La cucina a carbone

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Fa parte della serie : Una nonna racconta
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Testo: La cucina a carbone
di MaricaR

Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri nonnina, tanti auguri a te” e poi un poderoso applauso di tutta la famiglia riunita intorno a Elvira per il suo compleanno. Ottantasette anni non sono pochi, è un bel traguardo, e ancora più bello è avere intorno figli e nipoti.
Elvira è commossa, si siede sul divano giocando a fare l’indifferente di fronte al peso dell’età e, più per nascondere l’emozione che per il desiderio di berlo, chiede un caffè.
“Chi mi prepara un caffè?” chiede ai nipoti?. 
“Io” risponde immediatamente Sofia, servizievole come sempre. Va in cucina, prende una capsula di espresso napoletano, la infila nella macchinetta ultramoderna, schiaccia un pulsante e voilà, in pochi secondi il caffè è pronto, bello fumante e con la schiumina. 
Lo porta alla nonna che sorride.
È un sorriso particolare, ormai Sofia ha imparato a riconoscerlo, e sa che la nonna ha qualcosa da dire.
“Nonna, che c’è? lo riconosco quel sorriso, raccontaci tutto.”
“Vero, Sofia, mi conosci bene, voglio raccontarvi un pezzo della mia vita”
Pochi secondi ed Elvira si ritrova circondata da tutta quella gioventù.
“Allora” comincia “era una notte cupa e tempestosa..."
“Ma nonna, ci prendi in giro?”
“Ah ah” ride Elvira e continua:
“In effetti potrei anche iniziarla così la mia storia, non per le condizioni atmosferiche, ma perché si riferisce a tempi veramente difficili, quando non esisteva niente del mondo che oggi vi circonda. Se volessi elencarvi tutto ciò che oggi c’è ma che noi non avevamo finirei stasera. A piccole dosi vi racconterò tutto ma ora mi soffermo sul caffè, che Sofia mi ha appena portato. Quanta fatica le è costato? Niente, ha solo dovuto infilare una capsula nella macchinetta e premere un pulsante, e questo lo sapete fare tutti. Volete sapere cosa avrei dovuto fare io all’età di Sofia?”
“Sì, nonna, dai, raccontaci” è un coro unanime.
“Premesso che non avrei potuto farlo perché troppo piccola, vedevo mia madre che la mattina, quando si alzava, andava in cucina per preparare la colazione. Innanzitutto doveva riattivare il carbone, lasciato covare la notte sotto la cenere.”
“Nonna, stai dicendo che si cucinava ancora con il carbone?”
“Proprio così, il gas è arrivato molto tardi in paese. Nelle città già c’era ma qui da noi, specialmente dopo il disastro della guerra, tutto è arrivato con notevole ritardo. Mia madre apriva lo sportello del fornello dove c’era il carbone sotto la cenere, lo smuoveva un po’, soffiava con un mantice per rianimarlo, aggiungeva qualche filo di paglia e aspettava che salisse una bella fiammella. ?Non sempre riusciva a rianimarlo subito e allora a furia di soffiarvi sopra la cenere si alzava e riempiva la cucina. Che disastro! Prima o poi, però, lo riaccendeva sempre e, una volta raggiunto l’obiettivo, preparava la napoletana..."
“Cosa, nonna, che c’entra la napoletana? Era una ragazza di Napoli?” chiede Sofia.
“La napoletana non è una ragazza” dice Elvira sorridendo “ è la caffettiera tipica di Napoli”
Detto questo Elvira si alza e va a prendere delle foto. Tra queste c’è una vecchia caffettiera che mostra ai nipoti, così avrebbero capito meglio il meccanismo del funzionamento.
“Ma sono due” dice Christian.
“No, Christian, non sono due, sono due pezzi con funzioni diverse. La parte senza beccuccio doveva contenere l’acqua. Perciò si riempiva di acqua, si applicava un filtro con il caffè facendo in modo che il caffè non si bagnasse, poi si ricopriva con il secondo pezzo di caffettiera."
“Ah, allora il pezzo con il beccuccio era il coperchio, praticamente.”
“Infatti, proprio così. Un coperchio che poi sarebbe diventato il contenitore del caffè."
“Una volta pronta, la mamma la metteva sul fuoco e, quando l’acqua bolliva, facendo molta attenzione, la rigirava prendendola dai due manici e aspettava che l’acqua bollente filtrasse attraverso il caffè. Il profumo si diffondeva per tutta la casa. Mia sorella e io il caffè non lo bevevamo ma il profumo non ce lo poteva negare nessuno.”
“Nonna, ma era un’impresa preparare un caffè” è il parere comune.
“Ai miei tempi tutto era un’impresa, ma era la normalità e si andava avanti con tranquillità."
Elvira fa una pausa pensando di aver soddisfatto la curiosità dei ragazzi ma non è così. Tutti hanno capito la funzione della “napoletana” ma vogliono sapere qualcosa in più sulla cucina e di preciso perché ci sono tutti quei cerchi concentrici.
Elvira è felice che i suoi ragazzi si interessino al suo “vecchio mondo” e spiega loro come i cerchi si toglievano prima di mettere una pentola sul fuoco. ?"Ricordo che la mamma” dice “li toglieva in base alle dimensioni delle pentole. Tutto era calcolato affinché il fuoco arrivasse bene alla pentola."
E continua: “C'era sempre un pentolone pieno di acqua sul piano cottura, non sui cerchi però, così si manteneva calda e pronta per qualsiasi necessità. Insomma anche ai miei tempi si usava l’ingegno per crearsi qualche piccola comodità. Certamente oggi è tutto più facile, basta un click e come per incanto il fuoco è acceso, un altro click e la macchinetta ti prepara il caffè, e tanti altri click che ti alleggeriscono la vita, dei quali parleremo un altro giorno”
Un po’ di stanchezza della nonna è evidente e i ragazzi la invitano a mangiare un altro pezzo di torta.

La cucina a carbone testo di MaricaR
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