La sottile critica di Lukacs.

scritto da Eangeloni
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Le opere di Lukacs sono presentate come attuali se viste da un punto di vista post-moderno.
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Testo: La sottile critica di Lukacs.
di Eangeloni

Ha senso proporre oggi una sintesi dell'enorme lavoro di critico svolto da Lukacs? Sono scritti datati o contengono qualcosa ancora vivo? Il marxismo ha fondamenti che se rivisti hanno una reale efficacia dal punto di vista letterario. Infatti Lukacs è stato , oltre che un marxista razionale, anche un coerente seguace di Hegel.
A pag. 68 di "Il marxismo come critica letteraria" egli dice: "L'esasperazione metodologica, sia del principio storico-contenutistico che del principio formalistico, ha per effetto che nelle singole realizzazioni le categorie dialettiche si scostano tra di loro in modo radicale,unilaterale ed immediato" Il principio storico-contenutistico è costituito dall'elemento di modernità del testo colto in modo empirico, quello formalistico è invece astratto.
Quindi si tratta di portare avanti un'idea di Storia che non è superata, in quanto possiamo considerarle post-moderna.
Nella polemica con Lassalle nello stesso libro a pag. 102, si parla di una morale non deterministica, ma individuale, a proposito di un contesto rurale. Ciò va sicuramente contro Marx, ma non contro Hegel quando quest'ultimo distingue tra idea e interesse.
inoltre a pag. 157 Lukacs difende Carlyle, che nel 1800 aveva sostenuto questioni analoghe a Balzac, fornendo un'immagine della borghesia non corrispondente a quella data dall'ipocrisia dominante. Dopo la rivoluzione del 1848 , secondo Lukacs, Carlyle passò da un anti-capitalismo romantico ad un'apologia piccolo-borghese del capitalismo. Egli è ormai un ordinario filisteo , interessato ad un esteriore splendore dello stile e ai paradossi formali.
Secondo Lukacs, la decadenza delle ideologie non pone nessun problema nuovo, perché gli ideologi precedenti hanno dato risposte sincere e scientifiche, cosa che i decadenti evitano vilmente. Se Lukacs non ha colto completamente la giusta portata di questa discontinuità, in realtà questo fatto caratterizza il passaggio dal moderno al post-moderno.
Infatti Lukacs dice di Max Weber che "la teoria dell'utilità marginale segna il culmine di questo svuotamento dell'economia nell'astrazione e nel formalismo". Ma Weber è per Kant a proposito della separazione tra fatti e valori, Lukacs per l'unità di teoria e prassi.
Sia Carlyle che Weber chiudono il contesto storico della tradizione borghese per invitarci ad una storia e ad una scienza legate all'incertezza. Lukacs giudica tutto ciò decadenza, anche se capisce l'importanza storica del cambiamento.
Ciò è evidente a proposito dell'arte, a pag. 271 Lukacs si chiede la definizione di "accidentale" , nel senso di casuale: "nessuno scrittore può configurare qualcosa di vivo evitando completamente gli elementi accidentali". Gli esempi sono tutt'altro che banali: Tolstoj coglie nella presenza di Vronskij ad una corsa di cavalli l'indizio per un dramma successivo. La scena di una prima teatrale in Balzac fa diventare il protagonista da poeta sconosciuto a giornalista di successo e privo di scrupoli. Qualcosa del genere capita anche in Zola.
Così affiorano consapevolmente questioni che già potremmo definire post-moderne; anche se Lukacs le definisce sbrigativamente come decadenti, in realtà le riconosce bene e quindi è in grado di criticarle con competenza. Capisce bene la differenza tra un Flaubert che fa ampio uso di simbolismi ed uno Zola realista
Lukacs ha scritto "Saggi sul realismo" distinguendo una prima parte sulla letteratura francese, una seconda su quella russa. A pag. 18 dice che il problema principale è la concezione organica ed inscindibile tra l'uomo privato e l'individuo sociale. Quanto più è delineata la società borghese moderna, tanto maggiore è l'apparenza del carattere atomico dell'individuo. Le motivazioni dovrebbero essere fornite dal marxismo, ma la lezione di Lukacs è ricca di umanità e sensibilità, non un freddo portato del catechismo politico.
Se Balzac possiede pathos e ricchezza di pensiero, così dimostra un disinteresse che lo differenzia dal freddo e razionale illuminismo di Stendhal. A pag. 20 di quest'opera si nota che l'idea di Kant genera un sistema di regole unitario e non-contraddittorio, la società invece è mossa dal principio di non-contraddizione. Nel "Faust", Goethe si pone il problema cognitivo del rapporto tra conoscenza e prassi, così la leggenda risulta distorta perché condizionata da forze ostili.
Ma se è Marx a notare le affinità tra Faust e Prometeo, considerati entrambi "uomini nuovi", Lukacs è bloccato dalle incoerenze dell' hegelismo. La chiave è nell'analisi del rapporto tra Faust e Mefistofele: quest'ultimo è garante della circolazione del denaro in quanto flusso linguistico. Se Marx coglie esattamente il potere perturbativo del denaro, da un punto di vista hegeliano non si va oltre una banale questione etica.
Cosa che però Lukacs affronta con competenza nell' "Estetica". A pag. 25 dice che il linguaggio quotidiano è un complesso sistema di mediazioni. La parola più comune è la sintesi di fenomeni molto diversi. Considerando il linguaggio di un popolo primitivo, la formazione delle parole è molto più vicina alla percezione del nostro.
Ora egli coglie bene il fatto che, se il discorso dell'arte forza la dialettica di Hegel, Marx è in grado di capire la ricchezza del linguaggio propria di una popolazione che si evolve. Le parole non hanno un significato rigido, il loro senso è mutato dall'uso, la sintesi e la generazione concettuale delle loro proprietà sono fluide. Se Hegel spiega come il contenuto dell'opera d'arte passi dall'implicito all'esplicito, Marx si rivela qui più moderno perché si ricollega direttamente a Freud.
La sottile critica di Lukacs. testo di Eangeloni
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