare il suo dolore, un torpore strano la stava trascinando via, ma lei via non voleva andare, avrebbe voluto chiedere aiuto alla sua mamma, che la riscaldava nel freddo della notte raccontandole consolanti e allegre storielle, ma ora era sola.

Mamma, mamma.

Gridò forte dal suo cuore, e nel silenzio delle sue parole. Mentre due lacrime calde scesero dai suoi occhi immobili e spalancati al cielo.

Quel mattino di primavera Beatrice spirò, trafitta mortalmente tra le spine di un rovo, il sangue della piccola allagò le radici dello stesso che ne bevve avido come sempre era stato. Ma nel vivere non esiste sacrificio che non dia i suoi frutti, il sangue benedetto delle piccola prese a scorrere nelle vene del rovo, caldo e ricco d'amore.

Beatrice aveva con i suoi candidi occhietti immaginato, un profumato cespuglio dai colori più svariati, e il rovo come nell'obbedire al suo ultimo desiderio fiorì, si era innamorata di un profumo che solo il suo animo gentile aveva sentito, ed ora il rovo prese ad emanare una rara fragranza.
Beatrice aveva negli ultimi momenti del suo vivere visto il volto della sua cara mamma, e fu in quel preciso momento che la sua mamma raggiunse il cespuglio fiorito, preoccupata nel non veder rientrare la sua piccola.

Giunta nei pressi del cespuglio prese a gridare il nome della bambina.

Dove sei, piccola torna da me, ho il cuore trafitto dalle spine nel non veder i tuoi occhi.

Mamma, mamma.

La vocina della piccola, fece voltare immediatamente la ninfa madre.

Dove sei, sei nascosta nel cespuglio? Esci lo sai che non amo gli scherzi.

E nel parlare prese a scavare tra la moltitudine di fiori profumati, non trovandola.

Ma dove sei amore.

Mamma è successa una cosa brutta, sono intrappolata in questo rovo.

Beatrice che dici questo è un meraviglioso e raro cespuglio i fiori, esci fuori.

Madre non sono tra i fiori sono dentro il cespuglio, sono la sua essenza.

La madre delle piccola era incredula e spaventatissima.

Com'è potuto accadere e mica un sortilegio diabolico?

Madre, non piangere ti prego ma sono morta.

Beatrice piccola mia che dici.

Si sono morta, questo che oggi tu vedi come un bel cespuglio di fiori era sino a pochi momenti fa un rovo travestito, sono stata ingannata dai suoi colori e le sue spine mi hanno trafitta uccidendomi. E poi mi sono risvegliata qui dentro. Non preoccuparti per me non soffro più, te lo giuro.

La madre pianse è urlò contro il cielo, per la grave sventura che aveva colpito la sua unica ed innocente bambina, prese sassi lanciandoglieli contro, ma i sassi le ritornarono in testa, lanciò letame e letame le ritornò indietro, lanciò veleno e veleno le ritornò.
E quando fu completamente stremata, si buttò con la testa tra i fiori e prese a piangere ora non più disperata, ma rassegnata.

Mamma, ti prego non piangere, sono diversa ma rimango sempre la tua bambina, se il cielo mi ha voluto cespuglio di fiori e non ninfa leggera delle acque, ci sarà certo un motivo.

Vero figlia mia.

Disse la mamma nascondendo la disperazione e le lacrime.
Ora sei davvero meravigliosa, anche se la tua natura è ben diversa da quello che eri.

Beatrice, cresceva a vista d'occhio ed in pochi momenti da piccolo e grazioso cespuglio fiorito divenne un meraviglio albero i cui molteplici rami raccoglievano tutti i colori dell'arcobaleno.

La madre guardò quel meraviglioso prodigio che non sapeva spiegarsi, e poi sentì tremare la terra sotto i piedi, vide il cielo si riempirsi di nere nuvole minacciose, lampi e tuoni scesero a martoriare la terra, ed un lampo infuocato colpì l'albero del prodigio dividendolo a metà, e fu in quel preciso istante che dal suo cuore ne uscì una donna fatta di luce con due ali grandi quando era grande il sole.

La donna spiegò le sue ali e la tempesta si sedò all'istante.

Mamma, sono io non mi riconosci?

La mamma era abbagliata da tanta luce, chi sei cosa vuoi da me.

Madre sono Beatrice?

La ninfa madre guardò quella meravigliosa creatura di luce, tanto diversa da loro altre donne, le cui ali immense occupavano spazi che lo sguardo non poteva coprire.

Sei meravigliosa figlia mia, ma cosa è mai potuto succedere per aver così cambiato la tua essenza.

Madre, sono semplicemente morta nel credere agli ingannevoli colori del vivere, e il mio sangue e le mie lacrime hanno dissetato il male, sanandolo e trasformando in luce la mia essenza.
Non è accaduto niente di diverso da quello che or ora ti ho detto, ma in queste poche parole ci troverai raccolta l'essenza della vita.

Noi siamo le madri e i padri della nostra anima bambina, a noi è dato il compito di difenderla dalle intemperanze umane, dai vizi, dai colori troppo sgargianti di un vivere talvolta ammalato di incomprensione, ma come un genitore non potrà sempre proteggere il suo piccolo dal male del vivere, allo stesso modo non potremo difendere la nostra anima.
Sarà il dolore ad ucciderla e dal dolore rinascerà più bella e colma di luce. Accettate la vostra croce, bevete sino in fondo il veleno del vostro calice, la morte è solo l’inizio della vera vita, solo un grande dolore farà risorgere la vostra anima.
L’esempio di un grande saggio un dì ci indicò la via, questa penna è qui per ricordarvelo, la croce è l’unica via che ci congiungerà al vero vivere, dopo il dolore la leggerezza dell’anima e i suoi doni.


Un aiutino per chi lo reputerà necessario.
E' l'occhio a leggere ma sarà l'anima a raccontare.
A presto

Legenda:
Rovo di spine: inganni del vivere, la croce di ogni uomo;
Beatrice: la nostra anima pulita ed ingenua;
La madre: la nostra esteriorità umana;
L’albero arcobaleno: la comprensione;
La donna di luce: il fiorire di un anima;


Il rovo e la croce testo di Cleopa
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