Milano 2018
Apoftegma (o apotegma, in greco ἀπόφθεγμα, apophthegma, da ἀποϕθέγγομαι: "pronuncio"[1]) è un sostantivo di origine greca il cui significato va rintracciato in relazione ai verbi apophthénghesthai, che significa "enunciare una sentenza", o apophtheggomai che significa "enunciare una risposta in forma definitiva".
La parola, quindi, assume il significato di "detto", "sentenza", "massima" e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico che reca in estrema sintesi una verità profonda e al contempo stringente. In particolare l'apoftegma ha dei tratti in comune con l'aneddoto, con la sentenza e con il proverbio, pur non essendo completamente riconducibile ad alcuno di essi.
Letteratura apoftegmatica
Come l'aneddoto, l'apoftegma fa riferimento a una precisa situazione storica, e ha come protagonisti delle persone reali; ma a differenza dell'aneddoto, che solitamente ha un carattere esemplificativo o comunque marginale rispetto al contesto, talora quasi di curiosità, un apoftegma è sempre interamente auto-conclusivo, e ha una rilevanza per sé; inoltre mentre un aneddoto può consistere indifferentemente in un resoconto di atti o di parole, l'apoftegma ha il suo compimento nel carattere puramente verbale.
L'apoftegma è certo una sentenza; ma più precisamente è un particolare tipo di sentenza, enunciata dal protagonista "in risposta" a un discorso altrui, o affermazione, o domanda, oppure come chiosa che racchiuda compiutamente un dato evento. Rispetto al proverbio, invece, manca una precisa volontà a priori di esprimere una considerazione o verità di carattere universale, sebbene da questo punto di vista un apoftegma possa sovente risultare effettivamente "proverbiale".
L'apoftegma, in genere, è riferito a rivelazioni oracolistiche, profetiche o filosofiche. La Bibbia contiene libri apoftegmatici, come quello dei proverbi. Celebri sono anche, per esempio, gli apoftegmi dei Padri del deserto, raccolti in due grandi collezioni, quella alfabetica (cioè secondo l'ordine alfabetico dei monaci cui sono attribuiti i detti e i racconti memorabili) e quella sistematica (cioè per temi). Gli apoftegmi sono una fonte preziosa per la storia della spiritualità e le origini del monachesimo cristiano, ricchi di arguzie, di annotazioni pittoresche, di informazioni sulla vita nel deserto egiziano del IV secolo. Da ricordare anche i vari apoftegmi pronunciati dai sette savi, che in pratica inaugurano la storia del pensiero occidentale.
Esempi letterari
Celebri sono anche gli Apoftegmi spartani di Plutarco, che hanno largamente contribuito a rafforzare nei secoli a venire il fascino della cosiddetta "leggenda di Sparta".
Esistono poi intere letterature e filosofie in stile apoftegmatico, pur con l'aspetto esteriore del saggio: si pensi a Montaigne o a Emerson. Anche il padre filippinoportoghese, Manuel Bernardes, riporta una importante raccolta di apoftegmi nella sua opera Nova Floresta ou Silva de Vários Apótegmas.[2] Anche Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche è un esempio di testo che si rifà a uno stile apoftegmatico; Nietzsche era infatti un fiero e convinto sostenitore della scrittura per frammenti aforistici come mezzo per manifestare la propria superiorità logica e intellettuale.
Nella tradizione filosofica neoplatonica il Sapiente, nello sforzo di conoscere l'inconoscibile e di descrivere la realtà dietro ai fenomeni, predilige costantemente esprimersi attraverso l'apoftegma (vedi in particolare Diogene Laerzio e la sua Doxografia).
L’uomo…l’istinto alla vita, il sentimento della morte.
L’amicizia…saldo rifugio, rifugge ogni calcolo…teme il tempo che passa e che corrode.
Il vino…dolce e spietato oblio, passione e avventatezza lo cavalcano.
Il respiro dell’erba sale lento dalla terra molle…è una voce sommessa e continua che pervade il tempo e lo spazio e mi consola di ogni dolore e riempie il vuoto delle mie paure.
Giunge il domani, già gravido di ieri.
Elogio della brevità…nella misura e nella brevità ho trovato la strada che percorro ogni giorno.
Il Dio di Gesù Cristo…senza di lui stiamo davanti al mistero confusi, contriti e senza voce…poi la bocca si apre e esprime un grido pieno di senso…Padre Nostro…
Cefalonia 1943….c’è pace ora tra gli olivi che vibrano al vento odoroso di settembre….il sangue giovane e vivo ha sarchiato la terra molle di pianto…Dio… Dio…mamma…mamma…!!!
Spensieratezza…testa leggera e piedi che corrono veloci…come una nube sono portato, attraversando pianure e campi, vagando pigro sopra gli uomini e la fatica del vivere.
Poesia…parola nuda e inerte, mi piace plasmarti come creta da vasaio… poche parole semplici e dense che evocano sentimenti e moti dell’anima, poi fluiscono spontanee e si perdono leggere nell’aria e nel tempo….
Apoftegma testo di Gioneri