L’inconsuetudine dell’abitudine ai tuoi occhi La scialbezza della fredda amarezza che graffia le parole che pronunciasti proibitamente al mio orecchio. L’essenzialità di un tuo respiro sciancato sul solco dell’ insensatezza che graffia le guance di quel volto, che un giorno giovane, amasti. Il rammarico che resiste all'interno di quell’iperbolico silenzio che mi costringe fatua al sadismo di un tormento irrequieto, alla compassione che immemore racconti alle tue prefabbricate menzogne. Ma... in un silenzio che costa il prezzo sordo di un carbone, l’aridità illegittima di un tuo caldo respiro riempie il ticchettio assordante e scostante di quell’orologio letale che detta, incandescente, la scadenza approssimata allo scorrere di ogni mia lacrima ed allo stallo di ogni mio tormento . Stridulo ed amareggiato il martirio delle ombre flesse sull’asfalto, afflosciate sulle spalle delle infime, frondose nudità, intatte dalle luce, cammina incontrastato lungo i marciapiedi sporadici e vuoti del cammino che calpestammo felici insieme .
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