Il giardino di Viola - 6) Solitudine

scritto da OmbraFelina
Scritto 5 giorni fa • Pubblicato 19 ore fa • Revisionato 19 ore fa
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Il giardino di Viola è un pretesto narrativo per esplorare il mondo. Una storia sullo sfondo, e in primo piano le domande, i dubbi e le opinioni sulla vita di tutti i giorni.
- Nota dell'autore OmbraFelina

Testo: Il giardino di Viola - 6) Solitudine
di OmbraFelina

Durante il suo lungo percorso di guarigione, Viola si era sempre più chiusa in se stessa, isolandosi dal mondo.
Non sopportava di stare tra le persone, ce l'aveva con sé e con il mondo intero. Non che si fosse ritirata in un vero e proprio eremo, ma in fondo quello era ciò che avrebbe voluto fare in quel periodo.

Impegnata com'era a capire se stessa e a lavorare sul suo progetto, non aveva né tempo né voglia di frequentare quasi nessuno, se non per pura necessità. Si vedeva giusto con un paio di amiche, per una cena e qualche chiacchiera leggera.

Andava al lavoro, leggeva, praticava tai chi (che nel frattempo aveva sostituito lo yoga), meditava se ne aveva bisogno e fantasticava sulla sua nuova vita. Per sfuggire alla routine aveva anche preso in affitto un piccolo appartamento in montagna, là dove aveva deciso che avrebbe avviato la sua prossima attività.

Quella vallata del bergamasco la conosceva già, anche se in quella specifica zona non ci era mai stata. Quelle montagne la facevano sentire a casa, sebbene avesse sempre vissuto in pianura. Il motivo era che a quei luoghi erano legati tanti ricordi piacevoli, dalle passeggiate tra i boschi con lo zio quando era bambina, a quelle con il suo cane in anni più recenti.

Ma invece di essere una fuga rigenerante, quell'andare in montagna da sola le aveva generato malinconia e un senso di solitudine quasi opprimente.
Inizialmente non aveva compreso il motivo di quello stato d'animo che non riusciva a controllare: da persona solitaria qual era, starsene per conto proprio in mezzo ai boschi non avrebbe dovuto avere quell'effetto.

Per contrastare quella sensazione aveva quindi deciso di darsi da fare. E quale modo migliore se non cominciare a fare qualcosa di concreto per il suo progetto?

Quando sarebbe stato il momento, si sarebbe trasferita lì, ma voleva farlo da persona capace di integrarsi nel territorio e nella comunità, non come l'ennesima cittadina estranea a tutto.
Aveva così iniziato a mappare la zona, a conoscere i vari paesi, a scoprire i sentieri per le sue passeggiate, a frequentare i mercati locali e a partecipare agli eventi organizzati durante tutto l'anno.

Tornata in città, tuttavia, si era presto resa conto che quel senso di non appartenenza e di solitudine lo avvertiva anche lì. In realtà era stata lei a isolarsi, e per un lungo periodo le era anche andato bene: era così concentrata sul proprio malessere e sulla ricerca di una via d'uscita che non se ne era quasi nemmeno accorta.

Ora però, che cominciava a vedere la luce in fondo al tunnel, sentiva la necessità di uscire dal suo isolamento e tornare a vivere.
Aveva cominciato a guardarsi intorno e a riconoscere negli altri i segni delle loro sofferenze.
Aveva visto persone spegnersi nella propria solitudine, abbandonate a se stesse da chi avrebbe dovuto star loro accanto.
Aveva sperimentato di persona che un sorriso e la gentilezza non risolvevano tutto, ma potevano aprire una breccia nei muri che ognuno costruisce intorno a se stesso per proteggersi.

Viola stava tornando alla vita: era sempre lei, ma profondamente cambiata.
Aveva capito che la sua natura solitaria le piaceva, ma che aveva anche bisogno di aprirsi agli altri. E questa nuova consapevolezza le aveva acceso in testa una nuova idea, il tassello che mancava per dare forma definitiva al suo progetto.

Il giardino di Viola - 6) Solitudine testo di OmbraFelina
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